I miei occhi sono pieni delle cicatrici dei mille e mille film che hanno visto.
Il mio cuore ancora porta i segni di tutte le emozioni provate.
La mia anima è la tabula rasa impressionata giorno per giorno,a 24 fotogrammi al secondo.
Cinema vicino e lontano, visibile e invisibile ma quello lontano e invisibile un po' di più.

mercoledì 23 aprile 2014

Il mio quattrozampe e io - Fiocco di Neve Capuano

Ed eccoci ritornati dopo i bagordi pasquali a parlare di animaletti assieme a uno dei blogger più presenti della blogsofera, curatore di uno dei blog più colorati e vivaci che abbia mai visto. A dir la verità questa intervista era programmata per la settimana scorsa ma la vita del Moz è talmente piena che abbiamo avuto alcuni problemucci organizzativi che ora abbiamo superato brillantemente.
Ecco a voi l'eterno dodicenne Miki Moz di Moz O' Clock che ci parlerà di lui stesso e del suo amico di una vita Fiocco, un bel gattone pelosone pelosone che gli fa compagnia da ormai 15 anni.
SPAPARANZATO
Lui voleva intitolare la sua intervista Quattrozampe in padella ma poi per fortuna ha desistito e abbiamo mantenuto il solito titolo.
E allora avanti  con il fuoco di fila di domande a cui si è sottoposto di buon grado il Moz.

1) Benvenuto Moz , come al solito partiamo con la domanda standard: presentati ma soprattutto presenta il tuo amico quattrozampe.
Io sono Miki , principe della blogosfera, il difensore dei segreti del Moz o' Clock e questo è Fiocco il mio eroico amico. Scopriì di avere certi favolosi poteri segreti il giorno in cui sollevai la mia penna magica e dissi " per la forza del Moz o' Clock! La grande forza è con me!"
Fiocco diventò il terribile Fiocco di Neve ed io diventai Moz , il blogger pià forte e potente dell'intero universo. Soltanto in 4 sono a parte del mio segreto: le nostre amiche Muse, Sandrino il Grafico e lo Scoiattolo.
SELFIE
Insieme difendiamo il Moz O' Clock dalle forze demoniache dello spam .
A parte gli scherzi....
Nella mia vita ho vissuto con un solo animale , escluse le bestie dei miei famigliari.
Ora la convivenza con lui è a intermittenza, perché il mio gattone ( dico "mio" ma non è una proprietà , sia chiaro: non siamo i suoi padroni come fosse un cane) vive coi miei in Puglia e io in Puglia ci scendo pochissimo.
Però ...a volte sale anche in Abruzzo e quindi viene a stare da me per periodi di media lunghezza.
Beh , lo presento: si chiama Fiocco di Neve Capuano , è peloso, ciccione ( anche se ora è stato messo a dieta),  grosso , bianco e ha gli occhi di colore diverso.
Ma non è che vede un po' giallo e un po' celeste, non lo so almeno penso io ( non ti preoccupare Moz , vede benissimo, gli occhi di colore diverso sono un reperto non comunissimo ma che si riscontra con una certa frequenza nei micioni).
E' nato nel 1999, in Abruzzo. Ed è residente in Puglia. Come me.
Lo ha voluto mia sorella , e mio padre che era sempre stato un po' restìo a prendere un animale in casa ( viviamo in appartamento) l'ha accontentata. Si sa che le figlie femmine ottengono tutto dai padri, fa parte del pacchetto " Complesso di Elettra" , probabilmente ( mmmm.....spero che mia figlia non legga).


FEROCE
Insomma....dico sempre che mangerò le sue cosce e la sua coda, gli dò i pizzicotti alle "guance", sono stato il primo della famiglia con cui ha dormito assieme, eoni fa.
Come carattere è schivo , non rompe le scatole e ora che è più anziano si è calmato molto, altrimenti vai di giochi e di salti.
O di uccelli catturati sul balcone.
Ha i suoi spazi e vuole che siano rispettati, perchè lui non è il nostro animale domestico. è un membro della famiglia a tutti gli effetti ed ha anche potere decisionale.
Ad esempio sulle vacanze o sui viaggi: dipende sempre da lui, se lo si può portare , se lo di deve lasciare ecc ecc...
Insomma sia tutti sullo stesso piano: altro che San Francesco e il lupo: levati!!!

2) Bene , mi fa molto piacere sentire il modo in cui parli di Fiocco di Neve Capuano: Vorrei che
IL SAPIENTE
tutti i miei clienti parlassero così del loro quattrozampe. Quindi per dirla in poche parole che rapporto hai con lui e in che maniera ha cambiato la tua vita, se lo ha fatto?

Un rapporto alla pari. Certo, a volte, per due minuti diventa il mio peluche, esattamente come io divento il suo rinnovaunghie!
Ha cambiato la mia vita perché ha aggiunto la tacca " convivere-a tratti - con un non umanoide".

3) Una curiosità: ma perché volevi intitolare questa piccola intervista " Quatrozampe in padella "?
Perché non sono vegetariano. E perché prima o poi finirò per farmi al forno le cosce e la coda del mio gatto *___ *

4) Oltre a fare il blogger ( perchè è la tua prima attività questa , vero? ti si vede dappertutto) che altro combini?
Ovvio, cazzeggio! :) E , allo stato attuale delle cose , e purtroppo non per sempre, mi pagano anche per farlo!
IL RE

5) Insomma sei un ragazzo fortunato. Ricapitoliamo: sei pugliese di nascita ma abruzzese di adozione, se ho capito bene. Che cosa apprezzi di più e di meno di queste due regioni?
E invece no ( e te pareva !) : sono nato in Abruzzo , ho la mamma teramana e il papà foggiano, Quindi sono perfettamente metà e metà, ho una vita a metà .
Anche Fiocco è nato in Abruzzo e vive in Puglia , per inciso.

6) Dando un'occhiata al tuo blog ( e andateci c'è veramente tanta roba ) , ho visto che pullula letteralmente di cibo per panze forti, ,ma come diavolo fai a essere così magro?
Magro? Ho la pancetta. Pancetta....yuum!. Non vedo l'ora di far grandi arrostite di carne. Arrosticini in primis ( eh eh quest'anno abbiamo dato anche noi in arrosticini....)-
Comunque cerco di muovermi un po' e l'attività masturbatoria aiuta a bruciare calorie....

7) Ahhhh pperòòò!!! Al tuo gattone fai mai assaggiare quello che prepari?
BITCH, PLEASE!!!

Una volta lo Scoiattolo gli ha dato lo speck che c'era in una delle mie piadine.
Altre volte gli dò il prosciutto cotto delle mie ricette, ma in genere lui snobba i cibi umani.

8) Bene, molto bene. E' vero che stai rispondendo a queste domande un po' stupidine tra un arrosticino e l'altro brandendoli come fossero spade laser?
Eh eh ancora no. Se ti stessi rispondendo a pasquetta sicuramente si. Ma oggi è sabato e domani non si va a scuola. Ma ti sto rispondendo dopo le pennette col sugo:).

