I miei occhi sono pieni delle cicatrici dei mille e mille film che hanno visto.
Il mio cuore ancora porta i segni di tutte le emozioni provate.
La mia anima è la tabula rasa impressionata giorno per giorno,a 24 fotogrammi al secondo.
Cinema vicino e lontano, visibile e invisibile ma quello lontano e invisibile un po' di più.

venerdì 25 luglio 2014

Capitan Harlock ( 2013 )

Nel 2977 la popolazione di terrestri e di loro discendenti ha raggiunto la ragguardevole cifra di 500 miliardi. Sono sparsi per l'universo e il numero esorbitante impedisce di fatto un loro ritorno a casa nonostante guerre sanguinose ( denominate Coming Home) e il dispiegamento di una potentissima flotta attorno al pianeta azzurro ad opera dell'organizzazione della Gaia Sanction con il compito di distruggere chiunque si avvicini.
Tra coloro che si aggirano per le galassie c'è l'astronave Arcadia ai comandi di Capitan Harlock, uno di quelli che vuole sovvertire i dettami della Gaia Sanction.
Viene così inviato sull'Arcadia un infiltrato di nome Yama, fratello di Ezra , comandante delle forze armate di Gaia.
Yama dovrebbe uccidere Harlock ma si schiera ben presto dalla sua parte e anche i vari tentativi di Ezra di riportarlo dalla parte della Gaia Sanction falliscono miseramente.
Anche quando Ezra racconta al fratello ribelle il passato di Capitan Harlock, gli fa vedere come realmente è ridotta la Terra ( un ammasso di buche e crateri) e in una lotta finale lo ferisce sotto l'occhio destro di cui perderà l'uso.
Una cicatrice identica a quella di Capitan Harlock.
Un ideale passaggio di testimone in nome della libertà in giro per le galassie.
Difficilissimo riassumere in una breve sinossi  tutto quello che succede in questo Capitan Harlock versione 2013, la prima in computer grafica.
Se come si suol dire anche l'occhio vuole la sua parte, qui ne avrà in abbondanza perché l'intelaiatura visiva del film è maestosa, eccezionale, qualcosa in cui perdersi e ritrovarsi, anche al di là di tutte le chiacchiere ( interminabili, a volte estenuanti) che si fanno durante il film.
La complicazione è una sceneggiatura dai dialoghi interminabili e infarcita di tanti, troppi avvenimenti.
Il rischio di perdersi nel film è elevatissimo se non si segue attentamente la vicenda.
Il problema è che questo non è il Capitan Harlock che ho conosciuto quando ero piccolo: è qualcosa di diverso, invece che un eroe romantico, l'ultimo dei romantici, si comporta come un deus ex machina tronfio e che si bea del suo status di leggenda, in grado di intervenire quando e come vuole per cambiare a suo piacimento la storia.
Rimane il suo status di ribelle a tutto tondo, attivista contro tutti i regimi totalitari , umani o alieni che siano, ma ci troviamo di fronte a un'elaborazione profondamente diversa del personaggio che qui diventa ancora più taciturno ed è decisamente meno presente, anzi per la maggior parte del film è relegato sullo sfondo, incombe sulla narrazione ma in realtà in questo Capitan Harlock del 2013 viene narrata soprattutto la storia dei due fratelli contro, Ezra e Yama, dei loro conflitti venuti da lontano e delle loro diverse filosofie di vita.
Altra cosa difficile da mandare giù per un fan della primissima ora del cartone animato ( mi perdoneranno i puristi giapponesi se lo chiamo così ma non sono molto informato sulle varie tecnologie e non voglio sparare cazzate o millantare competenze che non ho abusando di Wikipedia) è tutta questa tridimensionalità di personaggi e di ambienti grazie a una computer grafica che perfeziona tutto ma di riflesso appiattisce anche i tratti nervosi del disegno che erano parte integrante del mondo del vecchio Capitan Harlock.
Questa nuova riscrittura delle avventure del mitico capitano è decisamente complicata da seguire e questo scoraggerà sicuramente i più giovani( ma probabilmente non erano loro il target di riferimento), tanti avvenimenti, tante parole e cambiamenti di sponda, tante cose date per scontate ma che per chi si avvicina per la prima volta al personaggio non lo sono così tanto.
E' duro da seguire però arrivare alla fine dà un senso di estrema soddisfazione, un po' come il ciclista che ha appena finito di scalare lo Stelvio o l'Alpe d'Huez, perché si è riusciti a non abbandonare nonostante tutti i tentativi da parte degli sceneggiatori che hanno condensato in due ore di film , avvenimenti che ne avrebbero occupato una serie intera.
Musica potentissima e che sottolinea al meglio i vari passaggi e una certa aria alla Star Wars completano il quadro di una megaproduzione ( 30 milioni di dollari, per essere un film giapponese , sono una bella cifra) che si occupa del difficile compito di ricreare la leggenda un po' sbiadita dagli anni di Capitan Harlock, uno degli eroi della galassia decisamente più fascinosi.
Sollucchero puro la lotta finale tra i due fratelli e il passaggio di testimone tra Harlock e Yama, forse un passaggio un po' troppo telefonato ma per il fan vedere che c'è una speranza di rivedere ancora su schermo le avventure di uno degli eroi preferiti....
Capitan Harlock in definitiva è un film piuttosto difficile da giudicare: complesso oltre ogni aspettativa , con molti difetti ed esagerazioni , ma affascinante e generoso con lo spettatore come il personaggio che gli dà il titolo.
Ed esteticamente è favoloso.

