I miei occhi sono pieni delle cicatrici dei mille e mille film che hanno visto.
Il mio cuore ancora porta i segni di tutte le emozioni provate.
La mia anima è la tabula rasa impressionata giorno per giorno,a 24 fotogrammi al secondo.
Cinema vicino e lontano, visibile e invisibile ma quello lontano e invisibile un po' di più.

domenica 21 dicembre 2014

Playlist : i miei 10 film di zombie

La settimana scorsa avevo detto che per non fare ingiustizie a nessuno in questo ciclo di post dedicato alle mie personalissime playlist di genere ( naturalmente opinabilissime, non ho mai avuto la pretesa di esprimere il Verbo assoluto, sono film per me a loro modo importanti e associati a dei ricordi) sarei andato avanti per ordine alfabetico.
Eh eh eh e ho detto una cazzata!
Perché passo direttamente dall'altra parte dell'alfabeto per due motivi fondamentalmente : il primo è che non stiamo compilando un elenco telefonico e quindi che palle fare tutte le cose in ordine alfabetico come un grigio impiegatuccio dell'anagrafe o del catasto.
Il secondo motivo è la mia vigliaccheria: non me la sentivo di scegliere solo dieci horror e allora ho deciso di dividere per sottogeneri.
Ne guadagna la mia salute mentale.
Altra cosa da chiarire nella compilazione di questa lista: ho voluto trattare solo gli zombie "moderni", post romeriani.
Ho escluso film che parlavano di zombie da un'altra prospettiva, più pura se vogliamo, come Ho camminato con uno zombie di Jacques Tourneur in cui il concetto di zombie si mescola all'animismo di origine caraibica ma anche il film che probabilmente ha dato origine al genere, almeno a mia memoria, L'isola degli zombies ( titolo originale White Zombie) diretto da Victor Halperin e datato 1932.
Ho rinunciato dolorosamente anche ad altri film che avrei dovuto inserire in classifica: ho scelto di non riempire troppo di Romero questa playlist, diciamo solo un paio di titoli, quelli più irrinunciabili rispetto agli altri che sono irrinunciabili anche loro, ho escluso il magnifico Zeder di Pupi Avati, Splatters-Gli Schizzacervelli di Jackson, Fido, deliziosa zombie-comedy di produzione canadese e anche L'alba dei morti viventi di Zack Snyder che ha avuto il merito di farmi riscoprire il genere dopo tanti anni.
Ok veniamo alla classifica che abbiamo ciarlato anche troppo.
Avvertenza per i naviganti: molte posizioni sono intercambiabili.

1) ZOMBI
Ovvero Dawn of the Dead, il secondo film della trilogia de Il giorno degli zombi di Romero.
E' per me un ricordo indelebile, una videocassetta consumata con quel nastro ad andare continuamente avanti e indietro, un film scolpito nella mia memoria da cinefilo anche più de La notte dei morti viventi.
E scusate se sono blasfemo.
Il centro commerciale come nuovo mezzo di aggregazione sociale, microcosmo da scompaginare eppure ultimo rifugio in un mondo totalmente stravolto dall'apocalisse.
E diamo anche merito a Dario Argento di averlo accorciato nei punti giusti , di avergli dato un  ritmo più alacre e di averlo esportato in tutto il mondo decretando un successo clamoroso.

2 ) LA NOTTE DEI MORTI VIVENTI
E' da qui che è partito tutto, per una seconda volta.
Un cult fin dalla sua nascita, un bianco e nero che è sinonimo di una produzione ultra low budget ma che diventa anche uno dei punti di forza di un film in cui è bandita ogni speranza.
Girato al risparmio e con un troupe ridottissima è il film che ha riscritto i parametri estetici del genere horror dando alle stampe sequenze di violenza inusitata per l'epoca.
Quando lo vidi da adolescente sinceramente mi feci travolgere da tutto quello che era sulla superficie del film,
Solo dopo lessi quante interpretazioni ci stessero sotto un semplice film horror.
Semplice per modo di dire.
E quella sequenza finale , quella pallottola in fronte è di stretta attualità ancora oggi....

3) RE-ANIMATOR
 Adoro questo film quasi a livello di Dawn of the Dead.
Anche di questo ho una VHS consumata negli anni e recentemente sostituita con un DVD che al momento non se la passa troppo bene.
Tratto da Lovecraft è un horror che nel suo non lesinare assolutamente sangue, frattaglie e sequenze non adatte a tutti i palati, riesce a non prendersi sul serio per sfociare nel nonsense puro quando il protagonista Herbert West parla con la sola testa del suo mentore.
Effetti speciali relativamente poveri ma divertimento assicurato dal primo all'ultimo minuto.
Sicuramente non il film migliore sugli zombie, forse neanche degno di stare in questa decina a sentire i puristi, ma io me ne sbatto abbastanza del purismo e quindi in questa lista ci sta.
E alla grandissima.

4) 28 GIORNI DOPO 
Quella lunga sequenza di una Londra deserta in cui si aggira come un fantasma un Cillan Murphy segaligno , emaciato come un fantasma è impressa a fuoco nella mia memoria cinefila.
Diciamo che rende benissimo l'idea di apocalisse che ho in testa, ne è una perfetta visualizzazione.
Il film di Danny Boyle è una macchina spettacolare perfetta, attenta ad omaggiare il maestro Romero quasi con deferenza eppure ricca di quelle puntate d'estro che la rendono così peculiare.
E poi ci sono quelle citazioni di una delle serie british che amo di più , I sopravvissuti, che me lo rendono ancora più simpatico.
Girato in digitale per abbattere i costi ha un ritmo serrato e un gruppo di attori perfetti per i rispettivi ruoli.
Un bel sequel di qualche anno successivo: 28 settimane dopo.

5) SHAUN OF THE DEAD 
Mi rifiuto di chiamarlo con il titolo italiano ( L'alba dei morti dementi in cui l'unico demente è colui o coloro che hanno partoritp dopo chissà quale brain storming un titolo così idiota.)
E ' il primo film della cosiddetta trilogia del cornetto della premiata ditta Pegg/ Wright/ Frost ed è letteralmente irresistibile.
L'inizio è da manuale: Pegg si aggira per il suo quartiere non accorgendosi di nulla di quello che gli sta accadendo intorno, esilarante il confronto tra pendolari al mattino e zombies ( trovare le differenze) e da collasso il primo incontro dei due con una zombie che viene uccisa a colpi di vinile.
E poi il classico assedio ma stavolta i nostri eroi sono barricati in un pub, ultimo avamposto di vita civile in un mondo di zombie.
Una risata e una bevuta ci seppelliranno!