9) Altro classico delle mie intervistine: la domanda marzullesca : fatti una domanda e datti una risposta. No, scherzo, non questa domanda marzullesca ma l'altra. Se il tuo gattone fosse un film? E se fosse una canzone?
Se fosse un film sarebbe gli Aristogatti, se fosse una canzone sarebbe In My Next Life di Tom Scott & The L.A. Express dalla colonna sonora di " Le nove vite di Fritz il Gatto"

10) Anche nel tuo blog hai l'angolo delle interviste: come ci si sente a essere dall'altra parte del microfono( virtuale)?
ALTEZZOSO
E' sempre un piacere! Sono le prove generali per quando sarò famoso: quindi è un ottimo allenamento! :D

11) Ma lo sai che abitiamo vicinissimi e che ogni giorno vedo al mio fianco il Corno Grande sotto cui abiti?
Questa è una figata. passami a trovare , che qui le zone sono belle! E ti faccio conoscere anche un tuo omonimo!

12) Già ci sono stato l'anno scorso a Ferragosto, credo e devo dire che le tue zone sono veramente belle. Quest'anno va a finire che si ripete...ti vengo a trovare!!!
L'intervista è ormai giunta al capolinea: un saluto alle migliaia e migliaia ( cala, cala) che la leggeranno?
Grazie a tutti per aver letto le mie farneticazioni( a cominciare dal remake della sigla di He-Man) e grazie al Bradipuccio che gentilmente ha ospitato me e Fiocco qui da lui!
Ci si becca nella Grande Rete , gentaglia! :)


Wow!!! Moz è veramente un uragano! Spero che vi sia piaciuta.
Ricordo sempre che potete iscrivervi alle interviste di questa rubrichetta commentando su questo post o sugli altri della serie di cui qui sotto vi riporto i link.
Per ora è tutto: la prossima settimana è il turno di Lisa di In Central Perk.
Preparati Lisa, sarai contattata nei prossimi giorni per approntare la nostra chiaccherata!
That's all folks!!!!

Aria di novità per il blog...

Il mio quattrozampe e io - Bianca

Il mio quattrozampe e io - Persia, Milo e Nina

Il mio quattrozampe e io - Settechilidigatto













martedì 22 aprile 2014

Seria(l)mente : True Detective ( Stagione 1 )

Paese d'origine : USA
Distribuzione : HBO
Episodi: 8 da 60 minuti cadauno

Le vite dei detective Rust Cohle e Marty Hart nella zona delle paludi della Louisiana si intrecciano dal 1995 al 2012 per la caccia a un sadico serial killer rituale che non erano riusciti a catturare nel periodo in cui avevano lavorato assieme. Poi i casi della vita si erano frapposti, scelte sbagliate, Rust che si dimette dalla polizia e Marty che l'abbandona anni dopo per fare l'investigatore privato.Nel 2012 i due si ritrovano per dare la caccia all'assassino: Rust ha continuato a raccogliere indizi in preda a una sorta di ansia compulsiva, Marty li deve rielaborare e riordinare.
Il cerchio attorno al serial killer si stringe....
Poche chiacchiere: True Detective è l'evento televisivo di questo inizio 2014.
Personalmente non amo molto le serie statunitensi, il loro modo di essere fabbricate in serie con tutte le furbizie del caso, la loro volontà di essere comunque rassicuranti nonostante tutto.
E non ho una particolare passione nemmeno per le serie targate HBO, forse l'unico tra i network americani che se ne frega ( relativamente ) del grosso pubblico in favore di un seguito più di nicchia, preferendo gli aficionados stile setta carbonara al volgo, alla plebe fruitrice della normale serie televisiva.
Non le amo particolarmente perché pur essendo e di molto superiori alla media americana , hanno sempre quell'aria da fighette, da prime della classe, sembra che a ogni episodio ti ripetano:" Ehi! Noi siamo una serie HBO, mica la spazzatura che ti fornisce la normale tv americana via cavo!!!".
Ecco perchè nel campo televisivo preferisco rifugiarmi nella vecchia Europa.
Con True Detective però è diverso: pur essendo una serie americana fino al midollo che gioca apertamente con gli stereotipi della cultura americana sudista ( i bifolchi redneck di cui pullula letteralmente la narrazione, le paludi vere della Louisiana e metaforiche in cui si trovano i protagonisti, i grandi spazi che comunque hanno una capacità quasi unica di opprimere con il loro incombere costantemente, la tradizione del buddy movie però declinata in modo alquanto personale) è un qualcosa che ha un aspetto quasi europeo perché ha un'identità stilistica ben precisa, un look costante per tutte le 8 puntate che compongono la prima stagione.
E questo perché il team è unico, cosa rara da reperire al di là dell'Oceano in cui tutto è talmente
industrializzato che sembra uscire tutto da un'impersonale catena di montaggio: parliamo di un unico regista per tutti gli episodi (Cary Joji Fukunaga, talento preso in prestito dal cinema), di un unico sceneggiatore ( Nic Pizzolatto che ha creato la serie), di due protagonisti che si mettono in gioco anche economicamente come produttori esecutivi assieme al regista e al creatore della serie.
True Detective è un unicum, un'entità indivisibile che se ne frega delle tecniche classiche dei serial per catturare più spettatori possibili: spesso e anche a sproposito si parla di prodotti televisivi dalla qualità cinematografica. Ecco , questa serie lo è.
Sembra un film che dura quasi 8 ore.
E questo è dovuto anche alla scelta di non infarcire la sceneggiatura di sottotrame accessorie, di personaggi usa e getta o di un numero esorbitate di avvenimenti.
In True Detective succede ben poca roba ma quello che succede lascia fottutamente il segno, lo incide quasi a sangue nel cuore e negli occhi dello spettatore.
Mentre divoravo gli episodi, perché non li ho visti , me ne sono nutrito avidamente, ho pensato più volte a quale fosse la carta vincente di questa serie, perché mi aveva così avvinghiato senza possibilità di fuga per vedere una puntata dietro l'altra.
Una spiegazione razionale non sono riuscita a darmela  ma forse qualche input riesco a fornirlo.
Per prima cosa l'alchimia che si sviluppa tra i due protagonisti Rust e Marty: non amici, al massimo colleghi, anche nemici, le due facce putride di una stessa medaglia.
Il primo ( McConaughey) è un disadattato che vive in una casa senza mobili, con un matrimonio alle spalle e un grave lutto non ancora superato, ha fatto quattro anni alla narcotici sotto copertura ed è pure un mezzo tossico , bisognoso di terapie molto particolari che gli donano quello "shining" che gli permette di vedere oltre le cose, di essere uno dei detective più bravi in circolazione e di essere quello decisamente migliore nel far confessare crimini agli indiziati con la sua capacità di identificazione totale in loro.
Il secondo ( Harrelson) è il classico poliziottucolo di provincia, una specie di agnostico santommaso che le cose non le vede fino a quando non ci sbatte il naso. Ha una bella casa, una bella moglie, due bellissime bambine, ha tutto insomma ma per lui l'erba del vicino è sempre più verde, quindi tradisce la moglie continuamente accorgendosi di quanto lei sia importante per lui , solo quando lo lascia da solo a rimuginare sulle sue malefatte.
Due poliziotti così male assortiti è difficile trovarli, eppure tra di loro c'è quell'alchimia che li rende una coppia vincente sullo schermo: non tanto per le indagini perchè ci mettono 17 anni a risolvere un caso, ma , come si suol dire, meglio tardi che mai, no?
Altro fattore che contribuisce a renderla un qualcosa di unico è l'ambientazione in una provincia umidiccia e fatiscente sottolineata da una fotografia che privilegia i colori spenti, metallici quasi, insomma qualcosa che sembra che sia lontano anni luce dal concetto di vita e di colore.
Da sottolineare anche il livello recitativo di tutti gli attori , dai principali, ma non avevamo dubbi, all'ultimo dei comprimari , tutti con le facce giuste nel posto giusto e al momento giusto.
E anche la bellissima colonna sonora fa la sua porca figura.
Eppure anche dicendo tutto questo , ancora non basta, non riesco a spiegare perché True Detective è assolutamente da vedere.
Allora vi posso convincere dicendo che questa serie ha il passo lungo della vita reale, tutto accade quasi in slow motion, dando il tempo allo spettatore di viverlo sulla propria pelle ed elaborarlo.
Vi posso dire anche che non usa i vari trucchi che usano tutte le consorelle televisive, cioè cercare di tenere in sospeso il colpo di scena tra un episodio e l'altro.
No, le 8 puntate sono le tessere che vanno a ricomporre un mosaico , momenti diversi nel corso degli anni che si vanno a incastrare tra di loro.
E poi c'è il dolore : si lascia ogni speranza appena si entra in questa Louisiana che sembra un incubo alla mescalina.
Si beve, cazzo quanto si beve in queste otto puntate, ci si ubriaca e ci droga pure e si fa tutto per dimenticare quel dolore sottile e lancinante che accompagna Rust e Marty.
Dolore di origine diversa ma qualcosa che fa sempre male.
Molto più dei cazzotti presi, delle coltellate o delle accettate.
Forse la luce si comincerà a vedere, forse vincerà.
O forse quella luce è un riflesso fasullo che giace sul fondo dell'ennesimo bicchiere di pessimo bourbon mandato giù, nella gola riarsa.