( VOTO : 7 / 10 ) 

Space Pirate Captain Harlock (2013) on IMDb

giovedì 24 luglio 2014

Sotto una buona stella ( 2014 )

Federico Picchioni è un benestante broker finanziario che convive con un arredatrice di successo. Quando muore improvvisamente l'ex moglie e la Guardia di Finanza chiude la sua attività per colpa delle truffe commesse dal suo capo, Federico, in gravi difficoltà economiche è costretto a prendere i suoi figli in casa, Lia , aspirante poetessa con una figlia di 3 anni di padre ignoto e Niccolò  musicista in cerca di successo.
La compagna di Federico litiga continuamente con i suoi figli e alla fine decide di andarsene, se ne va anche la colf e li lascia nel marasma totale.
Arriva in compenso Luisa che viene ad abitare nell'appartamento a fianco. Lei è una tagliatrice di teste ( licenzia gente per conto delle varie ditte che la chiamano) afflitta da sensi di colpa e ripudiata dalla sua famiglia.
Federico, i suoi figli  e Luisa cominciano a frequentarsi formando una specie di famiglia allargata finché...
Anche Verdone si accoda al cinema della crisi volendo raccontare a modo suo l'Italia di oggi, i problemi economico finanziari, le famiglie allargate e quelle ristrette, le truffe dei furbetti del quartierino e i vari conflitti generazionali.
Ora, era un po' di tempo che avevo perso di vista Verdone e quindi mi può essere sfuggita l'evoluzione del suo cinema negli ultimi anni, ma quello che ho visto in Sotto una buona stella , mette abbastanza tristezza.
Verdone non sarà mai stato un gran regista ma vederlo a un livello di confezionamento così basso mi stupisce assai, azzecca la scelta di Paola Cortellesi con cui ha un'alchimia quasi perfetta ma sbaglia clamorosamente alcuni comprimari come Tea Falco nella parte di Lia che qui appare come una pessima attrice, afflitta da cagneria di proporzioni epiche e mi rifiuto di credere che sia così mediocre e
soprattutto che Verdone , vedendo i giornalieri , non abbia notato quanto fosse sbagliata la performance dell'attrice , oppure come Eleonora Sergio il cui stile recitativo è troppo sopra le righe in un personaggio piuttosto stereotipato.
Stupisce poi la sciatteria con cui è tirato via un po' tutto, c'è un aspetto da sitcom che si intuiva già dal trailer ( mancano solo le risate preregistrate), gli arredi avanguardistici della casa in cui abita Picchioni fanno letteralmente a pugni con un tizio vintage come Verdone che ha due figli che sembrano appena usciti da una comune anni '70.
Due figli che a voler essere generosi non sono il simbolo della nuova generazione, del nuovo che avanza, ma sono solo figurine di cartone indolenti troppo brutte per essere vere o verosimili.
La colpa più grave di Sotto una buona stella è la stessa di cui abbiamo parlato a proposito di Tutta colpa di Freud pochi giorni fa: ha la pretesa di raccontare la realtà ma ne è totalmente avulso, è  come immerso in una bolla spazio temporale che ha pochi contatti col mondo reale.
Probabilmente a Verdone non interessa neanche più di tanto dare una patina di verosimiglianza al suo film , è interessato molto di più alle dinamiche sentimentali tra i vari personaggi che stavolta sono elementari, quasi banali e il film si trasforma in una serie di scene da sit com televisiva che non danno mai l'impressione di arrivare al livello di un racconto globale, organico.
E soprattutto non arrivano mai a sfiorare nemmeno per sbaglio la cattiveria del Verdone di qualche anno fa , tutto è così intriso di melassa e di buonismo che quasi viene una crisi iperglicemica....
Da salvare la Cortellesi , attrice veramente di livello che non inciampa neanche quando è alle prese con un copione zoppicante come quello che le ha consegnato il suo amico Carlo, mentre non riesco a salvare neanche la prova di Verdone , incancrenito nella sua solita macchietta, stavolta imbruttita e invecchiata nonostante sia circondata da glamour e che non esplora mai la sua vena patetica che così brillantemente ha mostrato ne La grande bellezza di Sorrentino.
Sporadiche risate annegate in una mare di noia e di tristezza.
Brutta storia questa del cinema di Verdone....
E a me sta umanamente molto simpatico.
E' anche della Magggica....

