I miei occhi sono pieni delle cicatrici dei mille e mille film che hanno visto.
Il mio cuore ancora porta i segni di tutte le emozioni provate.
La mia anima è la tabula rasa impressionata giorno per giorno,a 24 fotogrammi al secondo.
Cinema vicino e lontano, visibile e invisibile ma quello lontano e invisibile un po' di più.

mercoledì 16 aprile 2014

Stupidario veterinario # 7

Bea in versione Miseria e nobiltà
Si, lo so. Stavate tutti attendendo la consueta rubrichetta settimanale Il mio quattrozampe e io, veramente un successo, devo dire. Oggi era il turno del Moz, leggenda della blogosfera , ma purtroppo alcuni suoi impegni improrogabili hanno fatto slittare tutto di una settimana e quindi con lui saremo qui, sullo stesso schermo, mercoledì prossimo.
Allora che cosa c'è di meglio che risfoderare per l'occasione uno dei miei cavalli di battaglia?
Esatto, lo stupidario veterinario, ovvero quanto è impossibile fare il proprio lavoro rimanendo seri.
A volte è veramente mission impossible.
Anche perché la gente ha una strana cognizione del nostro lavoro: l'altro giorno una cliente, che frequenta l'ambulatorio già da qualche anno con una sola frase si è cacciata in un ginepraio : mi ha portato a vaccinare un cucciolo e mi ha chiesto: " Ma perché, lei è veterinario, no?" E io impassibile " Beh certo signora , altrimenti non potrei esercitare questa professione! "
Lei prosegue imperterrita " Ma perché per fare il veterinario ci vuole una laurea?"
" Si, signora e le assicuro che è dura da prendere, io ho fatto qualcosa come 51 esami" 
E qui il colpo di grazia." Ah quindi lei è una specie di dottore..:" E qui per rimanere impassibile ho dovuto fare appello a Odino e a tutti gli dei del Valhalla...
Si sono una specie di dottore....
E che dovrei dire io allora della gente strana che mi passa in ambulatorio? l'altro giorno per esempio si presenta un cliente scalzo: mi ha portato un cane appena morsicato nell'incontro ravvicinato con una mascella di bull terrier ( fortunatamente nulla di grave, appena due buchini), quindi ho pensato che nell'urgenza avesse lasciato le scarpe da qualche parte e ho avuto l'ardire di chiedere se si era dimenticato di mettere le calzature, ma così, facendo una battuta.
Questo ragazzo serissimo, capelli alla Angelo Branduardi, occhi azzurri e barbona da fidelcastrista, un po' con l'aspetto da figlio dei fiori anni '70 scongelato e  rimesso in circolazione per l'occasione, mi risponde che lui va in giro scalzo da cinque mesi per stare di più a contatto con la natura. E scalzo espleta tutta la sua vita sociale, anche gli esami universitari ( studia psicologia) . E non contento mi rivela anche di essere un fruttariano, cioè mangia solo frutta. Mi ha fatto venire i brividi: vedere quei piedi un po' neretti devo dire e pensare che mangi solo frutta mi sembra veramente che uno si voglia punirsi mettendosi un cilicio o delle mutande borchiate da dentro.
Cavolo non può mangiare neanche un gelato alla frutta...ma che vita è?
Sempre meglio lui di quell'altro talentone di cacciatore che mi ha portato un giorno il suo segugio istriano a suo dire costosissimo che si stava dissanguando per una ferita al collo legata allo scontro con una zanna di cinghiale. Dopo lunghissimi minuti concitati  sono riuscito a chiudere il vaso da dove perdeva una grande quantità di sangue e sono riuscito a stabilizzarlo. L'ho quindi messo in flebo per fargli tutte le terapie del caso e proprio mentre ritorno in stanza lo trovo che si stava facendo una selfie con lui seduto accanto al tavolo da visita e di fianco il cane mezzo morto in flebo e l'aveva appena inviata su Facebook. Ora passi che mi hai portato il cane azzannato al collo e che poverino perdeva sangue da matti ( è il mio lavoro sono qui per questo) e passi anche che appena mi sono allontanato dalla stanza in cui ti ho lasciato ti ho sorpreso mentre inviavi  la tua selfie col cane su Facebook...ma cazzo non mi puoi sputare nel lavandino mentre ti stai lavando le mani.
E CHE CAVOLO!!!!!!!
E chiudiamo con una citazione cinematografica: un giorno mentre sto compilando una fattura chiedo al cliente i suoi estremi, nome , indirizzo e codice fiscale.
" Qual è il suo cognome?"
E lui risponde " Miseri"
Francamente credevo di non aver capito bene ( non credevo alle mie orecchie, praticamente avevo trovato uno con un cognome che faceva scopa col mio) e quindi ho chiesto conferma : " Ha detto Miseri?"
E lui subito: " Si, come Miseri(y) non deve morire..."
A vedere la faccia non so manco se conosca chi diavolo sia Stephen King....
That's all folks!

Ricordo che la prossima settimana ritornano le grandi interviste de "Il mio quattrozampe e io ", che le iscrizioni sono sempre aperte ( e potete iscrivervi semplicemente commentano qui o negli altri posts della rubirca) e che le puntate precedenti le trovate qui sotto:

Aria di novità per il blog

Il mio quattrozampe e io - Bianca

Il mio quattrozampe e io- Persia, Milo e Nina

Il mio quattrozampe e io - Settechilidigatto








martedì 15 aprile 2014

Seria(l)mente : Case Histories ( Stagione 1, 2011)

Paese d'origine : UK
Produzione : BBC
Episodi: 6 da 60 minuti cadauno

Jackson Brodie sbarca, male, il lunario, facendo l'investigatore privato nella splendida Edimburgo.
Ha un passato neanche troppo rimpianto nella polizia ( e l'assenza di rimpianto è reciproca), ha una moglie che lo ritiene solo un'irresponsabile e una figlia amatissima a cui purtroppo riesce dedicare poco tempo. Fuma sigarette in quantità industriali però fa parecchio jogging e  in ufficio ha una dipendente mediamente acida a cui non corrisponde lo stipendio da molto tempo, .
Brodie si occupa un po' di tutto, dal recupero di un gatto, alle ragioni della sparizione di una ragazzina molti anni prima fino a un omicidio tragicamente irrisolto. E in tutto vede la sua vita passata e in flashback di quando perse la sorella in circostanze tragiche.
Case Histories è l'ennesima serie inglese in cui la BBC rimarca con autorevolezza la sua superiorità nel campo dei prodotti televisivi.
Ambientata nella splendida cornice medievale di Edimburgo e in altre locations molto suggestive, ha una narrazione fluida in cui le storie vengono narrate anche percorrendo più episodi senza contare i flashback riguardanti la morte della sorella del protagonista che ricorrono come un film rouge per tutta questa prima stagione.
Non è peregrina infatti la divisione dei 6 episodi che dividono la prima stagione in 3 episodi da 120 minuti perché praticamente ci troviamo di fronte a episodi doppi, anche se richiami continui a quello che è accaduto precedentemente ci sono in tutte le puntate.
Quindi a causa della sua coralità è meglio seguirla come un unicum, altrimenti non si avrà un quadro esauriente di tutta la storia .
La carta vincente di questa serie, oltre all'ambientazione che ruba l'occhio e alla confezione sempre di gran classe, nettamente superiore alla media, è proprio il protagonista, Jackson Brodie a cui Jason Isaacs dona il suo sguardo magnetico e il suo carisma pur in un personaggio che sembra non averne.
Se è un clichet la figura dell'investigatore un po' sgarrupato , il personaggio ricavato dai libri di Kate Atkinson ( in Italia sono stati pubblicati Casi dimenticati e Un colpo di fortuna) è un qualcosa che va oltre perchè oltre alla disorganizzazione evidente della sua vita, a cui non riesce proprio a dare una regolata, Brodie si porta dietro un pregresso doloroso e un bastimento carico di contraddizioni, si veda quella relativa all'amore per la figlia che di lì a poco si trasferirà dall'altra parte del mondo e lui non riesce a fare nulla per evitarlo, oppure il suo essere un seduttore suo malgrado, totalmente inconsapevole del suo sex appeal, o anche il fatto di essere fumatore compulsivo ma allo stesso tempo jogger incallito.
E poi ci rimette quasi le penne in più di un'occasione.
Veramente un bel personaggio che parte quasi come un novello ispettore Barnaby in uno scenario provinciale inglese tra pasticcini e tazze di té prosegue con abboccamenti nel thriller , anche di quelli sanguinolenti e finisce per essere quasi un 'eroe da film action.
Case Histories non è certo il non plus ultra delle detective stories ma intrattiene alla perfezione con il suo meccanismo  piuttosto sofisticato che segue contemporaneamente più linee narrative che si intersecano tra di loro senza appesantire il tutto con inutili orpelli.
Inoltre ci si concentra più sui vari personaggi e sulle dinamiche tra di loro piuttosto che sull'indagine.
E' una serie solida, senza sbavature, che non si vergogna di aspirare a vette cinematografiche e che ha un cast di notevole spessore, dai protagonisti ai comprimari, come del resto è d'uopo in ogni serie targata BBC che si rispetti.
Adattato per la televisione da Ashley Pharaoh ( già responsabile di Life on Mars ) si compone di una prima stagione da 6 episodi ed è stata messa in onda anche una seconda stagione da 3 episodi.
E come al solito vien da dire : English do it better!!!