( VOTO : 9 / 10 ) 

True Detective (2014) on IMDb

lunedì 21 aprile 2014

Vintage horror - Two Thousand Maniacs! ( 1964 )

Sei turisti provenienti dal Nord, quindi tankee a tutti gli effetti, sono catturati , tramite un piccolo stratagemma con falsi cartelli di deviazioni stradali, dagli abitanti di Pleasant Valley che stanno organizzando una festa in memoria dell'anniversario in cui cento anni prima truppe unioniste vennero decimate proprio in questa ridente cittadina dalle truppe nordiste. Tutto il paese è in festa e gli invitati speciali sono proprio i turisti yankee.
Ancora non sanno che saranno loro i "protagonisti" dei festeggiamenti. 
Due di loro però sospettano che ci sia qualcosa che non vada in questa festosa cittadina....
Herschell Gordon Lewis è oggi un arzillo 85enne ritirato a vita privata che agli inizi degli anni '60 ebbe un ruolo fondamentale  nello sdoganamento , anche culturale , del cinema di serie Z.
Una specie di Ed Wood dotato di un po' di talento in più, qualche film da Russ Mayer in fieri poi la svolta horror: l'invenzione del gore e dello splatter che tradizionalmente va fatta risalire al suo Blood Feast , di un anno precedente a questo film, ma all'epoca ne realizzava diversi l'anno, in cui per la prima volta si vedeva sangue a secchiate e frattaglie di ogni genere inserite in una trama che era poco più di un pretesto, con una sceneggiatura con dialoghi inascoltabili e un'aria raffazzonatissima di tutto quello che era portato su schermo.
Ma di sangue se ne vedeva tanto, un sangue piuttosto irreale a dire il vero che somigliava molto più a pomodoro che non a qualcosa di assimilabile al vero, ma ne erano buttate  secchiate in faccia all'ascoltatore, arti mozzati, schizzi per ogni dove, insomma Herschell Gordon Lewis aveva trovato il modo di shockare il pubblico andando decisamente oltre.
Blood Feast più che per il suo valore cinematografico intrinseco è importante soprattutto dal punto di vista storico in quanto introduce nel genere horror la componente splatter e gore.
Two Thousand Maniacs! riprende tutti i tratti distintivi di Blood Feast solo che al banchetto di sangue sono invitate tre coppie di turisti che sono letteralmente imprigionate loro malgrado e anche inconsapevolmente in un'aria di festa paesana che invece è gravida di mostruosità e crudeltà assortite.
I vari giochi che vedono protagonisti i giovani malcapitati sono destinati a finire col loro massacro in varie maniere ( un barile pieno di chiodi all'interno fatto rotolare per una collina o un macigno fatto cadere su una malcapitata , solo per citarne un paio), l'importante è che gli yankee spruzzino sangue da tutte le parti e soffrano parecchio.
La cosa che colpisce è che questa cattiveria da parte degli abitanti di Pleasanta Valley sia allargata a tutta la popolazione, partecipano anche bambini e che nonostante tutto quello che succede , non viene mai meno quell'aria da festa paesana.
Solo che in questa commemorazione si muore.
E nei modi più atroci possibili.
Costato appena 65 mila dollari grazie all'uso cospicuo di comparse reclutate sul posto nel pittoresco borgo di St Cloud, Florida, dove il film è stato in gran parte girato, Two Thousand Maniacs! soffre di tutti i difetti endemici del cinema di serie Z targato Gordon Herschell Lewis: recitazione approssimativa, sceneggiatura povera con dialoghi meno che ascoltabili, montaggio piuttosto artigianale così come sono parecchio rustici gli effetti gore,  ma rispetto a Blood Feast c'è un cospicuo passo in avanti, una maggiore consapevolezza nell'utilizzo del mezzo espressivo: perlomeno tutto ha una ragione e un filo conduttore e non è campato in aria come succedeva nell'altro film.
E poi il torture tour tra le varie sevizie a cui sono sottoposti quei poveri turisti ha un certo impatto visivo ancora oggi a 50 anni di distanza.
Insomma Two Thousand Maniacs! è diverse spanne sopra Blood Feast, anche se forse si vede meno sangue, ma incassò molto meno e nelle parole del suo autore gli insegnò parecchio: non serviva fare un bel film per guadagnare un sacco di soldi, servivano le idee nuove.
Ispirato a Brigadoon di Vincent Minnelli, un musical, ne parodizza l'impronta musicale grazie a numerosi stacchetti country durante la narrazione che rendono vagamente grottesco il tutto.
Two Thousand Maniacs! è comunque un documento d'epoca che ha ancora un certo valore.
Mai doppiato in italiano e l'idioma che parlano i sudisti locali è oltre i limiti della comprensibilità....