( VOTO : 4,5 / 10 )

Sotto una buona stella (2014) on IMDb

mercoledì 23 luglio 2014

Il mio quattrozampe e io - Un riepilogo

Oggi niente intervista.
Una coincidenza fatale di impegni personali e di esami a cui non ci si può sottrarre ( a proposito in bocca al lupo , Ester!) ha fatto in modo che non si riuscisse ad organizzare per oggi l'intervista con la " delicatamente perfida" Ester Moidil.
Purtroppo poi per colpa mia non sono riuscito ad avvertire per tempo la persona successiva e quindi piuttosto che fare una cosa frettolosa ho deciso di rimandare per una settimana.
D'accordo con Ester, visto che le interviste rimaste sono pochine, abbiamo fatto come alle Poste e l'abbiamo fatta scivolare in coda.
Piuttosto che stare senza pubblicare niente a riguardo di una rubrichetta che mi sta dando veramente grosse soddisfazioni ( e non sto parlando di visualizzazioni , ma del piacere impagabile di conoscere un po' più da vicino persone che frequento qui sulla blogosfera e soprattutto quattrozampe amorevolissimi) colgo l'occasione per fare una sorta di post riepilogativo.
Allora per prima cosa devo dire che ormai sono rimasti pochi coraggiosi da intervistare  e quindi nell'arco di un pugnetto di settimane termineremo le interviste.
E io spero tanto che questo non succeda.
La prossima in turno è Ciccola, messa in lista quindi per mercoledì prossimo, appena possibile la contatto nel più breve tempo possibile, poi sarà il turno de La Folle e quindi il turno di Musaghei con il suo Rio, uno dei pochi cagnolini che hanno fatto parte di questa rubrica.
Evidentemente Il mio quattrozampe e io è una rubrichetta seguita soprattutto da gattofili.
L'ultima in lista per adesso è Ester Moidil, così vengo anche incontro alla sua esigenza di far slittare la sua intervista ad agosto, lontana da esami e scadenze varie ( sbagliato perché si cominciano a pagare le tasse).
Ho pubblicato questo post anche per incitarvi ad iscrivervi alle interviste, non voglio far terminare questa buona abitudine del blog.
Allora che aspettate?
Iscrivetevi qui: basta indicarlo in un commento e magari lasciare un contatto.
Che devo fare per convincervi?
Vi devo dire che mi fate fare una figuraccia con l'amico Moz visto che le sue interviste sono schedulate fino al 2015 inoltrato?
VI DEVO PAGARE?
Ecco a quello purtroppo non ci si arriva perché le finanze sono quelle che sono.
Però la mia gratitudine sarà immensa.
Spargete la voce, allertate gli amici e gli amici degli amici, non è necessario essere un blogger.
Fateli passare di qua: può darsi che gradiranno.
ISCRIVETEVI ! ISCRIVETEVI ! ISCRIVETEVI!

martedì 22 luglio 2014

Custodes Bestiae ( 2004 )

Un professore universitario trova in un mercatino dell'antiquariato delle foto , apparentemente di poco valore ma pagate a caro prezzo.
Una sera invita a casa sua un giornalista suo amico per renderlo edotto della straordinaria scoperta che ha fatto, qualcosa di pericoloso visto che viene rapito proprio mentre si sta vedendo col giornalista e scompare nel nulla.
Dal canto suo il giornalista prosegue le ricerche con il materiale che gli ha lasciato il professore: aiutato da uno studente universitario scopre un mistero che perdura da cinque secoli e che non è stato ancora svelato.
La chiave di tutto è in un affresco e in una chiesetta in un piccolo borgo antico nascosto da occhi indiscreti.
Ma questa indagine per lui sarà a carissimo prezzo.
Custodes Bestiae è il secondo lungometraggio realizzato dal giovane regista friulano Lorenzo Bianchini, film realizzato con i contributi regionali forniti dalla regione Friuli.
Contributi per fare un horror?
Ebbene si , la regione Friuli ha finanziato, poco, pochissimo a dir la verità perché il budget di questo film è veramente esiguo un film di genere che non sia la solita commedia italiota.
E ben ha fatto a mettersi nelle mani di un regista capace e di talento come Lorenzo Bianchini, uno che , a vedere questo film e la sua carriera in genere ( che tra mille difficoltà sta proseguendo nel disinteresse generale della scena cinematografica italiana evidentemente intenta a fare altro e non a riconoscere un talento cristallino come quello di Lorenzo) è abituato a fare le nozze coi fichi secchi per come lavora mettendo in campo moltissime idee a dispetto di fondi non esattamente da film hollywoodiano.
Già a leggere la sinossi è subito chiara quale sia la pietra di paragone di questo film: parliamo de La casa delle finestre che ridono di Pupi Avati,un pezzo (quasi ) unico di quel filone che venne all'epoca denominato horror padano.
Naturalmente bisogna fare tutti i distinguo del caso perché quello di Avati era un film confezionato con dovizia di mezzi, qui ci troviamo di fronte a una produzione praticamente amatoriale a causa del budget.
Budget talmente ridotto che ha determinato la scelta di realizzare tutto in digitale, tecnica che riduce moltissimo le spese ma che appiattisce irrimediabilmente la fotografia che è importantissima in prodotti come questo che devono provocare suggestioni orrorifiche.
La luce fredda del digitale non è troppo adatta ma Bianchini dimostra di bypassare anche questo piccolo handicap senza eccessivi problemi.
Altra cosa che mi ha colpito e che mi ha fatto capire il perchè la regione Friuli abbia concesso un finanziamento a un film horror, cosa che avrà sicuramente fatto inorridire qualche stuolo di benpensanti, è il discreto numero di locations, di grande bellezza, che viene utilizzato durante il film.
Se spesso per ridurre il budget si usa l'unità di luogo, qui Bianchini ha moltiplicato scene, personaggi e ambientazioni riuscendo a dare al film un ritmo inaspettato e continui motivi di interesse in un racconto che nel finale si tinge di tonalità lovecraftiane.
Altro fattore non secondario è l'uso della lingua o meglio del dialetto che spesso salta fuori nei dialoghi, un simbolo della preservazione di un'identità, una sorta di certificazione di un senso di appartenenza.
I custodi della Bestia sono tra noi, la Bestia è tra noi e non perde occasione di rimarcare la sua superiorità sull'uomo.
Zero effetti speciali, una regia virtuosistica ma che sa fermarsi sempre nel punto giusto, evitando di cadere nell'arzigogolo fine a se stesso, la sensazione che a causa del budget ci sia qualcosa di inespresso in questo film costretto a nascondere oltre il dovuto , più che a mostrare.
Però i piedi caprini di Satana sono là in bella vista e anche una scena finale con un bel deposito d'angoscia a lento rilascio.
Film realizzato con 3000 euro. Si, avete letto bene :tremila.
Uscito nel 2004 ma distribuito in dvd due anni dopo.