( VOTO : 7,5 / 10 ) 

Case Histories (2011) on IMDb

lunedì 14 aprile 2014

Inbred ( 2011 )

Quattro delinquentelli di mezza tacca sono portati da due assistenti sociali a trascorrere un weekend disintossicante presso un casale del piccolo borgo di Mortlake, nello Yorkshire. Tutto all'insegna del lavoro utile e del contatto con la natura, senza cellulari e contatti con la vita della città.
Un piccolo incidente con alcuni giovani locali provoca una cascata di reazioni inaspettate.
Il paesino non è tranquillo come sembra e i sei si troveranno a lottare sin da subito per avere salva la vita.
I villici non sono così amichevoli.....
Gli inbred sono il frutto di accoppiamenti in consanguineità. da evitare proprio perchè fissano nella prole alcune caratteristiche genetiche che magari si vogliono evitare.
E questo film di Alex Chandon è l'apoteosi dell'inbred.
Quando i ragazzi arrivano nel pub, che si chiama The dirty hole, nomen omen , perchè un buco più sporco e polveroso è difficile da trovare, lo spettatore si accorge subito che le caratteristiche fisiognomiche dei villici locali sono tali da far pensare che c'è qualcosa che non va.
Denti sporgenti e tante altre piccole caratteristiche fanno di quel volgo qualcosa di veramente pauroso di cui i protagonisti sembrano non accorgersi.
Ok, d'accordo , è un film e ci vuole qualche piccolo sforzino di sceneggiatura....
Fatta la tara a questo ( è impossibile non realizzare che c'è qualcosa che non va nel verso giusto in quel pub e in quegli avventori) il film procede come una schioppettata dopo aver introdotto per sommi capi i personaggi in gioco, tutta carne da macello di cui si può fare a meno senza troppo rimpianto , un po' come succede in ogni slasher che si rispetti.
Ma Inbred ha forse una marcia in più : oddio, se non proprio una marcia, almeno una marcetta.
C'è ironia in tutto quello che si vede, ironia sbracata, bastarda e politicamente scorretta, una volontà di prendere per il culo sempre e comunque a partire dall'incipit ( in cui in uno scenario quasi da Inghilterra vittoriana per una limonata negata, un bracciante fa una strage a colpi d'ascia).
Inbred dopo la prima mezz'ora diventa una lotta per la sopravvivenza in cui le sorti sembrano alterne: eppure la beffa è sempre dietro l'angolo e per una volta quei due centesimi che ipoteticamente potrei scommettere li metterei sul nero.
A vederla meglio anche la locandina è una mezza presa per i fondelli: ti fa vedere cose che non sono.
Fieri esponenti della razza umana che combattono contro minorati psichici e fisici che però si prendono ampiamente la rivincita, si veda quello spettacolino super squallido in cui i forestieri sono protagonisti contro la loro volontà.
Inbred non brilla di luce propria, non è dotato di quella dose di originalità che lo farebbe emergere dalla palude del cinema di genere, racchiude in sè tutto quel cinema che va da Un tranquillo weekend di paura e Cane di paglia a Non aprite quella porta passando per Le colline hanno gli occhi e arrivando a Frontiers , Calvaire  e compagnia cantante.
Ma non ha la pretesa di dire alcunché di nuovo: vuole divertire, spargere sangue e deiezioni in gran quantità un po' come mostra nel piccolo show teatrale allestito con gli umani come protagonisti "cooptati" sommergendo letteralmente di sangue e di merda gli spettatori.
E in questo riesce benissimo: le morti si susseguono in abbondanza da una parte e dall'altra, sempre in un clima di allegra ribalderia ( si fa per dire ma scommettere su quanti metri può fare una preda a cui hanno amputato una gamba è un qualcosa a metà tra il raccapriccio totale e il nonsense alcolico), le vittime hanno dalla loro intelligenza e spirito di iniziativa ( non sempre perchè non mancano le solite azioni ad minchiam) ma i villici sono in gran numero, armati e spietati e soprattutto non sembrano risentire delle perdite, sia dal punto di vista numerico che da quello umano.
Chi muore è subito cancellato. Non c'è problema.Non c'è spazio per gli affetti umani.
Tutti sono sacrificabili.
A Inbred basta questo per riportare la pagnotta a casa:  spettacolo che pigia sullo splatter e sul grottesco senza in realtà raccontare nulla di nuovo.
E stavolta vince il nero....

( VOTO : 6,5 / 10 ) 

Inbred (2011) on IMDb

domenica 13 aprile 2014

Le canzoni con cui sono cresciuto


Altro , ennesimo  format partorito dalla mente fervida del Cannibale ( tocca citarlo altrimenti si arrabbia) che scatena emulazione nella blogosfera e naturalmente non ci possiamo sottrarre al giochino che in verità garba assai.
E la cosa bella nello scrivere questi post è ritornare indietro con la memoria a una stagione passata a cercare cose che sentiamo di aver lasciato in un cantuccio della nostra vita da tempo, immeritatamente....
Cominciamo che la strada è lunga.
1) MOONLIGHT SHADOW - MIKE OLDFIELD

E' impossibile trovare il video originale, pare oppure sono io che non sono capace di farlo. Credo che questa sia una delle canzoni che abbia ascoltato più volte nella mia vita. Scopriì Mike Oldfield in tempi non sospetti , ai tempi di QE 2 del 79 se non erro e poi con il successivo Five Miles Out finalmente capiì che tipo di musica volevo ascoltare. E salpai per altri lidi. Ma Mike Oldfield l'ho sempre seguito, anche se un po' da lontano perchè la sua musica mi ha fatto veramente crescere. Ho scelto questa canzone, bella e ruffianella anche perchè è la canzone mia e della bradipa....E adesso per favore non tiratemi i pomodori....
2) HIGHWAY STAR - DEEP PURPLE