( VOTO : 6,5 / 10 ) 

Two Thousand Maniacs! (1964) on IMDb

domenica 20 aprile 2014

LE LETTURE CON CUI SONO CRESCIUTO



Ed eccoci arrivati a una nuova puntata di uno degli infiniti o quasi format creati dal Cannibale alias Marco Goi. Diamo a Cesare quello che è di Marco, per piacere. Come, dite che nun se fà?
Se fa se fa....
Questo format mi interessava parecchio perché fin da piccolo sono stato un lettore compulsivo . Ho imparato a leggere e scrivere da quando avevo quattro anni e da allora non ho più smesso...ehe he he
Oggi però le mie letture sono convogliate per altri lidi, leggo pochissimi libri di narrativa, quasi nessuno, in favore di saggi di vario genere ( ma fondamentalmente di cinema e di veterinaria, quindi inerenti alla mia professione) e molto del mio tempo è carpito anche da altre letture di vario genere, sempre più o meno inerenti l'attualità o l'aggiornamento professionale.
Può darsi che sia una sorta di compensazione con tutti i libri che ho letteralmente divorato fin da quando ero piccolo, instradato da un padre che è stato anche lui lettore compulsivo.
Allora cominciamo coi ricordi, perché tanto con la scusa di partecipare anche io ai vari format creati da Marco, vado a rivangare ricordi ormai sepolti da tempo.
In questa tornata metterò solo libri nella prossima tornata, se deciderò di farla ,metterò tutto il resto tra riviste e fumetti .

1) 20 mila leghe sotto i mari 
Più che un libro una leggenda per me che avevo 6-7 anni quando lo lessi per la prima volta. La prima di una lunga serie. C'era un tempo in cui la maestra a scuola dava dei premi agli alunni particolarmente volenterosi e si faceva " sponsorizzare" dalla tabaccaia del piccolo paese in cui andavo a scuola. Oltre a essere tabaccheria era anche naturalmente cartolibreria. L'unica del paese. Si faceva delle piccole gare o dei quiz e i premi erano gentilmente forniti dalla signora Aminta ( il suo nome di battesimo) che era felicissima di consegnarli ai vincitori.
Ma c'era un piccolo problemino: essendo sempre stato uno schifoso secchione a scuola anche senza volerlo la maggior parte dei premi la vincevo io e dopo un po' ( vari libri penne e giocattoli istruttivi dopo) la maestra decise che non era più il caso.
Uno dei libri che presi fu un'edizione illustrata di 20 mila leghe sotto i mari, un libro bellissimo che ho ancora con me e che ho fatto leggere anche ai miei figli in una sorta di passaggio generazionale.Devo dire che loro si appassionano con altro al momento.
Quel libro lo divorai in un pomeriggio e in una mattina e poi lo rilessi anche altre volte.
Quanto mi piaceva! e quanto mi piaceva Jules Verne, ho letto molti suoi libri....

2) Il giallo dei ragazzi : gli Hardy Boys e Nancy Drew
Beh qui siamo prima della fine delle elementari: c'era una piccola biblioteca scolastica che straboccava di questa serie di gialli per ragazzi e io ne ero consumatore abituale, erano come una droga per me.
Erano brevi , massimo 150 pagine, formato piccolo, adattissimi ai ragazzini della mia età perchè la violenza era praticamente assente ed era tutta questione di cervello e un po' di azione, senza spargimenti di sangue.
A me piacevano soprattutto gli Hardy boys, forse perchè un po' mi identificavo in loro, ma anche Nancy Drew non mi dispiaceva. Non gradivo molto quelli della serie I tre investigatori, Rossana o anche i libri dei Pimlico boys.
Per me il giallo dei ragazzi erano gli Hardy boys....chissà perchè non ne hanno mai fatto alcuna riduzione cinematografica, invece di Nancy Drew mi pare che l'abbiano fatta.

3 ) L'opera omnia di Arthur Conan Doyle
Non solo Sherlock Holmes ma soprattutto Sherlock Holmes: ho letto tutti i romanzi e i racconti in cui è protagonista Sherlock Holmes ma anche gli altri romanzi di Conan Doyle.
Sherlock era il mio mito, il suo cervello analitico, il suo savoir faire, la sua classe, da piccolo avrei voluto essere come lui. Non mi sono mai piaciuti i film con Basil Rathbone e ritengo un po' troppo apocrife le  ultime versioni in cui c'è Robert Downey a interpretare Mister Settepercento. Adoro il film La vita privata di Sherlock Holmes e anche la serie televisiva Le avventure di Sherlock Holmes realizzata tra il 1984 e il 1994.
Ancora non ho visto lo Sherlock di Benedict Cumberbatch per cui non lo posso giudicare.
Ho ancora i libri di Conan Doyle, chissà un giorno potrei anche riprenderli...

4) L'opera omnia di Agatha Christie
Ecco un'altra lettura che mi ha accompagnato per lungo tempo. Non credo di averli letti proprio tutti ma mi avvicino parecchio, Credo di aver letto tutti quelli di Hercule Poirot che per me era ed è tuttora un mito. E sarà che ho ammirato molto anche la versione che ne ha dato fino a pochissimo tempo fa il bravissimo David Suchet. Credo che sia una visualizzazione perfetta dell'investigatore belga e anche quel modo di camminare, lievemente caricaturale, rende benissimo l'idea di come era descritto nei libri della Christie.
I gialli della Christie erano una lettura rilassante e stimolante alla stessa maniera anche se raramente sono riuscito ad indovinare l'assassino di primo acchitto.

5) Il fantasma di Canterville
Terza media forse, tra di noi è scoppiata la mania di Dorian Gray, lo abbiamo letto tutti in classe e ne parliamo, perlomeno quelli interessati. Nell'edizione che ho io però c'è anche questo racconto di Oscar Wilde, peraltro famosissimo come ho scoperto anni e anni dopo, di cui mi sono letteralmente innamorato: Storia di fantasmi umoristica con parecchie notazioni acide sugli americani ma anche sui milord inglesi. Oscar Wilde ne aveva per tutti.
Me ne innamorai talmente che dopo averlo letto in italiano lo lessi anche in inglese e in lingua originale se possibile guadagna ancora di più. Anche di questo ricordo , nella nebbia di memorie lontanissime, una bella trasposizione televisiva

6) L'esorcista 
E qui parliamo di letture proibite
Oddio a dir la verità la prima lettura proibita che affrontai fu Porci con le ali di Rocco a Antonia ma non mi piaceva e lo abbandonai dopo poche pagine. Invece questo libro di WIlliam Peter Blatty lo rubavo quando mio padre non c'era e lo leggevo e poi lo prendevo anche di notte per leggerlo.
E non era un'idea così splendida leggerlo prima di addormentarmi, perché poi il sonno non arrivava più.
Non mi vergogno a dirlo: questo libro faceva venire una strizza che non ho mai più provato. E' vero, ero piccolo avrò avuto 13-14 anni e probabilmente non era una lettura adatta alle mie giovani pupille ma credo che mi ha regalato più notti insonni di qualsiasi altra cosa nella mia vita...