( VOTO : 6,5 / 10 ) 

Custodes bestiae (2004) on IMDb

lunedì 21 luglio 2014

Stolen ( 2012 )

Will Montgomery è l'unico membro della sua banda di rapinatori ad essere catturato dopo una rapina milionaria il cui bottino però, dieci milioni di dollari, è sparito e solo lui sa che fine ha fatto.
Lui non parla, si fa otto anni di galera cosicchè quando esce ha un po' di occhi puntati addosso in tutto quello che fa perché tutti cercano quei soldi che in realtà sono andati in fumo.
 Lo segue l'FBI ma soprattutto lo contatta il suo vecchio complice Vincent, da tutti creduto morto, che nel Mardi Gras di New Orleans ha rapito Alison, la figlia di Will, e se la porta in giro per le strade trafficate rinchiusa nel bagagliaio della sua automobile.
Chiede a Will i dieci milioni di dollari e gli dà dodici ore di tempo per consegnarglieli altrimenti Alison morirà.
Will contatterà un'altra ex complice per procurarsi il denaro e per presentarsi al rendez vous con il suo vecchio amico....
Leggendo la carriera di Simon West, il regista, uno sa bene che non è lecito aspettarsi chissà che , perché il nostro nelle sue regie ha sempre masticato mediocrità più che altro.
E magari la stessa cosa uno la pensa di Nicolas Cage, una volta attore di belle speranze, ora incancrenito in ruoli ingabbiati in mille stereotipi ed entrato nel mito per quella faccia da figliolone scemo che l'età che avanza ( e la parrucca che diventa man mano sempre più abbondante) gli sta consegnando in dote.
E lui ci mette del suo scegliendo sempre ruoli che confermino questo sacrilego pensiero.
Qui fa il rapinatore superprofessionista, come sempre succede nei film americani, il migliore del suo campo o quasi e si ritaglia anche una specie di codice d'onore che lo fa stare zitto e muto in galera per un bel po' di anni.
E se lui non presenta il conto al suo passato , stavolta è il passato che torna prepotentemente a farsi sentire.
Da qui la sua trasformazione in eroe d'azione , un expendable sotto mentite spoglie tanto per rimanere in tema con l'ultimo film decente che ha fatto West, che deve recuperare una figlia e chiudere i conti con il cattivone di turno.
Il tutto con sullo sfondo la coloratissima New Orleans del Mardi Gras ( ma quanti film si sono svolti durante il Carnevale di New Orleans? ormai ne ho perso il conto), una FBI in vena di dabbenaggini che lo segue e cerca di ostacolarlo e un dolce ritorno di fiamma ( leggasi Malin Ackerman, veramente notevole) che rende più dolce il presente.
West aumenta il ritmo ma rimane prigioniero di tutti gli stereotipi possibili e immaginabili del classico thriller d'azione americano e nonostante infarcisca il suo film di un po' di tutto ( la rapina iniziale girata come se ci trovassimo in un heist movie, sparatorie, scazzottate, qualche barlume di ironia qua e là, un villain disabile ma di cattiveria spropositata, forse pure troppo sopra le righe, amore filiale ecc ecc ) si presenta come un film debole e posticcio (come la capigliatura del suo protagonista) un po' su tutti i fronti, indeciso su quale strada prendere e proprio per questo non riesce mai ad appassionare come sarebbe lecito.
Stolen
Neanche lo spettatore di bocca buona che cerca cinema ad impatto zero sui suoi neuroni devastati dalla canicola estiva.
Perlomeno un minimo e invece no: elettroencefalogramma rigorosamente piatto.
Da ricordare il blasfemo cappellino che sfoggia Danny Huston nel film ( lo stesso tipo che portava Gene Hackman ne Il braccio violento della legge) che te lo fa odiare sin dal primo secondo che lo vedi abbigliato così..
Stolen, film da 35 milioni di dollari di budget è stato una debacle con pochi precedenti al botteghino americano incassando in tutto circa 300 mila dollari, più o meno....
Qualcosa vorrà pur dire....