E' stato il mio primo incontro con i Deep Purple. Ricordo ancora quella bancarella della festa in piazza in cui un tizio baffuto vendeva musicassette da Fausto Papetti ai Deep Purple. E io comprai su consiglio del solito amico più grande Made in Japan. Ritornai a casa e misi la cassetta nello stereo e da lì è cominciato tutto. Quella chitarra e quei riff macinati a grande velocità, quel modo di suonare la batteria, quelle tastiere che coloravano tutto e poi lui, Jan Gillan e la sua voce potente e maestosa, il suo modo di cantare totalmente diverso da tutto quello che avevo ascoltato in precedenza. Dopo Highway Star su quel disco c'è Child in Time. Ecco il mio cuore già sgorgava d'amore per i Deep Purple...in soli 15 minuti...era l'aprile dell'82
3) STAIRWAY TO HEAVEN- LED ZEPPELIN

Scelta obbligata , quasi banale: se molti ritengono questa canzone la migliore rock song di tutti i tempi, forse qualche ragione c'è. Testo bellissimo, la chitarra di Jimmy Page a disegnare melodie mentre la voce di Robert Plant ( una delle più imitate nella storia del rock) fa tutto il resto. Il dirigibile vola alto, altissimo.Questa è una live version tratta da The song remains the same.
4) WUTHERING HEIGHTS - KATE BUSH

Amo la versione che la stessa Kate Bush registrò circa 9 anni dopo la prima. La sua vocalità intanto era maturata e la canzone ne guadagnò moltissimo. Amo questo brano, amo la voce di Kate Bush, la sua estensione vocale ( quattro ottave, ha praticamente un pianoforte in gola ) e amo la pagina di letteratura da cui è tratto il testo di questa canzone.
5) HOTEL CALIFORNIA . THE EAGLES

Questa è una versione live del '98. Gli Eagles sono invecchiati, forse anche un po' stanchi ma la bellezza di questo brano è talmente oltre che non importa niente altro. Quasi sembra di viverci dentro quell'Hotel California....
6) HELLS BELLS - AC/DC

Qui siamo alla leggenda pura: mi guardavano storto quando al Liceo dicevo che andavo fuori di testa per questa canzone e tutti mi dicevano " ma come , una canzone che parte con le campane a morto?" E io " yeah!!!" Sono più di trenta anni che questo brano mi accompagna e non è invecchiato di un attimo. Se è la suoneria del mio telefonino , una ragione ci deve pur essere...quando mi squilla il telefonino anche qualche cliente mi guarda male...ma non importa, a volte ritardo anche di qualche secondo la risposta per sentirne un pezzetto in più, Macchina distruttiva senza età....
7) TOTAL ECLIPSE OF THE HEART - BONNIE TYLER

Quanto mi piaceva questa canzone e il relativo video: mi piaceva talmente tanto che vedendo una trasmissione su Koper Capodistria in cui si richiedevano video , tentai più volte di telefonare per richiederla, finchè mio padre mi prese e mi cazziò alla grandissima. E' una melodia molto americana, anche furba se vogliamo ma anche questa ha un posto speciale nella mia crescita musicale....
8) SOUTH OF HEAVEN - SLAYER

Ho amato sempre più gli Slayer rispetto ai Metallica perchè li ho visti sempre oltre e sono stati un grandissimo trampolino di lancio per il mio sbarco nella musica che più estrema non si può.Subito dopo South of heaven arrivò Leprosy dei Death e soprattutto Altars of Madness dei Morbid Angel, dischi che hanno cambiato la mia vita.
South of heaven più che una canzone è una chiamata alle armi ...Siamo tutti un po' a  sud del Paradiso....
9) KOZMIC BLUES - JANIS JOPLIN

Qui siamo all'emozione pura: nelle mie esplorazioni musicali Janis Joplin è stata una delle primissime scoperte con la sua voce incredibile, così piena di sfumature, potente e capace di smuoverti dentro sensazioni bellissime.
Kozmic Blues da sempre è in grado di farmi venire la pelle d'oca ogni volta che la ascolto.
10) COMFORTABLY NUMB - PINK FLOYD

Io sono cresciuto in piena The Wall Mania. Fu un fenomeno di massa, di costume, quel disco si vedeva da tutte le parti e questa canzone era il suo cuore pulsante forse ancor più di Another brick on the wall.
Una delle canzoni preferite dei tossici di tutte le latitudini, chi ha la mia età non è nessuno se non si è fatto almeno una canna sentendo questa canzone. Io sono qualcuno. Imperdibile.


Ok, la lista è fatta. Spero che vi piaccia e continuate col giochino...perchè merita....

sabato 12 aprile 2014

Pompei ( 2014 )

Milo, di origine celta, salvatosi da una strage compiuta dai soldati romani quando lui era in tenera età, strage in cui erano stati massacrati entrambi i genitori, è ora un gladiatore invincibile che deve combattere nell'arena di Pompei nel 79 d C. Si innamora, ricambiato di una giovane patrizia, Cassia, la quale deve andare in sposa a un senatore per ragioni politiche. Ma codesto senatore manda tutto all'aria e , mentre il Vesuvio sta eruttando lapilli e proiettili di pomice rovente, Milo deve cercare di salvare se stesso nell'arena e poi cercare di salvare Cassia. Pompei si sta letteralmente sbriciolando quindi devono trovare anche una via di fuga per non essere seppelliti dall'eruzione del Vesuvio...
Ha senso fare un peplum e neanche dei più brillanti nel 2014 ?
Fatto dagli americani poi, che notoriamente  , almeno al cinema, non sono dei grandi studiosi di storia altrui?
E dopo tutte le serie ambientate nell'antica Roma, Il gladiatore e altra compagnia cantante, che senso ha un film come Pompei e soprattutto metterci la seconda i nel titolo?
Poco o nessuno e questo la dice lunga su una produzione  da 100 milioni di dollari che si è rivelata un flop di proporzioni bibliche.
100 milioni poi per 'sta roba?
Tutto ( o quasi)  costruito in computer grafica con gli attori che palesemente recitano su sfondi amorfi che sono stati poi animati e ricreati in post produzione, non si sono sforzati neanche con la cartapesta o il cartongesso che pure fa la sua comparsa in certi frangenti del film.
In Pompei ogni cosa è finta e tutta la città si sbriciola velocissima esattamente come si frantuma il cinema di Paul W.S. Anderson, uno che in quindici film non ha mostrato un-segno-uno di evoluzione nella sua carriera e che continua a sfornare film a ritmo accelerato.
Cioè uno che ha fatto gol con Milla Jovovich è degnissimo di rispetto ma si decidesse a fare un film decente!!!
Pompei è una rimasticatura brutta di roba come Il gladiatore ( ci mancava solo che a Milo lo acclamassero come Ispanico o lo chiamassero Celtico, il resto c'era tutto , compreso il gladiatore nero amicone o un surrogato di Commodo) o come Spartacus , stando bene attenti a non mostrare neanche un goccetto di sangue, manco per sbaglio, per paura di incorrere in qualche divieto.
Pur durando soli 100 minuti scarsi ti fai due marroni così perché è il massimo della prevedibilità e tutto quello che Paul W. S. Anderson vorrebbe trasformare in pathos al massimo diventa un bignamino di tronfia retorica.
Dopo una prima parte in cui viene sviluppata malamente la tematica della vendetta e dell'odio profondo verso il tiranno, populismo spicciolo anzichenò, nella seconda parte arrivano i nostri che non sono i cavalleggeri del generale Custer, ma gli effetti speciali.
Il trionfo della computer grafica che mostra un mondo in disfacimento e la svolta nel senso del disaster movie alla Emmerich. Solo che non siamo nel 2012 ma nel 79 d C.
L'unica cosa che parzialmente soddisfa sono le coreografie dei combattimenti che perlomeno sono fluide e senza quell'irritante uso del rallenty che ha creato dei veri e propri mostri.
Però , cavolo, non mozzare neanche una testa o una sgozzatina in un film come questo è come mangiare le patatine fritte senza maionese o ketchup ( o tutti e due ).
Se non ti lecchi le dita godi la metà e qui si vede meno sangue che in una sala operatoria.
Tutto rigorosamente esangue, anemico, inaccettabile.
Non parliamo poi del finale che è meglio.
Intanto la Pompei di Anderson affonda come il Titanic.
In tutti i sensi.
Candidato fin da subito alla lista dei peggiori dell'anno.