7) La cruna dell'ago
Ken Follett piaceva da morire a mio padre e mi consigliava di leggerlo, forse era il suo autore preferito assieme a Wilbur Smith ( che avevo l'orgoglio di avergli fatto conoscere io, gli regalai Il destino del leone e poi quasi mi fece commuovere quando in libreria cercò gli altri romanzi di Smith) e ad Harold Robbins, passione che non ho mai condiviso, non sono mai riuscito a finire un suo libro.
Quasi mi vergogno ad ammetterlo ma la pagina che ho letto un casino di volte di quel libro è quella in cui Faber , la spia nazista, seduce la moglie del soldato inglese.
Non contava praticamente nulla ai fini del racconto ma aveva il potere di smuovere i miei ormoni ballerini da quatordicenne molto pià della foto di una donna nuda....ahhh il potere evocativo della pagina scritta....

8) Il padrino
Altra lettura partita come qualcosa di ormonale perché nelle prime pagine è descritto un furioso amplesso di Sonny Corleone durante il suo matrimonio e la fortunata non è certo la neo- moglie. Poi ho proseguito nella lettura e il libro mi ha letteralmente catturato pagina dopo pagina. Un libro bellissimo che ha avuto una trasposizione cinematografica all'altezza, se non superiore, uno dei pochissimi casi in cui il cinema non fa rimpiangere la pagina scritta.
Ho provato con altri libri di Mario Puzo ma la magia non è più ritornata....

9) Avere o essere ?
Siamo già ai tempi del liceo e questo libro ci è stato assegnato come lettura obbligatoria. E non ricordo nella
mia vita di aver letto un libro che mi abbia frantumato le palle più di questo. Mi ha ridotto a portatore sano di nocciolato testicolare. Non ce la facevo a leggerlo, Fromm mi annoiava a morte eppure lo dovevo leggere per motivi scolastici. E allora ho cominciato a trattarlo non come un libro di narrativa, che fino a prova contraria doveva essere un piacere leggere, ma come una vera e propria materia di studio. Programmavo ciò che dovevo studiare e in mezzo ci mettevo un'oretta di Avere o essere? , lì seduto sulla mia sediolina marrone e bianca davanti al mio scrittoio.
Passerò per ignorante senza possibilità di redenzione ma a me son piaciuti anche Il fu Mattia Pascal e La coscienza di Zeno....il libro di Fromm non l'ho mai digerito invece.....

10) It
E qui siamo già ai primi anni dell'Università. In realtà dovrei mettere un po' tutte le prime opere di Stephen King, fin da quando si firmava con lo pseudonimo di Richard Bachman. It per me è il suo capolavoro, anche se sono vari anni che ho abbandonato King e non so a che livello sia arrivato ultimamente.
Oltre 1000 pagine che divorai in un paio di settimane, sacrificando anche le ore di studio che dovevo dedicare alle materie universitarie. All'epoca invece della pennichella postprandiale leggevo, leggevo e leggevo.
E It era una compagnia micidiale, una storia di amicizia e di memorie che mi ha affascinato sin da subito , fin dalla prima apparizione di Pennywise....





E con questo credo di aver terminato anche con la lista di oggi.
Spero che vi sia piaciuta, cimentatevi anche voi nel fare queste liste, sono terapeutiche e fanno sentire meglio. E poi fanno sentire meglio Marco che le ha inventate.....

sabato 19 aprile 2014

Merantau

Yuda, un ragazzo esperto in una particolare arte marziale,il Silat, dalla campagna , arriva nella grande città di Jakarta per espletare il suo Merantau, un rito secolare di passaggio dall'adolescenza all'età adulta in cui i giovani si devono fare un nome nella grande metropoli dopo aver abbandonato la tranquilla vita del villaggio.
Sulla sua strada incontra la ballerina/ prostituta Astri assieme al fratellino e cerca di difenderla dalle angherie del piccolo boss della mala Ratger e del suo braccio destro Lars. Yuda cercherà di salvare i due giovani anche a prezzo della propria vita....
Merantau è il secondo film firmato da Gareth Evans, giovanottone gallese trapiantato in Indonesia che ha scosso le anime cinefile con The Raid : Redemption di un paio di anni fa , a cui pare sta dando un paio di seguiti, di cui uno schedulato per quest'anno e uno annunciato per l'anno prossimo.
Intanto per tenersi in attività il nostro ha firmato anche un segmento ( il più bello) dell'horror a episodi V/H/S 2, giusto per far venire l'acquolina in bocca ai suoi fans e a tutti quelli, come il sottoscritto, che stanno aspettando a braccia aperte un degno seguito a The Raid : Redemption.
Merantau è una sorta di introduzione in sedicesimo della struttura quasi a simulare i quadri di un videogame che aveva fatto la fortuna dell'altro.
E se l'altro era stato da me definito l'accademia della mazzata, qui è come se fossimo alla scuola media perché rispetto all'altro è tutto più ovattato, sembra che si rischi di meno, quasi fosse fatto con la sordina per non esagerare.
Visto in versione italiana la cosa che disturba maggiormente è il doppiaggio pedestre assieme a qualche particolare che fa venire fuori una certa inesperienza (il finale in questo senso fa quasi sorridere per la sua ingenuità).
In fondo è un film abbastanza povero , sia perchè girato in totale economia , sia perché ha una sceneggiatura decisamente spartana, un mero accompagnamento al clou del film che sono i duelli fisici a cui si sottopone il protagonista che è la carta vincente di questa pellicola.
Infatti attira quella sorta di corto circuito tra l'aspetto di Iko Uwais, un campione vero di Silat, arte marziale indonesiana scoperto da Gareth Evans allorchè girò un documentario nella sua scuola, che ha una faccia da bravo ragazzo, con due orecchie a sventola che lo fanno assomigliare a una taxi con gli sportelli aperti eppure mena come un ossesso in sequenze ad alto tasso acrobatico in cui sembra avere più braccia della dea Kalì.
Certo in The Raid : Redemption è tutto più amplificato ,più selvaggio, meglio realizzato,anche meglio coreografato però Merantau pur con tutte le sue debolezze è onesto e volano mazzate cecate per metà film  che quasi ti azzerano la salivazione, cioè ti dà esattamente ciò che vuoi.
Quindi un certo numero di orgasmi è assicurato a tutti quelli che quando vedono volare mazzate hanno un certo movimento nei quartieri bassi....
Ancora devo capire che cosa ci fa un ragazzone gallese in Indonesia ma se fa film come questi....