6) ZOMBI 2 
Un sequel dal nome farlocco, intitolato così per sfruttare il successo del film di Romero, Dawn of the Dead da noi intitolato Zombi, per ammissione dello stesso Fulci e che causò una frattura profonda tra i due registi italiani.
Ma Fulci non guarda al film di Romero,citato solo nel titolo per ragioni commerciali: il suo è uno sguardo più ampio a tutto il genere che spoglia accuratamente di ogni notazione politica.
Si recupera la componente caraibica del mito dello zombie e si dà alle stampe un film che regge benissimo all'usura degli anni e che determinerà una svolta nella carriera di Fulci fino ad allora impegnato in cinema assai più leggero.
Importanti,anzi fondamentali i trucchi di Giannetto De Rossi che diede ai suoi zombie un look assai diverso da quello voluto da Romero.

7) PET SEMETARY 
Un romanzo che ho amato molto quando l'ho letto e una trasposizione cinematografica fatta da una regista di talento ma che ha avuto una carriera complessivamente inferiore alle sue capacità.
Una storia terribile, l'impossibilità di elaborare un lutto gravissimo, un film che punta un po' troppo sugli aspetti iconografici del genere, sul sangue e sull'efferatezza.
Da solo probabilmente non vale molto ma visto alla luce del romanzo acquista quel quid in più,almeno ai miei occhi...
E rappresenta un ricordo dell'inizio della mia carriera universitaria..
.

8) [ REC] 
La via spagnola allo zombie movie targata Plaza e Balaguerò.
Ma anche una risposta europea forte a tutti quei mockumentaries che allora non è che andassero precisamente di moda come succede oggi.
Unità di spazio e di tempo, un montaggio dal ritmo asfissiante, un film che scorre velocissimo come gli attacchi degli zombie che popolano quel famigerato condominio.
Un film che ha creato una saga che conta fino ad ora quattro film , di cui l'ultimo uscito da pochissimo, e che forse non è ancora finita.
Almeno speriamo.

9) GRINDHOUSE - PLANET TERROR
Il film di zombie come non l'avete mai visto: un videogioco frenetico e incasinato in cui il gusto iconoclasta di Rodriguez ( e del suo compagnuccio di merende Quentin)  è evidenziato come meglio non si potrebbe.
Uno sparatutto che snocciola invenzioni visive ma soprattutto una quantità industriale di sangue e frattaglie.
E gli attori si prestano più che volentieri alla mattanza (dis)organizzata.

10) THE HORDE 
Adoro questo film ad opera dei francesi Dahan e Rocher e ciò dovrebbe bastare per metterlo in questa lista.
In più mettiamoci che è una rilettura apocrifa del Distretto 13 di Carpenter, che è talmente esagerato che travalica spesso e volentieri la linea sottilissima che separa l'orrore dalla caricatura e che mi ha regalato più di una sequenza che mi ha ricordato tanto, ma proprio tanto l'opera pittorica di Bosch.
Una violenza irreale, quasi cartoonesca in un film che ha sempre il pedale dell'acceleratore pigiato a tavoletta e che travolge tutto e tutti....
E quest'anno ci hanno riprovato addirittura con uno split film, Goal of the Dead, sicuramente una delle mie prossime visioni.




Oggi il parto del post è stato più travagliato del solito anche per imprevisti lavorativi.
Alla prossima settimana, folks e proponete le vostre liste alternative.
E' un gioco divertente!!!




sabato 20 dicembre 2014

Seria(l)mente : Z Nation ( 2014 )

Provenienza : USA
Produzione e distribuzione :The Asylum , Go 2 Digital Media
Episodi : 13 da 43 minuti circa cadauno

Tre anni dopo che un virus ha provocato la trasformazione di tutti coloro che muoiono in zombie, una squadra di sopravvissuti  deve portare l'unico sopravvissuto a una sperimentazione di un vaccino contro il virus,Murphy dal laboratorio di Portsmouth alla California, esattamente dall'altra parte degli States.
E' l'unica speranza per fronteggiare l'apocalisse...
Il viaggio sarà lungo e pericoloso , costellato di incontri variegati.
Addy,Garnett, Warren, Doc, Diecimila, Cassandra e Mack dovranno pensare a salvare se stessi ma più che altro a salvare Murphy da tutti gli attacchi....
Sarà grave se non ho visto mai nemmeno per sbaglio una puntata di The Walking Dead?
Perdonatemi se ho peccato.
Ma a leggere in giro più vado avanti e meno mi attira una serie di zombie in cui prevalgono istanze sociopolitiche , almeno da quanto si legge.
In una serie di zombie ci vuole la materia prima: lo zombie.
E sembra che manchi proprio questa materia prima a The Walking Dead.
E' come se facessimo un film sentimentale senza storia d'amore oppure un film action senza sequenze mirabolanti.
Quelli della The Asylum, una congrega di delinquenti legalizzati della Settima Arte, non saranno dotatissimi di talento ma sono fubbbi, molto fubbbi.
E invece di fare una specie di The Walking Dead dei poveri hanno deciso di dare in pasto al pubblico zombarolo quello che mancava a detta di tutti nella serie major: la materia prima, ovvero gli zombie.
Qui di zombie ne avrete a bizzeffe, in tutte le guise: neonati zombie, zombie radioattivi , compare persino un orso zombie in una puntata.
C'è di che sbizzarrirsi in ogni puntata, garantito che non avrete il tempo di andare a svuotare la vescica o di essere assaliti da noie e sbadigli.
Ho letto da varie parti che Z Nation si segnala per trucchi approssimativi, sceneggiature prive di profondità, recitazione amatoriale e tutta un'altra serie di amenità che non sto qui a ripetere.
Nulla di tutto questo : alla The Asylum hanno fatto tanta monnezza ma a questi aspetti stanno attenti: la CGI non è il loro forte ed è notoriamente un punto debole delle loro produzioni e allora qui viene usata poco o nulla, qui si va di trucchi artigianali, delle sessioni interminabili di trucco e parrucco e il risultato non è così terribile come dicono.
Anzi.
Z Nation sotto questo profilo supera a pieni voti l'esame: è un prodotto che ha un aspetto un po' vintage ma ha anche quell'aria delle vecchie buone cose che si facevano in casa.
Le sceneggiature dei vari episodi potranno mancare anche di profondità ( la stessa cosa si potrebbe dire di un qualsiasi action anni '80) ma sono ugualmente ricche di trovate : vedere per credere l'episodio del loop temporale, quello della setta di consumatori di carpaccio di carne umana  oppure quello della quasi morte per asfissia del cittadino Z .
Il probema è che certa gente non sa che cosa sono i B movies, non sospetta minimamente che esista un gruppo di film animati dalla stessa filosofia che manda avanti questa serie.
In Z Nation c'è costantemente l'atmosfera da B movie, dialoghi e recitazioni sono funzionali a questo tipo di filosofia e c'è una non celata voglia di ironizzare , cosa che la fa apprezzare ancora di più.
Ed è impossibile non affezionarsi a personaggi tanto tamarri quanto umani.
Z Nation non è la rilettura di un Romero andato in vacca, è semplicemente disinteressarsi degli aspetti politici e sociali del genere per offrire la propria idea di intrattenimento seriale.
Che , per quanto mi riguarda è vincente.
Consapevoli di non guardare Kubrick ci si siede e ci si lascia travolgere dalle avventure della strana squadra , perlomeno raccogliticcia, che ha il compito ingrato di salvare il mondo.
Non manca il ritmo, succedono cose in continuazione perché come dice un personaggio all'inizio " odia i dilemmi morali " ( una specie di dichiarazione di intenti) e preferisce far parlare le proprie armi.
Z Nation spara una lunga serie di lotte , corse di zombie ( perché questi zombie a differenza di quelli romeriani , corrono e anche velocemente e sono ancora più veloci quando sono fatti di droga,perché in un episodio ci sono anche gli zombie con scatto da centometrista perché strafatti di anfetamine), di viaggi di trasferimento pericolosi e incontri il più delle volte spiacevoli, un fuoco di sbarramento che permette di non focalizzarsi sui punti deboli di una serie , su dialoghi non sempre all'altezza e su personaggi di contorno non sempre centrati, oltre a quell'aria un po' trash mischiata al cazzeggio conclamato che è un trademark di questa serie.
Fate voi ma dopo un paio di puntate da parte mia era già scattato l'ammmore.
Peccato per il finale sospeso a mezz'aria con tante questioni fondamentali lasciate aperte.
E' una delle cose che più odio nella serialità.
Perché adesso dovrò aspettare un anno o giù di lì per avere qualche risposta.
E meno male che la seconda stagione è stata già confermata.