( VOTO : 4 / 10 ) 

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domenica 20 luglio 2014

The tourist ( 2010 )

Frank Tupelo, insegnante americano sentimentalmente abbastanza in disarmo conosce la bella Elise, donna non propriamente limpida e che è al centro di un intrigo internazionale tra gangsters e interpol.
Sorvegliati dalle polizie di mezzo mondo e cercando di stare lontano dalle grinfie dei malfattori.
In una sarabanda di inseguimenti e situazioni paradossali, a spasso per i canali di Venezia , i due avranno modo di approfondire la loro conoscenza.
O forse si erano già conosciuti.
O forse Frank non è uno sprovveduto come sembra....
Non so neanche da dove cominciare per parlare di questo che nelle intenzioni hollywoodiane doveva essere una sorta di blockbuster d'autore visto il lustro del nome di Florian Henckel Von Donnersmarck dopo il bellissimo Le vite degli altri.
Purtroppo invece che parlare di blockbuster di autore ci troviamo a disquisire , come quasi sempre , di come Hollywood riesca ad asfaltare, nel nome del dio denaro, tutti i migliori talenti registici provenienti dalla vecchia Europa.
E Von Donnersmarck era uno di questi.
Ma se un umile cinefilo pensa e spera che il film sia del regista a Hollywood  la pensano diversamente e decidono di girare uno spot di cento minuti su Angelina Jolie in sfilata di moda perenne, cercando di creare la diva definitiva del nuovo millennio.
E ne creano una caricatura.
Venezia è sfondo mesto e male sfruttato,Johnny Cicciobello Depp è comparsa benissimo pagata in trasferta premio, le maestranze attoriali italiane sfilano in ordine come tanti soldatini pronti solo per  recitare il loro triste copione infarcito di luoghi comuni triti e ritriti, il bandito russo è la solita macchietta che viene dalla Guerra Fredda e dai film degli anni Sessanta.
Al centro c'è solo lei, l'Angelina internazionale, labbra rubate a un gommone, una che vince sempre con il suo poker d'ossi e i suoi abiti griffati, una che si veste sotto Natale con un fiocco rosso pigramente annodato sulle sue spigolose terga invitando consapevolmente ad aprire il pacco regalo.

A un certo punto ti chiedi se The Tourist sia il Cicciobello di cui sopra o il regista invitato a valorizzare la sua diva plastificata.
Lo spettatore è escluso perché si vede poco o nulla di Venezia ( e se ne avessero sfruttato di più gli angoli mozzafiato il film anche non volendo sarebbe venuto fuori migliore) che in più di un'occasione è solo uno sfondo posticcio e ricostruito in studio.
Se penso che questa schifezza (non è possibile chiamarla altrimenti)  in Italia ha incassato oltre 11 milioni di euro mi sento male.
A questo punto "a ridatece er puzzone de cinepanettone".
E rimpiangi quasi che De Sica durante questo film in cui fa il commissario corrotto non se ne esca con un mortacci tua così tanto per gradire, un pernacchia o una scoreggetta. 
The Tourist è solo una flatulenza nauseabonda che scimmiotta la vecchia commedia hollywoodiana mescolandola a tanto jamesbondismo d'accatto.
Timothy Dalton e Bettany (una botta di codicedavincismo) sono lì per quello.

( VOTO : 3 / 10 ) 

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sabato 19 luglio 2014

Tutta colpa di Freud ( 2014 )