( VOTO : 6,5 / 10 ) 

  Merantau (2009) on IMDb

venerdì 18 aprile 2014

The Machine ( 2013 )

In un futuro molto vicino nel bel mezzo di una guerra fredda tra la Cine e l'Occidente, il Ministro della Difesa britannico segue da vicino le ricerche per approntare una serie di robot che abbiano caratteristiche il più umane possibili. Si parte da militari che hanno riportato gravi lesioni al cervello e si ricostruisce la parte mancante fabbricandola in laboratorio.Il problema è che queste ricostruzioni in laboratorio dopo qualche tempo perdono l'uso della parola. Il tutto viene controllato dal massimo esperto nel campo , Vincent Mc Carthy che in realtà distrae fondi dalla ricerca militare per riuscire a studiare nuove cure per sua figlia che ha una malattia generica incurabile. Si fa aiutare da Ava che però rimane accidentalmente ferita a causa di un bug in un militare ricostruito che fa una strage nel laboratorio . Viene  ricostruita parzialmente e le vengono testate le sue caratteristiche da umana  ma Vincent non sa che il Ministro della Difesa in realtà ha approntato una specie di Corpo Speciale formato da cyborgs per vincere un'ipotetica guerra se mai dovesse scoppiare.
Ma le macchine si ribellano...forse tutto il lavoro di Vincent è servito a qualcosa....
L'incipit di The Machine è parecchio intrigante, promette parecchio anche visivamente pur non essendo una produzione milionaria.
E intriga parecchio anche come tematiche: a parte il clima di guerra fredda che viene ricostruito tra Occidente e Cina in modo piuttosto sommario, suscita l'interesse la tematica sempre affascinante dell'Intelligenza Artificiale e di quando ( o anche quanto) da un organismo ricreato in laboratorio si riesca a ottenere caratteristiche umane dal punto di vista intellettivo e non solo fisico.
Anche perchè questi cyborgs, chiamiamoli col loro nome, sono in tutto e per tutto simili agli umani.
Il tema della ricreazione perfetta dell'uomo ha affascinato gli scienziati e anche il cinema praticamente dagli albori: parliamo di film come Il Golem, Metropolis ,Frankenstein e scivolando sempre più nel presente direi Il mondo dei robot ma soprattutto Blade Runner ( credo il testo filmico di riferimento in materia )fino ad arrivare al recentissimo Her in cui addirittura viene sorpassato il concetto fisico di robot in favore di un'intelligenza artificiale che è fatto solo di voce e fantasia.
The Machine è forte di queste suggestioni e ha una prima parte che le puntella per benino con un uso giudizioso degli effetti speciali ( anche perché il budget, diciamolo, è quello che è ) che però riescono perlomeno a dare un'impronta visiva personale al film.
Poi Caradog W. James, regista a me francamente sconosciuto, qui al suo secondo film dopo qualche cortometraggio, la butta in vacca con una seconda parte action in cui il cyborg creato da Ava organizza una ribellione di "macchine" e quindi si va con sparatorie interminabili e duelli a mani nude in cui il nostro robottone , pur se di fattezze femminili, ha una forza nella braccia come quella di un Bravo Simac e stende tutti.
Ora anche se all'inizio sembrava l'ennesima riedizione del mito di Frankenstein ma tutto sommato il film funzionava perché la relazione tra il Creatore e la Macchina era tenuta abbastanza sottotraccia, nella seconda parte esce tutto allo scoperto ( e anche il finale che mi guardo bene dal rivelare è molto esplicativo in questo senso) e viene data una svolta facile , anche banale a una storia che prometteva molto meglio.
Quello che resta è un film che ha dalla sua un look piuttosto accattivante e personale nonostante non sia stato realizzato con un budget da megaproduzione milionaria hollywoodiana , un pugnetto di riflessioni sul ruolo della tecnologia e dove possa portare il suo progresso, sulle aberrazioni insite in essa e sull'uso buono o cattivo che se ne possa fare.
Se infatti McCarthy la usa per fini " buoni" , c'è la sua nemesi, il Ministro della Difesa che se ne frega dell'uso civile perché vuole solo delle armi letali per vincere un'eventuale guerra contro la Cina.
Peccato che la seconda parte non sia all'altezza della prima e che banalizzi, forse anche per scopi commerciali quanto introdotto brillantemente nella prima metà del film....

( VOTO : 5,5 / 10 ) 

The Machine (2013) on IMDb

giovedì 17 aprile 2014

Yves Saint Laurent ( 2014 )

La carriera lavorativa ma soprattutto la vita di Yves Saint Laurent, francese nato in Algeria, che diciassettenne si trova già a lavorare per la maison di Christian Dior e a poco più di venti anni si trova a capo della struttura creativa del defunto maestro. L'incontro con Pierre Bergè gli cambia la vita: sarà suo compagno fino alla sua morte, una relazione con alti e bassi, luci e ombre, vedi il rapporto ambiguo con la modella Victoire che metterà a dura prova la loro storia, dando un senso pratico all'enorme talento di Yves che pagherà a duro prezzo la sua smania creativa: la sua vita sarà costellata di droghe , crisi esistenziali e depressive.
Ma il suo talento di innovatore nella moda risplenderà e risplende ancora oggi....
Il biopic non è mai un genere facile da affrontare perchè letteralmente stracolmo di trappole: difficile trovare un equilibrio per non realizzare una semplice agiografia, oppure fare il contrario, distruggere la figura che si vuole narrare , raccontandone soprattutto gli aspetti più nascosti  e scivolando irrimediabilmente nel puro e semplice gossip da quattro soldi.
Yves Saint Laurent di Jalil Lespert, giovane attore che ha già una sostanziosa carriera alle spalle mentre da regista è al terzo lungometraggio, cerca quasi ossessivamente questo equilibrio tra pubblico e privato in un continuo gioco di contrappesi.
Anzi in questo biopic pur non tralasciando le principali tappe della carriera dello stilista, si guarda con attenzione soprattutto a quello che si nasconde dietro l'artista ma sempre mantenendosi a debita distanza, senza giudicare o mettere in campo moralismi di sorta.
E Yves Saint Laurent in questo senso è una specie di pozzo di San Patrizio: talento incommensurabile ma anche una pericolosa tendenza alla depressione e alla crisi esistenziale come detto prima, il suo successo è direttamente proporzionale alle ombre che si addensano nel suo animo sensibile profondamente turbato da tutto quello che gli succede attorno.
Il merito di Lespert è quello di non nascondere gli aspetti più nascosti della vita di Yves Saint Laurent, le lunghe pause ristoratrici, il suo essere vittima di droghe in un certo periodo della sua vita, la sua fragilità quasi imbarazzante e proprio per questo da tenere nascosta al pubblico.
E qui sta il ruolo del compagno della sua vita, Pierre Bergè che ha saputo sempre proteggere il suo Yves da tutti gli attacchi esterni , consapevole di avere a che fare con uno Swaroski che poteva spezzarsi definitivamente anche con un solo alito di vento in un'epoca in cui non era nemmeno facile ammettere di essere omosessuali.
Se Yves Saint Laurent ha creato per tutta la sua vita, se ha lasciato una traccia indelebile nel mondo della moda con il suo talento e il suo estro, probabilmente lo dobbiamo a lui perché da solo lo stilista si sarebbe ben presto perduto dietro ai suoi fantasmi.
Il film di Lespert non ha il lume della genialità ma è una trasposizione solida , ben ambientata e confezionata e soprattutto ben recitata da un gruppo di attori che riescono a donare le giuste sfumature ai loro personaggi.
Nel caso del protagonista Pierre Niney c'è anche una somiglianza fisica impressionante che aiuta parecchio.
Yves Saint Laurent è l'ennesima conferma che dietro a un grande uomo c'è sempre qualcosa: in genere si dice che ci sia una donna.
Nel caso dello stilista francese c'è un altro grande uomo.