PERCHE' SI : atmosfera da B movie, tanta azione, tanti zombie e tante battaglie, personaggi a cui è impossibile non affezionarsi, ironia non celata , realizzazione molto meno sciatta del preventivato, si spazia tra vari generi, dal cannibal movie alla sci fi.
PERCHE' NO : le sceneggiature e i dialoghi non sono così profondi ( non indispensabili visto il genere di cui parliamo), qualche personaggio secondario poco centrato, un' aria trash mescolata al cazzeggio conclamato che potrebbe non piacere a qualcuno, finale con troppe questioni fondamentali lasciate aperte...

( VOTO : 7,5 / 10 ) 

Z Nation (2014) on IMDb

venerdì 19 dicembre 2014

L'amore bugiardo - Gone Girl ( 2014 )

Amy e Nick si conoscono a una festa , si annusano e decidono di piacersi impetuosamente.
Ora sono sposati, hanno lasciato New York per vivere in un paesino della profonda provincia americana, vivono senza pensieri, sono una coppia bella e ammirata.
Lui gestisce un bar.
Proprio nel giorno del quinto anniversario di matrimonio, lei sparisce.
Nick è sospettato del suo omicidio nonostante manchi il cadavere.
Ma tutta una serie di indizi , che sembrano piazzati lì apposta, urla al mondo intero la sua colpevolezza.
E lui deve dimostrare perché in casa ci sono macchie di sangue malamente ripulite, un tavolino di vetro rotto e una legnaia a casa della sorella piena di ogni bene di Dio comprato con la carta di credito di lei.
Deve dimostrare in poche parole la sua innocenza per un crimine che lui dice di non aver commesso....
Tratto dal romanzo omonimo di Gillian Flynn che lei stessa ha sceneggiato per il cinema L'amore bugiardo- Gone Girl è l'ennesima testimonianza di come David Fincher sia uno degli ultimi autori di genere del cinema americano.
Forte di uno script intenso e stratificato , Fincher si diverte a smontare  e rimontare da varie prospettive la storia balorda e misteriosa che intende raccontare prendendosi tutto il tempo che ci vuole e già questa è un'anomalia in una factory come quella hollywoodiana in cui tutti sono abituati ad avere tutto e subito.
Con Fincher non è così, bisogna attendere pazientemente in un limbo di cinema ovattato e suadente che porta lo spettatore esattamente dove vuole l'autore.
Durante la prima ora di film racconta il travaglio di Nick, interpretato con la solita fissità da quarto di bue da Ben Affleck che ancora una volta dimostra di essere più bravo dietro alla macchina da presa che davanti, nella seconda ora spiega per filo e per segno l'intrigo dal punto di vista di Amy, per poi tirare le fila del racconto nella mezz'ora finale in cui prevalgono il sarcasmo e la beffa.
La prima ora di film è la migliore perché quella più carica di suspense e mistero: noi siamo perplessi esattamente come Nick perché vediamo tutto con i suoi occhi e siamo coinvolti in un gioco di attrazione/repulsione con un personaggio con cui dobbiamo empatizzare giocoforza ma che ci respinge costantemente con il suo comportamento tutt'altro che ineccepibile.
Vittima o carnefice?
Non lo sappiamo ma scopriamo subito che questa è la domanda che più affascina anche l'autore.
Poi passiamo dalla parte di Amy , alla coloritura di un personaggio sfocato e sfuggente che sembra far parte di un altro film che riparte da zero.
Non più thriller hitchcockiano, non più una corsa affannosa per dimostrare la propria innocenza davanti al mondo intero, rappresentato sopratutto dal potere invasivo di stampa e televisione che costruiscono e smontano a loro piacimenti personaggi e mostri partendo dal nulla e fondandosi sul nulla di dicerie e pettegolezzi.
Non più un film freddo e meticoloso , una costruzione drammaturgica perfetta in un crescendo di tracce e di indizi lasciati lì appositamente quasi a simulare una perversa caccia al tesoro, ma un dramma esistenziale di una donna  che cerca disperatamente una exit strategy a tutto quel castello di carte ( false) che deliberatamente ha costruito.
A questo punto Fincher si lascia affascinare dal meccanismo filmico che perfidamente ha costruito nella sua filosofia cinematografica che film dopo film abbiamo imparato a conoscere: la tragedia da privata diviene pubblica , un pasto veloce da far consumare ai mass media che individuano vittime e colpevoli senza giusto processo, il tentativo di emancipazione di una donna forte e volitiva che ha le fattezze da bambola di porcellana di Rosamund Pike( bella e irreale) diventa rancido e il film , avvolgendosi in una circolarità testimoniata dalla sequenza in cui lui scruta il cielo nel giardino davanti casa, rimette ancora in gioco tutto con il reiterare dell'esacerbazione di vizi privati e pubbliche virtù.
La solita facciata rassicurante da dare in pasto ai mass media, mentre all'interno delle quatto mura domestiche c'è l'inferno.
La vita è un teatro di marionette da rappresentare pubblicamente , quello che succede dietro le quinte resta invece ignoto al grosso pubblico.
L'amore bugiardo- Gone Girl è un reiterato, autoreferenziale gioco di specchi in cui Fincher riflette ancora una volta la sua statura autoriale in maniera cinica e distante in un film che sa essere intenso e rarefatto allo stesso tempo, cerebrale e pragmatico non rinunciando a quelle due/tre sequenze iconografiche da lasciare scolpite nella mente del pubblico e del cinefilo piazzate nei punti strategici del film, forse anche in maniera fin troppo furba e calcolata.
Soprattutto il signor David Fincher è consapevole di essere ormai uno dei pochi a proporre cinema orgogliosamente altro.
Diverso.