( VOTO : 2 / 10 )

Pompeii (2014) on IMDb

venerdì 11 aprile 2014

Belle e Sebastien ( 2013 )

Anni '40: nel villaggio di Sebastien, nelle montagne al confine con la Svizzera, sotto il controllo di un distaccamento dell'esercito nazista, si scatena una caccia a un cane che si presume stia facendo strage di pecore. Il piccolo Sebastien in realtà scopre che non è così e fa amicizia con la cucciolona a cui stanno dando tutti la caccia. La chiama Belle e la deve mettere in salvo , contro i cacciatori e contro i tedeschi.
Pericoloso fare un film in cui ci sono degli animali protagonisti: è una delle regole hollywoodiane non scritte a cui bisogna più attenersi, perché inevitabilmente l'umano che recita assieme al quadrupede finisce per fargli da spalla.
E un'altra regola non scritta è quella di stare molto attenti agli adattamenti di vecchie serie tv o cartoni animati perché si andrà sicuramente incontro al confronto con aspettative da parte dei fans o di chi ha avuto modo di apprezzare prima l'originale e poi l'adattamento cinematografico.
Sotto questo profilo sono illibato perchè non ricordavo neanche che ci fosse una serie di cartoni animati jappo che si chiamava Belle e Sebastien trasmessa in Italia tra il 1981 e il 1982.
Quindi mi sono messo alla visione senza aspettarmi nulla e fiducioso di assistere a un buono spettacolo.
Però...però..
Aspettative deluse anche se erano bassine. Diciamo che l'ho visto più che altro per curiosità professionale, per vedere questo cagnone ( o meglio cagnona) all'opera.
E con mio somma sorpresa ho cercato tracce del cane nei titoli di coda e non ne ho trovate, anzi ho trovato allarmanti  didascalie di fantomatiche sequenze animatroniche. E il che mi ha lasciato piuttosto basito.
Va bene che ci siano correzioni in post produzione per non far girare scene troppo pericolose agli animali ( non solo il cane ma ad esempio all'inizio del film c'è una sequenza in cui viene salvato un cerbiatto orfano sul pendio praticamente verticale di una montagna) ma non trovare tracce del cane, del suo nome o degli addestratori mi ha alquanto sorpreso.
E se il cane protagonista fosse stato ricreato totalmente al computer?
Ho questo dubbio però le movenze di Belle mi sembrano troppo naturali per non essere di un cane vero.
E se non appartenessero a un cane vero , allora bisognerebbe togliersi il cappello perché è una simulazione di cane perfetta...
Il punto di forza di Belle e Sebastien sono senza dubbio le ambientazioni montane che fanno venire fuori tutto il gusto da documentarista del regista Nicolas Vanier .
Il respiro di queste sequenze è ampio, gli scorci sono suggestivi e maestosi, se l'occhio vuole sempre la sua parte in questo caso ce l'ha in abbondanza .
Il problema è la storia che viene raccontata: quando ci sono gli attori in scena le cose non vanno così bene.
Il piccolo Sebastien è un orfano in un villaggio dominato dall'esercito nazista in cui gli abitanti del luogo aiutano clandestini a trovare rifugio in Svizzera passando le montagne. La sua amicizia con Belle ripercorre tutti i classici clichet del genere , in questo senso è di una prevedibilità che non lo rende appassionante.
E a poco serve la mano felice di Vanier nell'inquadrare gli splendidi scenari naturali perchè il film quando deve mettere in mostra la sua sceneggiatura e i suoi dialoghi cola inesorabilmente a picco nonostante tutte le migliori intenzioni.
A essere magnanimi il copione si può definire anemico, non riserva alcuna sorpresa anzi si impantana spesso nelle paludi dello schematismo più bieco in cui per ravvivare un po' la narrazione c'è bisogno di introdurre dei nazisti da barzelletta per far incarnare loro il ruolo del Male assoluto.
Che poi tutto è relativo.
E poi anche il fatto che il piccolo Sebastien non sia tutto questo mostro di simpatia, beh, predispone maluccio in un film in cui non vediamo alcuna crescita emozionale del suo personaggio.
Belle e Sebastien è uno spettacolo innocuo ma confezionato con cura a cui manca qualcosa, forse un po' troppo inerte per smuovere adrenalina ed emozioni.
Peccato.

( VOTO : 5 / 10 )  