Francesco è uno psicologo cinquantenne che è stato lasciato dalla moglie e continua ad allevare amorevolmente le sue tre figlie, tre ragazze che vanno dai 18 anni di Emma ai 30 di Sara passando per Marta.
Sara è lesbica e ottiene sempre di farsi lasciare dalle sue partners sul più bello proprio quando le cose si fanno serie, forse troppo, Marta ha una libreria , si innamora di scrittori che non la vedono proprio e scopre un singolare frequentatore del suo negozio che le ruba dei libri, Emma sta con un cinquantenne , Alessandro che oltre a essere coetaneo di suo padre è anche il marito di Claudia, solitaria donna col cane che in realtà è l'amore segreto di Francesco.
Il cerchio così si chiude ma ne succederanno cose finchè la chiusura sarà perfetta...o quasi.
Tutta colpa di Freud di Paolo Genovese fa parte di quel filone che io chiamo " gentile " della commedia italiana di questi ultimi anni.+
Dove "gentile" non è necessariamente un aggettivo di merito ma solo di modo: è una commedia che sceglie un'altra via di divertimento che non sia il pecoreccio andante, qualcosa che cerchi di orchestrare situazioni realistiche che però siano armate di una certa dose di paradosso per far ridere o almeno sorridere il pubblico.
Che abbiano la pretesa di raccontare l'Italia di oggi e raccontare noi che la abitiamo.
Tutta colpa di Freud cerca di fare questo e tenta di essere una corposa alternativa al cinema della crisi economica che tanto sta ispirando i nostri sceneggiatori.
E visto che prende di mira un certo tipo di borghesia medio alta che francamente è poco e male rappresentata nella nostra società perde subito il primo appiglio con la realtà e con questo la pretesa di verosimiglianza mostrando subito una vistosa avulsione dalla realtà.
I personaggi che attraversano questo film sono percorsi solo da dubbi esistenziali e non economici e questo non sarebbe un male , il problema è anche il mondo che li circonda è fatto un po' come loro, una specie di bolla al di là dello spazio e del tempo in cui sembra che abitino solo loro, figure un po' così che assumono i contorni a volte della fiaba a volte della barzelletta.
Viene smorzata del tutto la volgarità così come è azzerato il conflitto generazionale che dovrebbe esistere tra un padre negli anta da un pezzo e tre figlie oggettivamente complicate , vuoi per l'identità sessuale ( e qui nel tratteggiare il personaggio di Sara siamo proprio alla schizofrenia creativa come se uno se la potesse scegliere l'identità sessuale), vuoi per una situazione sentimentale stagnante, vedi la sognatrice Marta che quando scopre l'autore dei furti nella sua libreria lo segue e non chiama le autorità competenti come succederebbe da che mondo e mondo, vuoi per un amore anomalo non tanto per la differenza di età , quanto perché il partner che sembra avere più la testa sulle spalle è proprio Emma e non il suo scapestrato fidanzato che all'anagrafe ha circa trenta anni più di lei.
Il mondo di Tutta colpa di Freud è un anfratto fiabesco in cui finisce tutto a tarallucci e vino, in cui tutti si vogliono bene, si abbracciano e si baciano, in cui non ci sono problemi se tua figlia diciottenne sta con un tuo coetaneo
In un mondo normale verrebbe fuori quasi sempre un'omerica scazzottata o perlomeno una discussione sul filo della tensione, qui non succede nulla, anzi visto che Francesco è uno psicologo, già che c'è prende in analisi Alessandro...
Ecco se la commedia deve guardare ai pubblici vizi e alle private virtù del mondo che ci circonda , osservandolo e poi ridendoci un po' sopra, il film di Genovese fallisce su tutta la linea perché non sembra osservare la realtà, sembra solo bypassarla.
E poi , lasciatemelo dire, basta con quelle voci over che si sostituiscono al regista e raccontano a voce quello che lui dovrebbe raccontare in immagini.
 E che due palle!
Tutta colpa di Freud non è comunque tutto da buttare via: troppo lungo, perché fare una commedia che sfiori le due ore di durata vuol dire cacciarsi consapevolmente nei guai, troppo ammiccante e superficiale ha tuttavia qualche battuta che va a segno e una confezione luccicante ( buona anche la fotografia)  che va indubbiamente al di là della media italiana di questo ultimo periodo.
Peccato aver messo la sordina alla verve da borgataro autentico di Marco Giallini in un personaggio troppo tranquillo per essere vero, peccato che la Puccini sembri una bambola di porcellana e ne abbia la stessa espressività e peccato anche che Alessandro Gassman sia relegato in personaggi macchietta.
Sara Foglietta è invece una bella scoperta....

( VOTO : 5 / 10 )  

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venerdì 18 luglio 2014

Tutte contro lui ( 2014 )