PERCHE' SI : intenso e rarefatto allo stesso tempo, cerebrale e circolare, cinema d'autore che si muove nelle logiche del mercato hollywoodiano, la Pike nel suo primo ruolo da protagonista in un film importante.
PERCHE' NO : Ben Affleck da buon quarto di bue dimostra ancora una volta di essere più bravo dietro la macchina da presa e non davanti, Fincher sa di essere bravo come regista e fa in modo di farlo vedere il più possibile, i tre film in uno potrebbero spiazzare una fetta di pubblico

( VOTO : 7,5 / 10 )

 Gone Girl (2014) on IMDb

giovedì 18 dicembre 2014

Zombie night ( 2013 )

Patrick assieme alla figlia Tracie e all'amica di quest'ultima Rachel notano strani tizi per strada mentre tornano a casa. Ne investono uno e si accorgono che è uno zombie. Rachel fugge all'interno di un cimitero, casualmente lì accanto ed è proprio da lì che stanno venendo fuori gli zombie , da sotto terra.
Intanto Birdy (ma che caz' de nome è?), la moglie di Patrick si barrica in casa assieme alla nonna.
In una casa dei loro vicini Joseph, il capofamiglia ordina a tutti di asserragliarsi in casa ma non va tutto come indicato da lui .
Dopo varie disavventure Patrick, Birdy e Tracie si riuniscono. Devono riuscire a passare il resto della notte perché dall'Europa stanno arrivando voci che all'alba finirà tutto.
Ma al prossimo tramonto che cosa succederà?
Ebbene sì!
Ci sono ricascato un'altra volta ma stavolta non ho colpe.
Ho visto sulla locandina John Gulager, regista di semiculto almeno con i suoi 3 Feast, la sagra del secchio di sangue, ho visto la redi-morta Daryl Hannah che erano anni che non la vedevo e volevo appurare di come la chirurgia plastica l'avesse definitivamente sfigurata ( benvenuta nel club delle sfregiate dalla chirurgia plastica, la presidentessa Meg Ryan ti porge il suo saluto assieme alla segretaria Madeleine Stowe e all'altra neoentrata nel club Reneè Zelwegger) ed ero curioso di vedere anche Anthony Michael Hall dopo anni che l'avevo perso di vista, esattamente dopo la serie The Dead Zone.
Purtroppo nei titoli di testa c'è scritto anche The Asylum e questo getta un'ombra decisamente maligna su tutto quello che mi appresto a vedere.
Il problema è sempre il solito: progetto a basso budget( comunque un budget di un milioncino di dollari non è neanche da considerare tanto male), sviluppato in tempi velocissimi (si parla di soli 30 giorni per lo script ad opera di Richard Schenkman , soggetto, Keith Allan e Delondra Williams, sceneggiatura), il solito team affiatato che confeziona ad arte il nulla sotto vuoto spinto.
Come al solito, problema endemico della The Asylum , è la sceneggiatura che fa difetto, si vede che è scritta in fretta e furia e che è piena di incongruenze legate a una revisione poco attenta, non ci si cura minimamente dello sviluppo dei personaggi e quelli in secondo piano vengono proprio buttati alle ortiche. C'è inoltre  una certa tendenza ad esagerare con scene WTF ( tipo quella che vede Daryl Hannah, nerboruta sicuramente ma altrettanto sicuramente non in grado di sollevare da sola una cassa da morto con una ragazza e un bambino dentro, manco fosse il Tall Man dei Phantasm di Don Coscarelli) frutto di evidenti disattenzioni.
La regia infatti si mantiene a un livello più che professionale e anche davanti all'occhio della cinepresa gli attori non sono così cani, anzi.
E' tutto il resto che non funziona: non c'è nulla di nuovo, anzi si frullano allegramente generi e film già visti ( Romero ma anche PurgeLa notte del giudizio) tanto da far apparire un film come questo quasi un instant movie nato sull'onda del successo di altri titoli, del resto si usa così in casa Asylum, appena si nota qualcosa che possa fare cassetta si parte subito col clonaggio e spesso si arriva anche prima del progetto ufficiale che si tenta di imitare.
Vogliamo poi parlare dei due protagonisti che si trovano in una stanza piena di zombie, senza armi e che nell'inquadratura successiva salvano la figlia e un bambino che stava con loro dopo aver fatto una strage di cadaveri che camminano? ( come non si sa, si presume che l'abbiano fatto a mani nude , perché il protagonista maschile, Anthony Michael Hall nella parte di Patrick, aveva la sinistra tendenza a uccidere zombie a suon di pizze in faccia gentilmente elargite dalla sua mano cicciotta e per niente pargoletta che come ferro si è abbattuta varie volte sulla faccia di questi poveri zombie, manco fosse er Monnezza sul cranio di Bombolo).
Ebbene si , ci sono cascato.
Mi sono fatto fregare dalla The Asylum un'altra volta.
Però stavolta, vostro onore , ho le attenuanti.
E che cazzo dopo che questi hanno fatto una serie di zombie come Z Nation ( di cui parleremo a breve), serie verso cui dopo appena due puntate è scattato l'ammmore, ma l'ammmore vero che poi è durato per tutte e 13 le puntate della prima stagione,  volevate che mi perdessi un film di zombie fatto da loro?
Eh no, non si poteva.