Belle et Sébastien (2013) on IMDb

giovedì 10 aprile 2014

Il bradipo ninfomaniaco


Come già detto più volte, il Cannibale un bel giorno decide di infestare la blogosfera con le sue liste e da allora si è caduti in una specie di abisso da cui non se ne esce più. Tra un po' faremo anche la lista delle merendine di quando siamo cresciuti o delle magliettine della salute che i nostri genitori ci facevano mettere da piccoli. Però è bellissimo farle, perdersi nelle memorie e ritrovare delle cose ormai sepolte in un passato ormai dimenticato e da cui ci siamo staccati piano piano, senza  quasi accorgersene.
La nostalgia monta e nella lista di oggi è proprio il caso di dirlo.
Oggi parliamo di ormoni: testosterone prodotto all'impazzata a causa di visioni adolescenziali, quel concetto un po' distorto dell'erotismo che può avere un ragazzino che si affaccia all'adolescenza , quell'essere provocato da un gesto, da un vestito, da uno sguardo o da un modo di camminare.
Anche il bradipo da piccolo è stato ninfomaniaco: un po' bradipo e un po' mandrillo, un bradipo arrapation....
Ecco la mia lista e ricordo che riguardo questi pruriti adolescenziali tutto è nato da qui .
1) Oh Serafina!
E' un film erotico? No, addirittura uno dei protagonisti è Pozzetto che anche con tutta la buona volontà non
può essere considerato un sex symbol. Però c'è lei, la dea, una delle donne più belle che abbia calcato le
nostre scene cinematografiche.Una bellezza statuaria, nordica, non sembra neanche italiana. E' Dalila Di Lazzaro, un'attrice che non ha avuto probabilmente la carriera che meritava e che in questo film è di una bellezza stordente. La scena con lei nature che dispiega tutte le sue grazie davanti allo sguardo allibito ( o allupato) di Pozzetto mi ha accompagnato per tutta l'adolescenza e anche oltre.
Io ero innamorato di quella donna, di Serafina, ingenuità e sensualità nello stesso corpo. Una carica erotica inconsapevole ed era per questo ancora più deflagrante. Un overdose di ormoni.
2) Histoire D'O
Ecco qui siamo di fronte a un film veramente erotico, di quelli che smuovevano ormoni e coscienze , oltre che pesantissime scrivanie di mogano senza usare le mani. Corinne Clery era all'epoca una dea ed erano dee anche tutte le attrici che ignude si aggiravano senza problemi per questo film. Non ho mai letto il romanzo, non ho mai capito bene di che cosa parlasse il film , contava solo tutto quel ben di Dio che lo percorreva in lungo e in largo, molto discinto e disinibito. Oltra alla qualità, perchè anche qui il mandrillo che era dentro quel quattordicenne veniva fuori prepotentemente , anche la quantità perchè Histoire D'O era una giacimento di gnocca praticamente inesauribile.
 Il bosco fuori.
3) L'amante tascabile
Questo è un cult personalissimo.Pochi, anzi direi quasi nessuno conosce questo film francese del 1977 in cui un simpatico liceale non particolarmente avvenente riesce ad avere una storia di sesso con una prostituta
d'alto cabotaggio, con macchinone, una splendida casa e clienti altolocatissimi. E che c'è d'erotico? Praticamente nulla se non fosse che Mimsy Farmer  così bella e generosa davanti alla telecamera non c'è mai stata. E poi diciamocelo: quel film incarnava il sogno di qualsiasi liceale nerd: far vedere innanzitutto che si ha un'attività sessuale degna di questo nome e mostrare al mondo intero con chi si condivide questa attività. Inutile sottolineare che nella mia vita ciò non si è mai verificato. Da collasso la scena in cui i genitori del protagonista scoprono che ha usato il lettone di casa per fare le cosacce. Schiaffoni da parte della madre, mentre il padre tutto orgoglioso chiede informazioni su chi era e come è stato.
La rivincita del nerd.
4) Emmanuelle
Ecco questo è un film epocale che ha popolato tante notti insonni e tanti palinsensti di tv private e privatissime fino ai tempi dell'Università.Sylvia Krystel era di una bellezza sottile, forse non così vistosa ma riusciva a catturarmi anche solo con un sorriso, un increspare di labbra, un aggrottare di sopracciglia oppure il modo in cui sorseggiava un cocktail. Erotismo sfacciato ma anche un certo modo di non abbadonarsi mai totalmente. Lei era molto meglio dei film che faceva. E se ne accorse anche Chabrol. Peccato che è rimasta per sempre prigioniera di questo ruolo, ma più che di questa parte di un clichet.
La dea è con noi.
5) Gilda
Qui si parla di un film in bianco e nero, un film degli anni '50 , epoca in cui per mostrare un centimetro quadrato di pelle ignuda dovevi ottenere la dispensa papale. Però parliamo di Rita Hayworh, una la cui chioma si colorava di rosso anche in un film in bianco e nero come questo. E parliamo del momento in cui la nostra Gilda/ Rita canta una canzone , Put the blame on mame, e gioca con un guanto lunghissimo sfilandoselo dalle braccia affusolate. Quel modo di guardare la telecamera, di muovere sinuosamente il bacino, quella voce vellutata e suadente, beh smuoveva i miei ormoni ( e forse quei pochi li smuove ancora tuttora ) più di un qualcosa completamente mostrato. E non si vedeva praticamente neanche nulla eppure si sudava....
Sudori freddi.
6) Il postino suona sempre due volte.
Più che un film , una sequenza. Quella famigerata del primo incontro tra Jack Nicholson e Jessica Lange.Un mito e una dea che univano i loro fluidi corporei ( almeno così mi sembrava, anche se ancora si mormora che sul set successe qualcosa di molto concreto, cosa su cui dubito fortemente) su un tavolaccio da cucina, buttando all'aria tutto quello che trovavano sulla strada del loro amplesso. Jessica Lange con quel film ha incarnato il sogno erotico di una generazione, anche la mia. Eppure era vestita praticamente di stracci ma sprizzava erotismo da tutti i pori.
La dea dell'amore
7) L'iniziazione
Altro piccolo cult personalissimo non tanto per il film , direi del tutto trascurabile e neanche per l'attrice protagonista, quella Serena Grandi che non ha mai rappresentato il mio ideale di donna o un 'icona particolarmente erotica. Troppo formosa, abbondante e un po' greve, non ha mai popolato i miei furori adolescenziali. Mi piaceva molto però il fatto dell'iniziazione al sesso, del ragazzino che viene istruito alle gioie del sesso, il sogno recondito di molti ragazzini: trovarsi una maestra di sesso e poi mettere in pratica gli insegnamenti ricevuti con tutte le donne della casa.  E poi in certi frangenti tentava maldestramente la strada della pochade. Non so perchè ma pur nella sua povertà mi ha sempre attizzato...
L'istruttrice di sesso.
8) Lo strano vizio della signora Wardh
Non brilla in particolar modo per eros, anzi funziona soprattutto sotto il versante thriller con un finale memorabile che gioca a ribaltare quello che lo spettatore non una volta sola, ma parecchie.
Nomino questo film solo per includere in questa classifica una delle dee della mia adolescenza, Edvige Fenech, una bellezza che ancora oggi quando la incontro in qualche vecchio film mi fa fermare e mi fa pensare..." Apperò". E'bella anche oggi, ha fatto un patto col diavolo o semplicemente è cliente del Maradona dei chirurghi plastici.
Edvige ,poco santa e molto dimonia. Coscialunghissima disonorata con onore.
9) 10
Credo di essermi innamorato di Bo Derek fin da quando l'ho vista letteralmente sepolta in maglioni da pescatore canadese nel cultissimo L'orca assassina. Poi arrivarono Blake Edwards e Dudley Moore con 10 e la donna perfetta. E lei lo era. Il film in cui si mostrò più generosamente fu senza dubbio Bolero Extasy ma con 10 incarna il mio ideale di icona erotica. Quella corsa sulla spiaggia sotterra all'istante tutte le corse delle bagnine di Baywatch e su quella spiaggia di gnocca ce n'era e ce n'era anche in abbondanza.
Dieci in pagella.
10) Basic instinct
Sharon Stone fino a questo film non se l'era mai cagata nessuno, neanche io. Eppure aveva fatto anche Total Recall un film che avevo visto e rivisto già un sacco di volte. Però la Stone di Basic Instinct sembrava un'altra rispetto a quella. E poi non stiamo tanto a menarcela: siamo andati tutti al cinema a vedere questo film solo per quella scena famosissima in cui lei accavalla le gambe durante l'interrogatorio di fronte a un poliziotto sudatissimo e mostra di non gradire troppo la biancheria intima addosso. E ricordo anche che quella scena mi ha praticamente spettinato. Vedere la patonza dell'allora bellissima Sharon Stone ( ma cacchio , è bella ancora adesso) in formato panoramico è stato praticamente uno shock, positivo senza dubbio.
Roba da impallidire. In televisione non rende assolutamente l'idea, quindi se non l'avete visto al cinema non saprete mai di che cosa sto parlando.
In principio erano le mutande.



E con questo abbiamo terminato. Oggi sono ritornato mandrillo, ma solo per un attimo, sulla scia dei ricordi.
Altrimenti resto sempre il solito bradipo.  