Carly avvocato newyorkese stragnocca ha una storia col fighissimo Mark: bistro' , ristorantini ricercati, locali alla moda e tanto , tantissimo sesso. Un giorno Carly vuol far conoscere il padre al suo damerino e lui con una scusa fugge. Carly si presenta a casa sua e scopre che ha una moglie dimessa e credulona, Kate. Le due dopo uno scontro iniziale si alleano e scoprono che Mark è il classico farfallone marinaio con una donna in ogni porto. Conoscono anche una terza amante, Amber.
Le tre assieme studiano un piano per fargliela pagare a carissimo prezzo....
Siamo in estate e ormai siamo abituati che sui nostri schermi, tranne le eccezioni di blockbusters in contemporanea mondiale ( qualcuno ha detto Transformers 4? ) che comunque incassano anche oltre il preventivato nonostante la stagione facendoci chiedere il perchè per i nostri distributori ed esercenti cinematografici, la stagione finisca a giugno, a sorbici degli innominabili fondi di magazzino, horrorazzi che non passerebbero neanche in seconda serata su Italia Uno e filmacci balneari disgustosi.
A volte accade anche di trovare un film come Tutte contro lui, una commedia di Nick Cassavetes, uno che francamente prometteva altro nella sua carriera , moderatamente sboccato e volgare, moderatamente contro il bigottismo perbenista di tanto cinema americano che sotto una scorza di trasgressione si presenta con il suo vero volto reazionario e moralista, un qualcosa che però non scivoli nella farsa di basso livello alla Apatow per esempio.
Nome non citato a caso perché una delle protagoniste, il vero motore comico del film, Leslie Mann è proprio la mogliettina del re Mida della commedia pecoreccia a stelle e strisce, il Juddone nostro.
Tutte contro lui è una commedia che va a strappi, un po' troppo lunga e arzigogolata forse, ma non annoia più di tanto e estorce anche più di un sorriso col suo femminismo ostentato e blandamente irriverente disegnando un mondo di lustrini e pailettes in cui gli uomini sono solo modeste figurine di cartone o al massimo Don Giovanni da strapazzo il cui cervello si è spostato anatomicamente tre palmi sotto il mento.
I tempi comici di Cameron Diaz e Leslie Mann sono ben calibrati sulle loro differenze anche fisiche ( una cammellona la Diaz , mentre la Mann è piccola e minuta), il bel Nikolaj Coster-Waldau ( veramente bello, se non fossi etero cadrei ai suoi piedi) esce dal troiaio ( letterale , tra incesti e quanto altro) de Il trono di spade e indossa con apparente disinvoltura anche gli abiti moderni e rappresenta il demone assoluto contro cui deve combattere questo manipolo di femministe dell'ultima ora, prima felici di dividere i piaceri sessuali con uno stallone di razza come quello e poi impazzite di rabbia quando scoprono di non avere l'esclusiva.
Eh eh eh a volte sono strane 'ste donne...
Ritornando al film, diciamo che è guardabile e nulla più, una sorta di guilty pleasure in cui amore e amicizia non vanno a braccetto ma prevale decisamente quest'ultima, rigorosamente al femminile.
Ecco perdere l'amore e trovare l'amicizia, quella vera, è la concessione che Tutte contro lui fa alla retorica , e il simbolo è quella sequenza ( che si poteva pure evitare) anima e 'core in cui tutte e tre sono abbracciate di fronte a un tramonto con un sole rossissimo che si nasconde al di là dell'orizzonte.
Dotato di una sceneggiatura non esattamente a prova di bomba ma a volte inerte e sfilacciata, Tutte contro lui diventa un divertissement quasi innocuo proprio per la bravura delle sue interpreti che riescono a nobilitare e a rendere scoppiettante un copione poco originale.
Sequenza cult: la moglie che per rendere la pariglia al marito fa leccare il suo spazzolino da denti dall'enorme alano che si porta dietro e per finire in bellezza lo sciacqua nel water.
Di questi tempi ci si accontenta di poco....

( VOTO : 5,5 / 10 ) 

The Other Woman (2014) on IMDb

giovedì 17 luglio 2014

Quel che sapeva Maisie ( 2012 )

Maisie ha 6 anni ed è nel mezzo del divorzio dei suoi genitori, Susanna, rocker un po' in là con gli anni che cerca disperatamente di rimanere sulla cresta dell'onda, costi quel che costi, e Beale , uomo d'affari con l'orecchio sempre attaccato a un cellulare e la mente sempre rivolta alla sua attività lavorativa.
Accanto a Maisie, così, per la maggior parte del tempo si trovano la gentile tata Margot e il nuovo partner della madre, l'anodino barista  Lincoln che cercano di mettere una pezza a tutte le mancanze dei genitori che aumentano man mano che passa il tempo...
E Maisie sta lì a guardare ....
Basato su un romanzo di Henry James, uno degli scrittori americani più saccheggiati dal cinema, e trasportato brillantemente ai giorni nostri, Quel che sapeva Maisie è un film che parla di coppie disfunzionali e di matrimoni disfunzionali.
Talmente disfunzionali che collassano e non si sa nemmeno il perchè.
Il punto di vista della pellicola diretta a quattro mani da David Siegel e Scott McGehee è quello della protagonista citata nel titolo, Maisie, una bambina di 6 anni che si trova al centro della lotta per il suo affidamento da parte di due genitori che a detta loro la amano moltissimo.
A fasi alterne, basta che non intralci troppo i loro programmi.
E l'impressione è che la lotta per il suo affidamento non sia altro che un modo per fare uno sgarbo all'altro e non una reale esigenza di stare con Maisie che più volte si dimostra per loro solo un impaccio, dimenticato per ogni dove e affidato a terze persone.
Non conosciamo le ragioni del divorzio, anche se a vedere i due coniugi o meglio ex coniugi qualche piccolo sospetto viene, ma vediamo il dietro le quinte, quello che succede dopo, tra avvocati, aule in tribunale( poche per fortuna) e dabbenaggini varie ad opera di un duo di genitori che è tutto tranne che irreprensibile.
Maisie parla poco, sembra non giudicare , ma il suo sguardo è sempre più attonito, sballottata come è tra Margo e Lincoln e tra varie complicazioni sentimentali ( chi vedrà il film saprò, non voglio spoilerare troppo).
Ambientato in una New York colorata e frenetica, sempre più musa consapevole di certo cinema dal look indipendente come questo, è un film dalla progressione lenta e costante, molto Sundance style, in cui non si può far altro che empatizzare il personaggio della piccola Maisie, osteggiando apertamente due genitori oltre la crisi di nervi, soprattutto la madre, ai limiti della paranoia e della schizofrenia, per cui la piccola Maisie sembra solo un ostacolo e non una bimba da amare con tutte le proprie forze e anche di più.
Quel che sapeva Maisie è una storia di genitori troppo bambini ed egocentrici e di una bambina che è costretta a crescere velocemente suo malgrado o perlomeno ad adattarsi silenziosamente a tutto quello che le accade.
Una storia di sopportazione e di isterie assortite in cui cadono un padre e una madre veramente inadatti ad esserlo, presi come sono dai loro rispettivi universi che non possono essere condivisi neanche col sangue del loro sangue.
Maisie se ne farà una ragione, uscirà in punta di piedi da un mondo che non l'ha accettata.
Maisie crescerà nonostante questo, nonostante tutto....
Un plauso agli attori, fanno tutti un ottimo lavoro a partire dalla piccola Onata Aprile che non sembra il solito mostriciattolo stile Little Miss Sunshine...