PERCHE' SI : non male regia e attori, la confezione è decente
PERCHE' NO :scopiazzato a destra e a manca, sceneggiatura poco curata, diverse sequenze WTF, non si possono uccidere orde di zombie a pizze in faccia....

( VOTO : 3 / 10 )

 Zombie Night (2013) on IMDb

mercoledì 17 dicembre 2014

[ REC ] 4 - Apocalipsis ( 2014 )

Angela Vidal la reporter televisiva che avevamo conosciuto nel primo capitolo è portata via dal famigerato condominio in cui cominciò tutto, assieme a due militari sopravvissuti .
Vengono portati su una nave al largo nell'Oceano ad osservare un periodo di quarantena sotto controllo medico e militare.
Ma le cose naturalmente non vanno come dovrebbero: il parassita che rende antropofagi è sulla nave e non impiegherà troppo tempo a far sì che la situazione vada totalmente fuori controllo.
Angela e pochi altri dovranno lottare contro la tremenda minaccia che li insegue nei corridoi angusti della nave....
[REC] 4 - Apocalipsis è il quarto capitolo di una delle saghe zombie più peculiari e longeve della storia del cinema.
Per prima cosa è peculiare la provenienza: fino a [ REC] la Spagna non era sicuramente famosa per l'horror , figuriamoci per i film con gli zombie o per il genere found footage che interpretava con ottimi risultati ( tenendo conto che nel 2007 il genere non era così inflazionato come oggi)
L'altra fondamentale peculiarità risiede nella particolare modalità di prosecuzione della saga: se il secondo capitolo era un seguito puro, già con il terzo capitolo siamo alla notazione a margine narrando di avvenimenti contemporanei rispetto a quelli che avvengono nel famigerato condominio da cui è partito tutto.
E questo quarto capitolo si riallaccia al primo e al secondo non lesinando collegamenti con il terzo film della saga che viene nominato a più riprese.
Anche dal punto di vista stilistico arriviamo a una svolta: viene intelligentemente abbandonato  del tutto il formato found footage ( utilizzato all'inizio) e si passa a un tipo di girato più tradizionale .
La regia dopo un terzo capitolo affidato a Paco Plaza, ritorna nella capienti mani di Jaume Balaguerò.
A parte il secondo capitolo che ho mal digerito ( e leggendo in giro non solo io ho avuto problemi di digestione del film suddetto) , sono un grosso fan di questa saga spagnola di zombie e affini.
Sia perché mi piace la materia, mi ritengo uno zombarolo convinto, sia per come è realizzata, lontano dall'industria hollywoodiana che appiattisce talenti, con un sano spirito anarchico che permette di non essere dei puristi al 100 % della materia.
Gli zombie di Balaguerò e Plaza non sono romeriani, anzi hanno uno scatto da centometristi e non sembrano così acefali come quelli del maestro americano.
In più c'è la componente animale, che non spoilero.
Chi vedrà il film capirà subito quello che intendo.
L'unità di spazio poi, a mio parere, fa bene al film: Balaguerò utilizza benissimo gli spazi angusti della nave, quei corridoi strettissimi in cui hai quasi paura di rimanere incastrato e quelle polverose stanze nella pancia della nave che sembrano non aver mai visto la luce, per aumentare il senso di claustrofobia che già l'ambientazione navale , da sola, fa venire allo spettatore.
Gli effetti speciali hanno un'aria artigianale ma sono assai funzionali dando al film quell'aria delle buone, vecchie cose fatte un po' in casa.
Mi piange un po' il cuore non aver rivisto la magnifica sposina del terzo capitolo, Leticia Dolera in abito da sposa e motosega è una visione praticamente indelebile, ma fa piacere aver ritrovato la tosta reporter del primo capitolo a cui Manuela Velasco, con qualche seducente segno aggiunto dai sette anni passati da un film all'altro, dona la sua vivacità prorompente, nascosta malamente sotto la canotta.
[REC] 4- Apocalipsis non sarà il massimo dell'originalità e vive di dinamiche non esattamente nuove per il genere ma raggiunge il suo scopo che è quello di divertire senza stare tanto a pensare a possibili implicazioni sociali del genere ( come succedeva e succede ancora oggi nel cinema di Romero) .
Solo divertimento, utilizzo creativo di frullatori a immersione e motori fuoribordo, oltre naturalmente alle attese vagonate di zombie.
E Balaguerò ci serve tutto su un piatto d'argento.
E' il capitolo definitivo?
Può darsi: ma il finale è passibile di essere un ulteriore inizio....

PERCHE' SI : zombie , zombie e ancora zombie, ottimo utilizzo degli spazi angusti della nave, si abbandona intelligentemente la tecnica del found footage, ottimo ritorno quello di Manuela Velasco, buoni gli effetti speciali e il trucco
PERCHE' NO : non il massimo dell'originalità, qualche snodo di sceneggiatura un po' troppo "facile", non è tornata Leticia Dolera, indimenticabile sposa con la motosega del primo capitolo...

( VOTO : 6,5 / 10 ) 

[REC] 4: Apocalypse (2014) on IMDb

martedì 16 dicembre 2014

The Equalizer - Il vendicatore ( 2014 )