mercoledì 9 aprile 2014

Il mio quattrozampe e io - Settechilidigatto

Eccoci arrivati al terzo appuntamento con la rubrica Il mio quattrozampe e io.
Ospite di oggi è la miticissima ( mitica non basta) poison, mastermind del blog viaggiando ( meno), un blog che , come dice la sua autrice a furia di viaggiare meno si è seduto al cinema. E ne parla in modo inconfondibile. Se non avete mai letto come analizza i film poison, beh vi siete persi veramente qualcosa che non dovevate assolutamente perdere.
Ma veniamo alla nostra piccola chiacchierata e cominciamo con la solita domanda.
1) Presentati e presenta il tuo fedele Settechilidigatto.
Sono una "signora di mezza età" ma va bene anche zitella mediamente acida e , considerato che c'è almeno un trittico di gatti abusivi che mi gira per casa, probabilmente destinata a diventare una gattara a tempo pieno quando andrò in pensione. Per il momento invece mi mantengo facendo la segretaria modello. Te lo devo dire che il capo è d'aa Lazzzio o lasciamo perdere ?( uh che brutta cosa, il poverino quest'anno sarà parecchio infelice e frustrato).
Settechilidigatto è un (bellissimo) gattone europeo regalatomi dal mio ex moroso , ed è un gatto brianzolo, essendo nato a Monza. E' arrivato nel 2001, dopo che il gatto che avevo prima ( che si chiamava Micio) era morto investito da un auto.
E per evitare che succedesse di nuovo, all'inizio cercavo di non farlo uscire di casa. Cosa che, se abiti in una casa in mezzo ai prati, è praticamente una mission impossible.
2) Ma Settechilidigatto ( e non sai quanto lo vorrei far incontrare con il mio duechiliemezzodicane ha un nome ufficiale?
Ehm...si. Pisellino.E smettetela subito tutti di ridere.
3) Che rapporto hai con gli animali in genere?
Gli animali mi piacciono molto. Se escludiamo insetti , aracnidi e miriapodi. E pipistrelli.
Accarezzo ogni animale che incontro. In Brasile ho accarezzato i coati che incontravo sul sentiero delle cascate di Iguazu, salvo scoprire che cerano dei cartelli grossi così che vietavano di farlo in quanto ritenuti pericolosi.Una delle cose più belle che ho fatto durante il viaggio in Australia è stata prendere in braccio un koala, un'esperienza fantastica. Sembra di tenere in braccio un bambino. Fantastico.
Amo i gufi ( e il mio ultimo tatuaggio lo dimostra) e trovo fantastici i pinguini , ma mi rendo conto che deve essere un po' complicato tenerne uno in casa.
Il mio primo animale da compagnia , non avendo mai preso i pidocchi, è stato una gallina americana che si chiamava Cinesina. La portavo con me in bicicletta, nel cestino della Graziella e mi divertivo molto. Lei non saprei, ma non si è mai lamentata.
Avevamo anche due galline ovaiole, ma con quelle non ci giocavo.
All'epoca avevo 5/6 anni e dalla cittadina vicina a Torino dove vivevamo , traslocammo nel ridente paesino in cui vivo ancora oggi ( Poisonville).Da una casetta con giardino a un alloggio in condominio.
Con le due ovaiole e la Cinesina chiuse in cantina. Era una cantina enorme, con il pavimento in terra battuta e sopra c'era la banca del paese. Che se fosse stato un film altro che I soliti ignoti...
Comunque , dopo qualche settimana dal trasloco, arrivarono dall'Emilia la nonna Maria e la zia Cesira. Chi mi legge da un po' probabilmente la zia Cesira se la ricorda: una specie di strega buona che sembrava la sorella gemella di Little Steven, Non propriamente un bel donnino.
Insomma arrivano "le nonne" e una sera per cena c'è il pollo. E il giorno dopo delle due ovaiole e della Cinesina non c'è più traccia.
Ecco svelato il motivo per cui la poison non mangia pollo. La stessa scena l'ho rivissuta al cinema , durante la visione di Blancanieves, dove la perfida Encarna cucina il pollo della povera Carmen.
Non ho mai posseduto un cane, nonostante mi piacciano tantissimo, perché ho vissuto sempre in condominio e, adorando i cani di grossa taglia, ho pensato che in un alloggio sarebbe stato troppo sacrificato.
Mentre il gatto, si sa, in casa dà meno problemi. E , soprattutto , puoi lasciarlo solo senza che ti distrugga la casa per dispetto.
Il primo gatto si chiamava Baffino , era un soriano simpatico.Quando mio papà lo portò a casa era un cucciolo e un giorno cadde dal balcone del primo piano. Non si era fatto nulla ( se è vera la storia che più cadono dall'alto più hanno tempo per girarsi e trovare la posizione migliore) ma non ha ripetuto più il gesto. Anche perchè poi traslocammo nuovamente , in un altro condominio,al piano rialzato , così il gatto il balcone lo usava per entrare e uscire di casa. Lo facevo pure io, ma questa è un'altra storia.
Per farlo tornare a casa bastava andare sul balcone e agitare un pacchetto di Dixies e lui nel giro di due minuti arrivava.
Ma un giorno non è più arrivato.
Non avendolo mai trovato spiaccicato per strada resto dell'idea che qualcuno l'abbia preso. Al posto del coniglio pasquale. Perchè non che i gatti li mangino solo in Veneto, che si sappia.
Nel 1997 traslochiamo nuovamente.
Finalmente una casa col giardino e io a mio padre " Prendiamo un cane!".
Combinazione volle che in quel periodo un'amica di mia madre aveva una cucciolata di pastori tedeschi.E noi ne prendemmo uno.
Se non che, madre, fanatica dell'ordine e dei suoi fiori nel giardino, che un cucciolo di pastore tedesco, tu mi insegni, si divertiva a distruggere,sviluppò un vero e proprio disagio nei confronti dell'animale e , siccome la scelta era tra l'avere una madre sana di mente senza cane o una madre disturbata con cane, il cucciolotto dopo una settimana tornò da dove era venuto.
Un po' di tempo dopo mio padre arrivò a casa con uno splendido gattino bianco e rosso, un po' carogna, ma tanto carino. Lo chiamammo Micio.
Nella primavera del 2001 io e il mio ultimo ex moroso andammo a Madrid.
Quando tornai a casa entrai in garage e , ancora prima di vedere i miei genitori, non so per quale motivo ma pensai tra me e me " Micio è morto".Infatti quanto entrai in casa trovai mio padre in lacrime. Il gatto era finito sotto una macchina il giorno dopo la mia partenza.
Così ex moroso decise di regalarmi un gatto. Andammo a sceglierlo assieme, a Monza.C'era questa cucciolata di gattini, tutti bianchi e neri. Inutile dire che li avrei presi tutti ma non potevo.
Era un sabato. la sua prima notte la passò a casa dell'ex, che il giorno dopo venne a trovarmi con questo micino in una scatola di scarpe. Quando mia madre lo vide arrivare dalla finestra con questa scatola coi fori in mano iniziò a dire" no, eh? Un altro gatto non lo voglio!!!"
E invece ...ex moroso non c'è più , mio padre se n'è andato nel 2007, mia madre un paio di anni fa e Settechilidigatto è ancora con me , a tenermi compagnia.
4) Come descriveresti il tuo rapporto con Settechilidigatto?
Siamo entrambi parecchio indipendenti, quindi la nostra è una convivenza pacifica. Quando era più giovane capitava che stesse via per giorni interi.Spesso tornava a casa ferito. Adesso , che inizia ad avere una certa età, è diventato molto più casalingo e affettuoso. Ultimamente ha preso l'abitudine di svegliarmi mettendomi le zampe in faccia. Ma con le unghie , 'sto fetente!
A volte capita che , mentre siamo sul divano, la sera , si metta improvvisamente a fissare un punto nel vuoto,come se stesse vedendo qualcosa: sai che mi fa paura? ( non ti preoccupare poison, è abbastanza comune negli animali di una certa età, è un segno di invecchiamento cerebrale che può essere corretto , almeno parzialmente con degli integratori alimentari a base di fosfolipidi).
5) In passato ti ho definito una Crudelia DeMon divertente e divertita e mi hai detto che questa cosa ti è piaciuta molto: invece tu come ti definiresti?
Definirmi è sempre stata una cosa che mi ha messo in difficoltà, mi reputo una persona normale, razionale e pragmatica, che cerca di non prendere mai le cose troppo sul serio. Non nel senso che sono superficiale, anche se forse potrebbe sembrare, ma trovo che fare una tragedia di ogni cosa non aiuta né a risolverla né a migliorarla, ed è per questo che non sopporto le persone che si piangono addosso perché il mondo sembra avercela ( sempre e solo ) con loro. Non è così , ma lamentarsi non serve a nulla , se non a rompere le scatole al prossimo.
6) Quanto ha condizionato la tua vita la presenza del tuo amico quattrozampe?
Sai che non lo so ? Direi poco. Se escludiamo il fatto che spesso gli faccio lunghi discorsi, il che non depone a favore del mio equilibrio mentale, credo che la presenza del gatto non condizioni particolarmente la mia vita.
Cioè , non è che mi capita di dire " stasera non vengo al cinema perché non voglio lasciare il gatto da solo", ecco.
Sono una brutta persona?
7) Se un giorno, tra cento anni, Settechilidigatto non ci fosse più , ti schieri col partito del " mai più un animale perchè dopo si soffre troppo", oppure cercheresti di prendere un altro gatto in casa?
Non ci ho ancora pensato. Affronterà il problema quando sarà il momento.
8) Una curiosità: a maggio ho appreso che farai un bel viaggetto in Vietnam.Come ti organizzi con il tuo amico Settechilidigatto?