( VOTO : 6,5 / 10 )

Yves Saint Laurent (2014) on IMDb

mercoledì 16 aprile 2014

Stupidario veterinario # 7

Bea in versione Miseria e nobiltà
Si, lo so. Stavate tutti attendendo la consueta rubrichetta settimanale Il mio quattrozampe e io, veramente un successo, devo dire. Oggi era il turno del Moz, leggenda della blogosfera , ma purtroppo alcuni suoi impegni improrogabili hanno fatto slittare tutto di una settimana e quindi con lui saremo qui, sullo stesso schermo, mercoledì prossimo.
Allora che cosa c'è di meglio che risfoderare per l'occasione uno dei miei cavalli di battaglia?
Esatto, lo stupidario veterinario, ovvero quanto è impossibile fare il proprio lavoro rimanendo seri.
A volte è veramente mission impossible.
Anche perché la gente ha una strana cognizione del nostro lavoro: l'altro giorno una cliente, che frequenta l'ambulatorio già da qualche anno con una sola frase si è cacciata in un ginepraio : mi ha portato a vaccinare un cucciolo e mi ha chiesto: " Ma perché, lei è veterinario, no?" E io impassibile " Beh certo signora , altrimenti non potrei esercitare questa professione! "
Lei prosegue imperterrita " Ma perché per fare il veterinario ci vuole una laurea?"
" Si, signora e le assicuro che è dura da prendere, io ho fatto qualcosa come 51 esami" 
E qui il colpo di grazia." Ah quindi lei è una specie di dottore..:" E qui per rimanere impassibile ho dovuto fare appello a Odino e a tutti gli dei del Valhalla...
Si sono una specie di dottore....
E che dovrei dire io allora della gente strana che mi passa in ambulatorio? l'altro giorno per esempio si presenta un cliente scalzo: mi ha portato un cane appena morsicato nell'incontro ravvicinato con una mascella di bull terrier ( fortunatamente nulla di grave, appena due buchini), quindi ho pensato che nell'urgenza avesse lasciato le scarpe da qualche parte e ho avuto l'ardire di chiedere se si era dimenticato di mettere le calzature, ma così, facendo una battuta.
Questo ragazzo serissimo, capelli alla Angelo Branduardi, occhi azzurri e barbona da fidelcastrista, un po' con l'aspetto da figlio dei fiori anni '70 scongelato e  rimesso in circolazione per l'occasione, mi risponde che lui va in giro scalzo da cinque mesi per stare di più a contatto con la natura. E scalzo espleta tutta la sua vita sociale, anche gli esami universitari ( studia psicologia) . E non contento mi rivela anche di essere un fruttariano, cioè mangia solo frutta. Mi ha fatto venire i brividi: vedere quei piedi un po' neretti devo dire e pensare che mangi solo frutta mi sembra veramente che uno si voglia punirsi mettendosi un cilicio o delle mutande borchiate da dentro.
Cavolo non può mangiare neanche un gelato alla frutta...ma che vita è?
Sempre meglio lui di quell'altro talentone di cacciatore che mi ha portato un giorno il suo segugio istriano a suo dire costosissimo che si stava dissanguando per una ferita al collo legata allo scontro con una zanna di cinghiale. Dopo lunghissimi minuti concitati  sono riuscito a chiudere il vaso da dove perdeva una grande quantità di sangue e sono riuscito a stabilizzarlo. L'ho quindi messo in flebo per fargli tutte le terapie del caso e proprio mentre ritorno in stanza lo trovo che si stava facendo una selfie con lui seduto accanto al tavolo da visita e di fianco il cane mezzo morto in flebo e l'aveva appena inviata su Facebook. Ora passi che mi hai portato il cane azzannato al collo e che poverino perdeva sangue da matti ( è il mio lavoro sono qui per questo) e passi anche che appena mi sono allontanato dalla stanza in cui ti ho lasciato ti ho sorpreso mentre inviavi  la tua selfie col cane su Facebook...ma cazzo non mi puoi sputare nel lavandino mentre ti stai lavando le mani.
E CHE CAVOLO!!!!!!!
E chiudiamo con una citazione cinematografica: un giorno mentre sto compilando una fattura chiedo al cliente i suoi estremi, nome , indirizzo e codice fiscale.
" Qual è il suo cognome?"
E lui risponde " Miseri"
Francamente credevo di non aver capito bene ( non credevo alle mie orecchie, praticamente avevo trovato uno con un cognome che faceva scopa col mio) e quindi ho chiesto conferma : " Ha detto Miseri?"
E lui subito: " Si, come Miseri(y) non deve morire..."
A vedere la faccia non so manco se conosca chi diavolo sia Stephen King....
That's all folks!

Ricordo che la prossima settimana ritornano le grandi interviste de "Il mio quattrozampe e io ", che le iscrizioni sono sempre aperte ( e potete iscrivervi semplicemente commentano qui o negli altri posts della rubirca) e che le puntate precedenti le trovate qui sotto:

Aria di novità per il blog

Il mio quattrozampe e io - Bianca

Il mio quattrozampe e io- Persia, Milo e Nina

Il mio quattrozampe e io - Settechilidigatto








martedì 15 aprile 2014

Seria(l)mente : Case Histories ( Stagione 1, 2011)