Robert Mc Call è un impiegato modello di un magazzino di bricolage. Sembra quasi sull'orlo della pensione eppure lo vedi prodigarsi per i più giovani, aiuta un suo amico a perdere peso consigliando dieta e attività fisiche adeguate, ha sempre una parola buona per tutti.
Vive in perfetta solitudine e cena sempre nella tavola calda sotto casa dove scambia qualche parola con la giovanissima Alina, prostitura russa che non ha ancora passato l'adolescenza.
Quando lei viene picchiata selvaggiamente dal suo pappone russo, Robert rivela la sua vera natura di ex agente della CIA addestrato alla guerriglia.
Un arma letale che se ne va in giro a piede libero.
E quelli della mafia russa se ne accorgeranno presto. Robert li andrà a prendere tutti, uno a uno, dal pesce più piccolo a quello più grande.
Che va a prendere addirittura a domicilio. 
A Mosca.
Ho letto nei credits che The Equalizer- Il vendicatore ( ma vendicatore de che ? ma perché i titolisti italiani cercano sempre di rovinare tutto, andava benissimo solo il titolo inglese anche se  fa un po' autoradio anni '80, quelle con le levette che alzavi e abbassavi per sentire meglio i woofer o i tweeter del tuo bellissimo stereo che valeva molto più della macchina che aveva intorno) è tratto da un'omonima serie televisiva americana anni '80 che da noi è stata trasmessa col titolo di Un giustiziere a New York.
Non tra le mie preferite e comunque niente di troppo paragonabile a un film come questo che ha un protagonista nero ed è ambientata da un'altra parte.
Però questa versione filmica conserva una sua aria vintage, demodè anche nella costruzione del suo personaggio principale, un glabro supereroe senza maschera e senza paura a cui dà volto e fisicità uno degli attori hollywoodiani più apprezzati qui a bottega, il Denzellone nostro.
Che a dispetto dell'anagrafe ( tra pochi giorni il tassametro indicherà 60 ) si dimostra ancora in forma e non sfigura affatto in un film action come questo.
Action...anche questo termine da prendere in un'accezione un po' larga perché la sceneggiatura di Richard Wenk ( suo lo script di The Expendables 2 ) si prende i suoi tempi per costruire il personaggio di Robert, lo pone su uno sfondo discretamente caratterizzato, utilizza l'abilità di Denzel per dargli una profondità che normalmente questo tipo di personaggi non ha.
La regia di Fuqua poi se la gioca benissimo sia nelle sequenze più squisitamente action che in quelle in cui è richiesta la recitazione di battute.
Lascia spesso la violenza fuori campo ma trova lo stesso il modo di sottolinearla facendo vedere la scia di morti e di sangue che il nostro McCall si lascia dietro le spalle e soprattutto riesce a costruire con sapienti tocchi registici un villain all'altezza, un Marton Csokas superbamente impomatato, un'aria un po' alla Kevin Spacey ma  che sembra appena uscito da un provino de La promessa dell'assassino di Cronenberg dopo aver usato la stessa marca di brillantina che usava Gian Maria Volontè in Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto ( beccami gallina se non si sono ispirati a lui per dare un look così inquietante al suo personaggio).
Non a caso la parte migliore del film non è il duello finale ambientato nel magazzino di bricolage dove lavora McCall, praticamente il suo terreno e lui usa utensili come trapani e sparachiodi contro le armi automatiche dei suoi avversari, un po' troppo buio per i miei gusti, ma il faccia a faccia che hanno i due grosso modo a metà film , in un ristorante, una partita a scacchi dialettica che mette in chiaro chi deve avere paura di chi.
The Equalizer- Il vendicatore può anche essere letto come un inno all'individualismo classico di certo cinema americano anni '80 con un personaggio che sembra un Rambo dei tempi nostri o un Van Damme che al posto della classica spaccata ad altezze impossibili , resetta il cronografo, come marchio di fabbrica, un gesto tra l'epico ( il nostro si duole anche se la mattanza la finisce con tre secondi di ritardo) e il compulsivo ( con tutto quello a cui deve pensare ....).
Il film di Fuqua , come il suo protagonista sono evidentemente figli di un altro tempo , di un'epoca in cui c'era ancora la Guerra Fredda da raccontare attraverso sceneggiature, di un'epoca di eroi solitari che non si servivano della tecnologia ma solo del buon senso e delle proprie mani, incidentalmente grosse come badili che sapevano essere ferro e piuma alla stessa maniera.
E' nato un po' vecchio questo film ma ha il sapore dell'omaggio vintage, abiura l'uso degli effetti speciali in favore del buon, caro, sano artigianato cinematografico.
Anche Denzellone nostro sta diventando un po' vecchio ma in questo film è cazzutissimo  e spaccaculi come poche altre volte gli era successo.
E a noi ce piace,  non ci sconvolge ma ce piace.

PERCHE' SI : Washington dà profondità al suo personaggio, ottimo anche il villain Csokas e la regia di Fuqua, molto action anni '80
PERCHE' NO : forse un filo lungo ( 130 minuti), finale un po' troppo al buio, la Moretz utilizzata per pochissimi minuti.

( VOTO : 7 / 10 )

 The Equalizer (2014) on IMDb

lunedì 15 dicembre 2014

Vintage horror - Nekromantik ( 1987)