Ho la fortuna di avere un vicino di casa a cui lascio le chiavi  e giornalmente viene a riempire le ciotole.Il problema è che non sono sicura che sia effettivamente Settechili a mangiare o i famosi gatti abusivi di cui parlavo prima,che , da quando ho installato la gattaiola, entrano ed escono come fosse casa loro. Una sera sono tornata a casa e ho trovato la gatta accoccolata sulla sedia , il gatto comodamente adagiato sul divano mentre di Settechili non c'era traccia. Ma ti pare normale?
9) Come si comporta dal veterinario? E' una specie di gatto di Satana che si diverte un mondo a lasciare segni di Zorro su chiunque gli capiti a tiro?
Ehm.Veterinario? Se dico che non ne vede uno dal 2006 mi denunci all'Ordine? però ricordo che si comportava bene. Per quanto riguarda segni di Zorro in compenso nel settembre del 2012 si è accanito contro di me e ho ancora un paio di cicatrici sul braccio.
10) Uno dei miei cavalli di battaglia, la domanda marzullesca: se la tua vita fosse un film? e se fosse una canzone?
Questa è davvero difficile.Se la mia vita fosse un film temo che sarebbe uno di quei mattoni che la gente non vorrebbe mai andare a vedere ritenendolo una specie di corazzata Potemkin, ovvero una cagata pazzesca.Se fosse una canzone sarebbe Amore che viene amore che vai di Fabrizio De André o Charlotte Sometimes dei Cure.
Insomma tutta roba allegra.
11) Quale è il tuo sogno nel cassetto?
Che i cassetti si riordinassero da soli, che in quello della mia lingerie c'è sempre un casino che non si capisce.
Non sono propriamente una casalinga perfetta.
12) Ok siamo giunti al termine: titoli di coda a questa intervista.
Dove è il bagno?

E con questo abbiamo finito la chiacchierata con poison.
Vi ricordo che fate sempre in tempo a mettervi in lista per parlare del vostro quattrozampe, basta commentare questo post o gli altri appartenenti alla serie.
Per le puntate precedenti:

Aria di novità per il blog...
Il mio quattrozampe e io - Bianca
Il mio quattrozampe e io - Persia, Milo e Nina

Per la prossima settimana in lista c'è Moz con una divagazione sul tema che ha voluto intitolare Quattrozampe in padella. Vedremo.
Alla prossima!











martedì 8 aprile 2014

In Fear ( 2013 )

Tom e Lucy si frequentano da un paio di settimane quando lui la invita per una gita in Irlanda per partecipare a un festival musicale. Arrivano sul posto e cercano l'hotel presso cui hanno prenotato telefonicamente. Con la loro auto si addentrano nei boschi seguendo le indicazioni ma dopo un po' si accorgono che stanno girando in circolo e i cartelli che segnalano la strada per l'hotel non sono d'aiuto, anzi.
Si fa buio, la benzina comincia a scarseggiare, sale la tensione fino a che investono un tizio che si trovava in mezzo alla strada. Lo soccorrono , sembra che non si sia fatto quasi nulla.
E'solo l'inizio del loro peggiore incubo......
Si può portare a casa un film più che decente con tre attori in tutto, un automobile, un bosco , qualche strada che vi si addentra e un altro pugnetto di locations derelitte ma di indubbio effetto?
Se la risposta che vi viene in mente è un bel " No", allora guardate prima questo film di Jeremy Lovering, che dopo tanta televisione esordisce al cinema.
E lo fa portandosi dietro tutta la sua esperienza da documentarista: pare infatti che abbia girato questo film abbastanza a braccio, con una sceneggiatura praticamente scritta all'istante e con gli attori che sapevano pochissimo di quello che stavano per portare in scena, per aumentare la loro spontaneità.
Poi un grosso lavoro di limatura in post produzione ed ecco 90 minuti scarsi in cui tutte le peggiori fobie verranno inesorabilmente fuori.
Anche perché trovarsi con l'auto in un posto non particolarmente accogliente come un bosco in mezzo alla brughiera irlandese, quindi nel bel mezzo del nulla, a girare in tondo per ore finchè arriva la notte e la benzina finisce non è una bella cosa.
E Lovering maneggia egregiamente questa paura che sicuramente infetterà chiunque alla visione.
La tensione è costruita tassello dopo tassello in un crescendo lento ma costante ed è acuita anche dal fatto che non ci troviamo di fronte a una coppia consolidata ma a due persone che a malapena si conoscono e che si stanno frequentando da poco, con tutto l'armamentario di ambiguità che si porta la loro relazione.
E non è un caso che quando il terzo personaggio chiede loro se sono una coppia, lei risponda di no.
Quindi oltre a perdersi nella brughiera , ci si perde anche assieme a una persona che si conosce a malapena.
Lucy va subito in paranoia mentre Tom, che è più in paranoia di lei, cerca di fare l'uomo della situazione tentando di disinnescare tutte le paure che inesorabilmente stanno montando anche dentro di lui.
Poi abbiamo l'introduzione del catalizzatore delle paure di entrambi: l'introduzione di un terzo personaggio, Max, che fa capire esattamente quello che sta succedendo.
E' un duello prima dialettico e poi via via sempre meno metaforico il loro che fa arrivare il film ad un finale con un grosso punto interrogativo.
Se nella prima parte In Fear è un thriller horror in cui tensione e originalità vanno a braccetto, altrettanto non si può dire della seconda parte.
La tensione c'è sempre e si taglia con il machete, l'originalità viene un po' meno perchè si oscilla pericolosamente tra The  Hitcher e Wrong Turn , passando per tutti gli intermedi di due film tra di loro lontanissimi.
Eppure Lovering ha stoffa e pur chiudendo il film in modo che più aperto non si può ( anche se a prima vista non è così, ma è una di quelle situazioni in cui si può modificare tutto in un nanosecondo), come già detto prima , riesce a portare a casa il risultato perchè costruisce bene i due protagonisti e li rende di una normalità  che diventa subito inquietante e proprio per questo scatta l'immedesimazione e con essa la paura....
In Fear è potente e adrenalinico con delle sequenze che veramente fanno saltare sulla sedia.
Riesce a scartabellare tra le fobie di chi è al di qua dello schermo come raramente succede al cinema.
E credo che lo scopo ultimo di Lovering fosse proprio questo....

( VOTO : 7 / 10 ) 

In Fear (2013) on IMDb

lunedì 7 aprile 2014

Nymphomaniac Volume 1 ( 2013 )

Seligman, uomo di mezza età, di buona cultura e scapolo , mentre torna a casa in un uggioso pomeriggio invernale trova in un vicolo, stesa per terra in stato di semincoscienza , una donna che afferma di chiamarsi Joe. La soccorre ma al suo rifiuto di farsi vedere da un medico se la porta in casa per darle un tè caldo e dei vestiti puliti. E lei ricambia raccontando la sua storia di dipendenza dal sesso, dei vari step che la cotraddistinguono , della storia d'amore con Jerome.
Il tutto condito con divagazioni filosofiche, matematiche, mistiche e dettagli sulla tecnica della pesca alla mosca.

La recensione che vi state apprestando a leggere non è quella voluta dall'autore, anzi è stata tagliata in più parti.

Ahhhhh!!! ci avete creduto , eh?

La recensione che state leggendo è priva di censure e consigliata a un pubblico adulto.