Paese d'origine : UK
Produzione : BBC
Episodi: 6 da 60 minuti cadauno

Jackson Brodie sbarca, male, il lunario, facendo l'investigatore privato nella splendida Edimburgo.
Ha un passato neanche troppo rimpianto nella polizia ( e l'assenza di rimpianto è reciproca), ha una moglie che lo ritiene solo un'irresponsabile e una figlia amatissima a cui purtroppo riesce dedicare poco tempo. Fuma sigarette in quantità industriali però fa parecchio jogging e  in ufficio ha una dipendente mediamente acida a cui non corrisponde lo stipendio da molto tempo, .
Brodie si occupa un po' di tutto, dal recupero di un gatto, alle ragioni della sparizione di una ragazzina molti anni prima fino a un omicidio tragicamente irrisolto. E in tutto vede la sua vita passata e in flashback di quando perse la sorella in circostanze tragiche.
Case Histories è l'ennesima serie inglese in cui la BBC rimarca con autorevolezza la sua superiorità nel campo dei prodotti televisivi.
Ambientata nella splendida cornice medievale di Edimburgo e in altre locations molto suggestive, ha una narrazione fluida in cui le storie vengono narrate anche percorrendo più episodi senza contare i flashback riguardanti la morte della sorella del protagonista che ricorrono come un film rouge per tutta questa prima stagione.
Non è peregrina infatti la divisione dei 6 episodi che dividono la prima stagione in 3 episodi da 120 minuti perché praticamente ci troviamo di fronte a episodi doppi, anche se richiami continui a quello che è accaduto precedentemente ci sono in tutte le puntate.
Quindi a causa della sua coralità è meglio seguirla come un unicum, altrimenti non si avrà un quadro esauriente di tutta la storia .
La carta vincente di questa serie, oltre all'ambientazione che ruba l'occhio e alla confezione sempre di gran classe, nettamente superiore alla media, è proprio il protagonista, Jackson Brodie a cui Jason Isaacs dona il suo sguardo magnetico e il suo carisma pur in un personaggio che sembra non averne.
Se è un clichet la figura dell'investigatore un po' sgarrupato , il personaggio ricavato dai libri di Kate Atkinson ( in Italia sono stati pubblicati Casi dimenticati e Un colpo di fortuna) è un qualcosa che va oltre perchè oltre alla disorganizzazione evidente della sua vita, a cui non riesce proprio a dare una regolata, Brodie si porta dietro un pregresso doloroso e un bastimento carico di contraddizioni, si veda quella relativa all'amore per la figlia che di lì a poco si trasferirà dall'altra parte del mondo e lui non riesce a fare nulla per evitarlo, oppure il suo essere un seduttore suo malgrado, totalmente inconsapevole del suo sex appeal, o anche il fatto di essere fumatore compulsivo ma allo stesso tempo jogger incallito.
E poi ci rimette quasi le penne in più di un'occasione.
Veramente un bel personaggio che parte quasi come un novello ispettore Barnaby in uno scenario provinciale inglese tra pasticcini e tazze di té prosegue con abboccamenti nel thriller , anche di quelli sanguinolenti e finisce per essere quasi un 'eroe da film action.
Case Histories non è certo il non plus ultra delle detective stories ma intrattiene alla perfezione con il suo meccanismo  piuttosto sofisticato che segue contemporaneamente più linee narrative che si intersecano tra di loro senza appesantire il tutto con inutili orpelli.
Inoltre ci si concentra più sui vari personaggi e sulle dinamiche tra di loro piuttosto che sull'indagine.
E' una serie solida, senza sbavature, che non si vergogna di aspirare a vette cinematografiche e che ha un cast di notevole spessore, dai protagonisti ai comprimari, come del resto è d'uopo in ogni serie targata BBC che si rispetti.
Adattato per la televisione da Ashley Pharaoh ( già responsabile di Life on Mars ) si compone di una prima stagione da 6 episodi ed è stata messa in onda anche una seconda stagione da 3 episodi.
E come al solito vien da dire : English do it better!!!

( VOTO : 7,5 / 10 ) 

Case Histories (2011) on IMDb

lunedì 14 aprile 2014

Inbred ( 2011 )

Quattro delinquentelli di mezza tacca sono portati da due assistenti sociali a trascorrere un weekend disintossicante presso un casale del piccolo borgo di Mortlake, nello Yorkshire. Tutto all'insegna del lavoro utile e del contatto con la natura, senza cellulari e contatti con la vita della città.
Un piccolo incidente con alcuni giovani locali provoca una cascata di reazioni inaspettate.
Il paesino non è tranquillo come sembra e i sei si troveranno a lottare sin da subito per avere salva la vita.
I villici non sono così amichevoli.....
Gli inbred sono il frutto di accoppiamenti in consanguineità. da evitare proprio perchè fissano nella prole alcune caratteristiche genetiche che magari si vogliono evitare.
E questo film di Alex Chandon è l'apoteosi dell'inbred.
Quando i ragazzi arrivano nel pub, che si chiama The dirty hole, nomen omen , perchè un buco più sporco e polveroso è difficile da trovare, lo spettatore si accorge subito che le caratteristiche fisiognomiche dei villici locali sono tali da far pensare che c'è qualcosa che non va.
Denti sporgenti e tante altre piccole caratteristiche fanno di quel volgo qualcosa di veramente pauroso di cui i protagonisti sembrano non accorgersi.
Ok, d'accordo , è un film e ci vuole qualche piccolo sforzino di sceneggiatura....
Fatta la tara a questo ( è impossibile non realizzare che c'è qualcosa che non va nel verso giusto in quel pub e in quegli avventori) il film procede come una schioppettata dopo aver introdotto per sommi capi i personaggi in gioco, tutta carne da macello di cui si può fare a meno senza troppo rimpianto , un po' come succede in ogni slasher che si rispetti.
Ma Inbred ha forse una marcia in più : oddio, se non proprio una marcia, almeno una marcetta.
C'è ironia in tutto quello che si vede, ironia sbracata, bastarda e politicamente scorretta, una volontà di prendere per il culo sempre e comunque a partire dall'incipit ( in cui in uno scenario quasi da Inghilterra vittoriana per una limonata negata, un bracciante fa una strage a colpi d'ascia).
Inbred dopo la prima mezz'ora diventa una lotta per la sopravvivenza in cui le sorti sembrano alterne: eppure la beffa è sempre dietro l'angolo e per una volta quei due centesimi che ipoteticamente potrei scommettere li metterei sul nero.
A vederla meglio anche la locandina è una mezza presa per i fondelli: ti fa vedere cose che non sono.
Fieri esponenti della razza umana che combattono contro minorati psichici e fisici che però si prendono ampiamente la rivincita, si veda quello spettacolino super squallido in cui i forestieri sono protagonisti contro la loro volontà.
Inbred non brilla di luce propria, non è dotato di quella dose di originalità che lo farebbe emergere dalla palude del cinema di genere, racchiude in sè tutto quel cinema che va da Un tranquillo weekend di paura e Cane di paglia a Non aprite quella porta passando per Le colline hanno gli occhi e arrivando a Frontiers , Calvaire  e compagnia cantante.
Ma non ha la pretesa di dire alcunché di nuovo: vuole divertire, spargere sangue e deiezioni in gran quantità un po' come mostra nel piccolo show teatrale allestito con gli umani come protagonisti "cooptati" sommergendo letteralmente di sangue e di merda gli spettatori.
E in questo riesce benissimo: le morti si susseguono in abbondanza da una parte e dall'altra, sempre in un clima di allegra ribalderia ( si fa per dire ma scommettere su quanti metri può fare una preda a cui hanno amputato una gamba è un qualcosa a metà tra il raccapriccio totale e il nonsense alcolico), le vittime hanno dalla loro intelligenza e spirito di iniziativa ( non sempre perchè non mancano le solite azioni ad minchiam) ma i villici sono in gran numero, armati e spietati e soprattutto non sembrano risentire delle perdite, sia dal punto di vista numerico che da quello umano.
Chi muore è subito cancellato. Non c'è problema.Non c'è spazio per gli affetti umani.
Tutti sono sacrificabili.
A Inbred basta questo per riportare la pagnotta a casa:  spettacolo che pigia sullo splatter e sul grottesco senza in realtà raccontare nulla di nuovo.
E stavolta vince il nero....

( VOTO : 6,5 / 10 ) 

Inbred (2011) on IMDb