Rob è uno strano tipo che lavora per una ditta specializzata nel ripulire le locations in cui sono avvenuti incidenti automobilistici.
Un lavoro che permette di coltivare il suo vizietto che è quello di portarsi souvenir a casa, ovvero parti anatomiche ritrovate durante la sua attività lavorativa.
Un giorno Rob riesce a portarsi a casa un cadavere così lui e la sua ragazza, Betty, possono soddisfare la propria passione per le cose morte.
Passione che è vera e propria necrofilia: Rob, Betty e il cadavere cominciano un vero e proprio menage a trois.
A dir la verità Betty non disdegna neanche di spassarsela col cadavere quando il suo fidanzato è al lavoro.
E quando Rob viene licenziato , per i continui ritardi, Betty, stufa di stare con un fallito , se ne va .
Portandosi via il cadavere.
La psiche fragile di Rob imploderà definitivamente. Non sopporta essere single.
E gli manca soprattutto il cadavere.
Avviso per i naviganti: questo non è un film per tutti.
Anzi è un film la cui visione sarà sopportata da pochissimi .
E non per quello che mostra ma per la vicenda che viene narrata.
Nekromantik appartiene a quella schiera di titoli citata ampiamente ma che non ha visto quasi nessuno.
E Jorg Buttgereit solo con questo film e con il suo seguito, Nekromantik 2 del 1991, si è guadagnato l'aura di mito che si porta appresso ancora oggi  momento in cui, placido cinquantenne sta vivendo una sorta di seconda giovinezza orrorifica dopo un ventennio passato a fare documentari, programmi televisivi e rappresentazioni teatrali.
A tal punto che i suoi due film più famosi, i due Nekromantik ( ma tra i suoi film più noti bisognerebbe citare anche Schramm, film del '93) sono da poco arrivati in formato Bluray e a febbraio sbarcheranno in terra americana.
Nekromantik è poco più di un filmetto amatoriale, girato in 8 millimetri e poi gonfiato a 16 millimetri per dargli una minima parvenza cinematografica che mette subito in chiaro le sue carte.
Dato il budget più che risibile gli effetti speciali sono tutt'altro che speciali, i raccordi tra le varie scene sono oltremodo grezzi e la recitazione dei due protagonisti e situata a un livello poco più che amatoriale.
Eppure è un qualcosa che cattura l'attenzione anche se come livello cinematografico qualsiasi cosa della Troma a cofronto sembrerà una produzione multimilionaria.
Sarebbe facile dire che cattura l'attenzione per la storia raccontata oppure per quel frammento di mondo movie che è la sequenza documentaristica ( non girata appositamente per il film) dell'uccisione e dello spellamento del coniglio che nel finale viene anche rimandata in senso contrario( perché, poi...).
Come già detto gli effetti speciali sono molto rustici , troppo artigianali per essere credibili e nonostante il minutaggio breve ( 71 minuti in tutto) si arriva a una certa assuefazione allo schifo che si vede e anche a quello che si immagina ( la sola idea di fare sesso a tre con un cadavere putrido nel letto...bleah!!!).
Nekromantik cattura l'attenzione con quella sua aria ingenua e naif, quel modo alternativo di narrare una storia d'amore che più malata non si può, l'assenza quasi totale di dialoghi permette di concentrarsi ancora di più su tutto quello che si vede e non è poco.
Diciamo che vive del contrasto tra il candore delle intenzioni e dei sogni di Rob e la melma in cui si immerge fino alla punta dei capelli.
Siamo sempre in un limbo dove convivono ultrasplatter , tendenze quasi hardcore, malattia mentale e atmosfere oniriche che Buttgereit abbozza con supremo sprezzo del ridicolo.
E riesce a raccontare anche la solitudine di Rob, a modo suo naturalmente, e il suo bisogno di avere cose morte vicino.
E il finale , che non spoilero , si colora di grottesco con la presenza di un pene evidentemente posticcio , il proprio, su cui Rob si accanisce con veemenza spropositata.
Altra cosa da rimarcare è che in tutto questo bailamme di umori, secrezioni e putrefazioni è evidente che Buttgereit parteggi per Rob dipingendo la sua Betty come una specie di genio del male, perversa a tal punto da essere necrofila ma anche attenta al suo benessere economico.
Fa piacere ritrovare l'influsso di un grande dimenticato dell'horror italiano ( ma fece di tutto lui per farsi dimenticare dedicando poi gran parte della sua carriera al porno), quel Joe D'Amato che già in Buio Omega, del 1979, mostrava un letto dove si faceva sesso con la presenza di un cadavere ( anche se la donna viva presente non sembrava molto d'accordo e uso un eufemismo) e si rimanda per ulteriori sollecitazioni in questo senso ad Aftermath , mediometraggio di Nacho Cerdà ( se vi interessa ne abbiamo parlato qui ) che molti considerano, non a torto, il film definitivo sulla necrofilia.
Ripeto Nekromantik non è per tutti, anzi è quasi per nessuno.
Astenersi puristi dell'arte cinematografica.
Come giudicare un film del genere?
Con i parametri di un film " normale" bisogna stroncarlo senza pietà e il voto che metterò si riferisce a questo.
Ma la sua importanza "storica" è innegabile.
A tal punto che questo film , come il suo autore, sta vivendo in pratica una seconda giovinezza e che in un futuro non troppo lontano sarà oggetto di culto e di rivalutazione.

PERCHE' SI : pura avanguardia, aria ingenua e naif, finale che farà sollevare più di un sopracciglio
PERCHE' NO : visibilmente a budget zero, amatoriale o poco più, grossolano, grezzo, effetti speciali troppo rustici per evocare paura. Solo un po' di schifo.

( VOTO : 3,5 / 10 ) 

Nekromantik (1988) on IMDb

domenica 14 dicembre 2014

Playlist : i miei 10 film d'azione

Da questa domenica in avanti, per un po' di domeniche, ho deciso di fare un pochino d'ordine nelle mie memorie cinematografiche fissando un po' di paletti ( leggansi film) per ogni genere che ho frequentato nelle mie innumerevoli visioni.
Più che altro un gioco, con nessuna pretesa di essere il verbo e con la consapevolezza assoluta che qualche titolo inevitabilmente lo dimenticherò anche perché ormai comincio ad avere una certa età e i miei neuroni da bradipo non hanno mai brillato in questi giochi e in queste graduatorie.
Ci proviamo, dai.
Ogni domenica mattina, perché è l'unico giorno della settimana in cui posso fare tutte le cose con più calma , visto che fare questi post antologici non sembra ma porta via un sacco di tempo, mi metterò con dedizione assoluta davanti a questo schermo per compilare una top ten di genere, di ogni genere.
A sentire il cuore sarei dovuto partire con l'horror o con la sci fi ma ho deciso più prosaicamente di andare per ordine alfabetico, più o meno.
La verità è che tremo solo al pensiero di scegliere soli 10 film horror o di fantascienza....
Ma anche per quelli d'azione in quanto a tremori e crampi stiamo messi molto, ma molto bene.
Cominciamo, di molti di questi titoli non abbiamo mai parlato, mi limiterò a dare qualche flash di perché siano per me così significativi.

1 ) HEAT - LA SFIDA

Visto al cinema  e rimasto come una marchiatura a fuoco nella mia memoria cinefila.
E' l'epitome del cinema di Michael Mann, uno che con la cinepresa ci sa veramente fare e non lo scopro io, uno che ha riscritto la grammatica del genere.
Ma Heat- La sfida è soprattutto vedere Al Pacino e Robert De Niro incrociarsi per la prima volta ( ne Il padrino non era mai successo) , stare seduti attorno a un tavolo e incrociare i loro sguardi, le loro voci, il loro modo di recitare così diverso eppure così complementare.
E scoprono che un po' si stanno guardando allo specchio.
Mi vengono i brividi solo a ripensare a quella sequenza.
Quella sera al cinema l'emozione fu indescrivibile.

2)  THE GETAWAY

Ma quello del '72, non gli obbrobriosi remake degli anni a venire.
Getaway ! è l'incontro di due delle personalità più esplosive della Hollywood di quegli anni: di Steve McQueen, uno a cui piaceva starci ma a modo suo , cercando di sovvertirne le regole dall'interno e usandola per coltivare le proprie passioni, e Sam Peckinpah, uno che non voleva assolutamente sottostare alle regole imposte dall'industria ( e non è un caso che tutti, ma proprio tutti, i suoi film abbiano sempre avuto problemi in fase di produzione e distribuzione).
E poi c'è Ali Mac Graw: magari non la classica strafiga ma decisamente carismatica.
E a quell'epoca era la donna di Steve, quindi tutto passa in secondo piano.
In Getaway! il loro rapporto pieno di spine diventa cinema e viceversa il cinema diventa la loro vita.
Il modo in cui si guardano ...beh è difficile che stessero solo recitando.
Non solo un film d'azione. Una dichiarazione di intenti e anche più....