Venire accolti nel film con un paio di minuti di schermo nero e il pensiero che comunque si sta per vedere la prima parte , mutilata, di un film originariamente unico però diviso in due uscite per motivi commerciali ...beh devo dire che non predispone molto bene.
Un po' ci pensano i Rammstein a mettermi di buon umore, sono sempre un bel sentire , un po' come accomodarsi in un salotto dove ti stanno aspettando dei vecchi amici  casinisti e molto fuori di testa.
Un po' come Lars Von Trier. del resto uno che ammette chiaramente di non stare bene, di avere tutte le fobie di questo mondo e di un altro paio di mondi ancora, uno che si è aggiunto una Von fasulla nel cognome, ha sicuramente qualche problema di personalità, con il suo ego che balla la lambada con le prime racchie che gli capitano a tiro.
Però il nostro Lars è fubbbo, fubbbissimo e ha un fiuto da segugio di Sant'Uberto ( si dice che sia il cane con il naso migliore per ritrovare le tracce) per quanto riguarda il marketing.
Lui o chi per lui.
A scanso di equivoci io amo follemente Lars Von Trier , le sue fobie e quella che ritengo la sua genialità, il suo modo di fare cinema. Penso che sia un regista sempre e comunque oltre e che ad ogni uscita puntualmente rimarchi la distanza tra lui e il resto del panorama cinematografico.
Come ho già detto più volte è uno dei pochi registi di cui si parlerà tra 50-100 anni quando verrà studiato il cinema di questo periodo, in realtà non così fecondo di autori imprescindibili.
Lars von Trier per me lo è da quando vidi al cinema Le onde del destino, un ricordo indelebile che mi ha fatto recuperare tutta la sua opera antecedente a quello e non mi ha fatto perdere praticamente nulla delle sue opere successive.
Nymphmaniac Volume 1 ( ma presumo che anche il Volume 2 sia su questa lunghezza d'onda) ricorda parecchio Le onde del destino: entrambi divisi in capitoli, entrambi film sull'amore e sulle sue declinazioni anche le più sgradevoli  e poi i personaggi di Bess e Joe non sono poi così distanti.
Cercano amore , di dare e riceverlo, ma si scontrano con l'impossibilità di soddisfare questo loro desiderio. Se Bess lo fa per il marito paralizzato e per un senso di colpa mai sopito, Joe lo fa fondamentalmente per se stessa e cerca di compensare questa impossibilità ad amare ( e ad essere amata) con la quantità, con la stimolazione compulsiva dei propri istinti sessuali.
Nymphomaniac Volume 1 ( per adesso solo questo posso giudicare) non è un film pornografico nonostante qualche volta scivoli nella rappresentazione molto esplicita del sesso, non è un film per guardoni assatanati che non riuscirebbero mai a uscire vivi da un film porno che duri cinque ore .
E' un film sull'ossessione principale della vita di Von Trier: l'amore e le patologie ad esso inerenti.
La ninfomania del resto è problema clinico che lui affronta prendendolo un po' alla larga.
Più scrivo e più mi accorgo che sto ciurlando nel manico: non ho la più pallida idea di cosa pensare e scrivere di un film monco , censurato a sangue e la cui seconda puntata la vedrò, forse tra 20 giorni.
Però mi ha attirato con una misteriosa forza centripeta che non è legata alle grazie della giovane Stacy Martin che si concede generosamente alla macchina da presa , mi ha attirato con le sue invenzioni grafiche che ravvivano un film fondamentalmente da camera ( da letto), con il suo sproloquiare di argomenti che erano sepolti in me da quando andavo al Liceo ( i numeri di Fibonacci , ma pensa te....) e con un finale , provvisorio che si ferma a quel Cantus Firmus , potente ed evocativo ma che viene troncato proprio sul più bello.
Eppure non posso fare a meno di ammettere che per tutta la visione spesso la mente è volata via in associazioni sempre più ardite.
Del resto questo ultimo tango a Copenaghen si predispone molto bene.
E continuo a pensare che Lars Von Trier sia un gran burlone a cui piace giocare con i propri spettatori., ma soprattutto uno che sa magheggiare alla grande con  il marketing.
Di questo film si parla dapperutto, dalle canoniche a sotto i caschi del parrucchiere e quindi questo è già un grandissimo successo.
La prima cosa che ho pensato quando Joe comincia a parlare della verginità come una zavorra di cui liberarsi è che il nostro Larsuccio si è voluto fare beffe di tutto quel cinema americano indie , quello legato alla formazione e all'idealizzazione del primo incontro d'amore. Lui lo risolve in un'officina, in modo squallido, tre botte da una parte e cinque dall'altra , in pochi secondi, altro che le menate sentimental/indie superchiacchierate e superpippose.
La gara  sul treno: a parte che un treno come quello sarebbe il sogno di molti maschietti e a parte che Sophie Kennedy Clark sembra una copia sputata di Kirsten Dunst, la mente mi è tornata indietro a un vecchio film di Aldo Lado, L'ultimo treno della notte , in cui succedevano cose ben più tristi. Però l'aria anni '70 è la stessa.
Altra cosa che mi ballava da una parte all'altra facendo un tango con uno dei miei unici due neuroni rimasti è questa domanda: e se Von Trier ci avesse presi tutti per il culo e in realtà questo fosse il remake non dichiarato di Gola profonda ( solo che Mea Vulva, Mea Maxima Vulva Joe , il clitoride ce l'ha nel posto giusto)?
Credo che alla fine di questo Nymphomaniac Volume 1 si parlerà per le motivazioni sbagliate ma anche questo è dovuto alla campagna virale di marketing che ha creato delle attese spasmodiche non giustificate.
Ecco allora che il cinema in cui vai a vederlo si trasforma in una congrega di vecchi porconi vestiti con cappellone a larghe tese, occhialoni scuri a mascherare la maggior parte del volto e uno spolverino coloro grigio topo.
E anche quando prendi posto in sala vedi davanti a te tutte quelle teste isolate che ti fanno ripensare ai cinemini porno di una volta, quelli in cui se volevi entrare era meglio fare qualche vaccinazione, spettatori in solitario insomma e un gran via vai presso i bagni che però prima erano posti contigui alla sala e ci si accedeva facilmente, oggi per arrivarci devi fare quasi una cicloturistica non competitiva.
Eppure si procede senza troppi intoppi,nonostante un argomento da far tremare le vene nei polsi, pur con un andatura sinusoidale tra momenti alti ( a me per esempio quei dieci minuti in cui è in scena Uma Thurman mi sono sembrati la parte migliore ) e altri un po' meno alti ma secondo me funzionali allo scopo del film che vuole colpire intenzionalmente sotto la cintura .
Si veda ad esempio la sequenza in cui lei, col padre morente nel letto d'ospedale, sente il  bisogno impellente di farsi dare una ripassatina da un 'operaio, un risvolto di sceneggiatura che sembra estratto di peso da un film porno: " Lei lavora qui , tutto solo in queste brutte segrete nel sotterraneo dell'ospedale?" " Si, signora , proprio qui" " Ah che bello ! Allora scopiamo" nella tradizione gloriosa della Jenna Jameson di turno, una che la Joe del film se la mette nel taschino con tutti i record che ha battuto.
E già che ci stavamo il buon Lars ci poteva risparmiare la visione orrida del culone ignudo e peloso di Slater che è immerso nelle proprie deiezioni, vari baffetti di merda di cui avremmo volentieri fatto a meno.
Per concludere perchè qui parlo parlo e non sto dicendo niente:  giudicare Nymphomaniac Volume 1 è pratica ai limiti dell'onanismo cerebrale perchè è un film monco, senza finale e per giunta anche censurato.
Il problema grosso è che a causa di una campagna di marketing superaggressiva e fondata su qualcosa che in realtà nel film non c'è ( non è un film oltre i limiti della pornografia), questa pellicola arriverà anche, ma forse soprattutto, alle persone sbagliate, gente che non ha la minima idea di chi cazzo sia Lars Von Trier ma che sa benissimo che cosa sia una ninfomane.
Che cosa si è disposti a fare per un pugnetto di euri in più....

( S.V./ 10 ) 

Nymphomaniac: Vol. I (2013) on IMDb