3) TRAPPOLA DI CRISTALLO

Negli anni '70 ci fu L'inferno di cristallo, un film all star , una megaproduzione che si svolgeva tutta o quasi all'interno di un  grattacielo mega, una specie di Titanic dell'architettura dell'epoca.
Alla fine degli anni '80 c'è sempre un grattacielo mega , c'è un gruppo di terroristi e c'è un uomo in canottiera, John McClane alias Bruce Willis, che li combatte e li stermina a uno a uno, riscrivendo il concetto di rambismo , traslocandolo all'interno di quattro mura e dandogli l'irresistibile faccia da schiaffi di Bruce, uno che all'epoca aveva 33 anni ma sembrava già molto più vecchio.
Adesso i divetti di oggi a 33 anni ancora stanno a pettinare le bambole.
Invece lui col pelo incolto che spuntava anche sulla groppa uccideva orde di terroristi.
Dategli una canotta e solleverà il mondo intero....

4) ISPETTORE CALLAGHAN : IL CASO SCORPIO E' TUO

E' il 1971, Clint ancora non lo sa ma sta facendo nascere un mito.
Se Sergio Leone diceva di lui che aveva due espressioni , una col cappello e una senza, in questo film ne aggiunge una terza, quella con la pistola dei suoi due amici , i signori Smith e Wesson.
Dirty Harry diventa il sogno di tutti i poliziotti e di tutti i fans della giustizia fai da te, un eroe che può applicare senza problemi ( o quasi) il suo personale senso di giustizia, un uomo che diventa tutt'uno col suo braccio destro in cui la 44 magnum diventa il prolungamento naturale della sua mano.
Don Siegel orchestra alla grandissima come solo lui sapeva fare.
E Clint diventa un califfo a Hollywood.

5) I GUERRIERI DELLA NOTTE

Un action atipico, un western metropolitano sotto mentite spoglie ma si sa che a Walter Hill non piacciono i film conservativi, vuole sempre andare oltre il concetto di genere.
Musica sparata a volume altissimo, violenza in dosi massicce, una New York notturna infida e malsana ,postapocalittica che diventa un percorso a ostacoli per il gruppetto sparuto dei Warriors, i guerrieri, spirito di sacrificio e senso di appartenenza come raramente si erano visti al cinema.
Ed è per questo che entrano subito nel cuore.
E' un film del '79 ma è come se fossimo già dentro gli anni '80.
E come in un videogame, scoprire i nuovi nemici , come sono fatti e che armi hanno, è la cosa più bella.
Dopo aver visto questo film non guarderete più una mazza da baseball come prima.


6) POINT BREAK

Per una volta si parteggia per i rapinatori, i cosiddetti cattivi, ma come fai a non stare dalla loro parte?
Sono belli, impossibili, hanno una loro precisa filosofia di vita , cercano l'onda perfetta e il loro mercoledì da leoni e non si può certo frapporre un poliziotto tra loro e il loro sogno.
Leggenda le rapine con le maschere dei presidenti, leggenda Patrick Swayze, mai stato così bello e carismatico e , sorpresa delle sorprese, a dirigere il traffico è una donna, cazzutissima che risponde al nome di Kathryn Bigelow , una che rilegge con grande naturalezza la lezione dei grandi classici americani, da Peckinpah ( il nichilismo visionario) a Siegel ( il pragmatismo esistenziale).

7) THE RAID 2

Il concetto di action moderno non può fare a meno di considerare Gareth Evans, un gallese a Giakarta, e i suoi due The Raid.
Qui siamo non al presente dell'action ma direttamente al futuro, il bisteccone gallese ( due metri e passa) ha trovato la sua dimensione facendo conoscere al mondo interno un'arte marziale indonesiana che ha in Iko Uwais il suo cantore.
Inseguimenti automobilistici, botte da orbi, una mitica lotta nel fango o un quindici contro uno ambientato dentro un bagno di metri quadrati uno, leggasi uno.
La cinepresa volteggia disegnando ghirigori come mai visto prima.

8) ARMA LETALE

Altro prodotto tipico anni '80 che avvia la contamimazione tra generi: la coppia di poliziotti sembra di
quelle classiche ( uno bianco e uno nero) ma il nero è uomo di sani principi, padre di famiglia esemplare e tutore della legge ligio alle regole, il bianco è un capellone psicopatico che interpreta la sua professione come un continuo gioco d'azzardo, in cui la posta è la sua vita, che per lui conta meno di un centesimo di dollaro.
Quel piccoletto australiano irrequieto trova in Martin Riggs il suo perfetto alter ego.
Sequenza cult: come Riggs tratta un presunto maniaco suicida che dopo cinque minuti di chiacchiere capisce che chi ha di fronte vuole suicidarsi più di lui.
E gli fa paura. Come a noi.
Però fa anche ridere ed è questa ironia mai nascosta la ragione del suo successo.

9) FACE OFF

I puristi di John Woo mi ribatteranno, non senza ragioni, che questo film non vale nemmeno la metà dei
suoi film nella natia Hong Kong, ma Face Off è senza dubbio il miglior tentativo che abbia fatto il nostro di coniugare il suo cinema precedente allo sbarco in America, con i dettami imposti da Hollywood.
Con salti mortali doppi, tripli e quadrupli, con addirittura due divi all'apice della loro carriera che arrivano a scambiarsi le facce e le parti all'interno dello stesso film.
Contorsione tipicamente orientale che si trasforma in un colpo di genio.
E a Castor Troy " piace la patata!!!".
Un must l'inseguimento con i motoscafi.

10 ) CON AIR

Avrei potuto mettere anche The Rock, la sostanza non sarebbe cambiata.
Puro action anni '90, veloce, furioso, adrenalinico che se ne frega allegramente della verosimiglianza ma sublima il lavoro degli stunt e di coloro che si occupano di effetti speciali.
120 minuti in cui si perde il conto dei morti e dei colpi di pistola sparati , si esce con le orecchie che fischiano e rimbombano ma questo è lo scopo.
Chi si si ferma è perduto sembra dire questo film, un manifesto programmatico per tutto l'action tamarro a venire.
Non ci sono tocchi di classe , non si usa il fioretto ma si passa direttamente alle sciabolate.
E sono tutt' altro che morbide.



Ok , per stamattina mi sembra che sia tutto.
Alla prossima settimana e magari giocate anche voi, se non l'avete già fatto con la top ten film genere per genere.....