( VOTO : 7 + / 10 ) 

What Maisie Knew (2012) on IMDb

mercoledì 16 luglio 2014

Il mio quattrozampe e io - Elvis , Dorina e Piera


Elvis
 Nuova puntata de Il quattrozampe e io: stavolta è il turno di The Obsidian Mirror ( blog da visitare obbligatoriamente e che ve lo dico a fare).
In realtà questa intervista ha radici un po' lunghette perché il primo contatto risale alla fine di giugno ma allora non era stato possibile concretizzare ulteriormente il discorso perché il nostro interlocutore era appena partito per le ferie .
Il solito tempismo del bradipo.
Lo ritroviamo quindi abbronzato, e carico , pronto ad affrontare il ritorno alle attività
normali.

1) Allora veniamo a noi. Per prima cosa presentati, presenta il tuo blog e presenta soprattutto i
tuoi amici a quattrozampe...

Ringrazio innanzitutto il Bradipo per avermi concesso questo spazio dove cercherò di raccontarvi The
Dorina



Obsidian Mirror, magari solo occasionalmente, magari (lo spero) un po’ più assiduamente. Trovare una definizione per il mio blog è già una domanda che mi mette in difficoltà. The Obsidian Mirror è
semplicemente un “contenitore di tutto e di niente”, uno spazio in cui raccolgo le mie cose, quelle a cui
sono più affezionato, e ne parlo nella speranza di poter condividere con qualcuno i miei interessi. Non è un blog monotematico, uno di quelli dove si parla solo di libri o solo di film. Non è nemmeno un blog
dove si parla di sport o di attualità. È forse più un diario di viaggio un po’ anomalo. Mi è piaciuto un
Piera
film? Ne parlo. Mi è piaciuto un libro? Ne parlo. Non c’è alcuno spazio per ciò che non mi è piaciuto. Ma non ci sono solo recensioni. Spesso alcuni argomenti vengono affrontati in maniera molto più articolata, fino a occupare il blog per settimane o mesi. Non seguo nemmeno mode e tendenze. Anzi,
alla mia età è molto più facile per me pescare nel passato e riproporre qualcosa di cui ormai non si parla più.
qualcosa di me e, soprattutto, dei miei quattrozampe. Credo che molti (beh, molti forse no, diciamo alcuni) lettori del Bradipo abbiano già avuto l’occasione di visitare il mio blog,
Nei miei primi 47 di vita ho sempre amato condividere i miei tempi e miei spazi con gli animali. Conto naturalmente di farlo anche per i prossimi 47 e magari anche per i successivi. Statisticamente sono i gatti le creature che finora sono state più abili a trovare un posto nella mia vita (anche se, in un remoto passato, ho ospitato svariati criceti, conigli nani e tartarughe) ed è proprio di alcuni dei miei piccoli felini che vi parlerò oggi, sperando di non farvi annoiare.
Vediamo un po’… se dovessi parlare di tutti probabilmente non basterebbe un’enciclopedia per cui mi limiterò a raccontare di quei gatti che fanno parte (o hanno fatto parte) della mia nuova famiglia, quella che ho messo in piedi una decina scarsa di anni fa con Simona, la mia compagna, la quale naturalmente condivide in pieno la mia passione per quei piccoli imbrogliagomitoli.
Ma parlare di gatti è quasi impossibile senza citare almeno solo per poche righe il vecchio e caro Elvis, scomparso nel fiore degli anni solo un paio di anni fa. Elvis ha lasciato un vuoto incolmabile e ancora oggi non passa giorno in cui almeno un piccolo pensiero non gli sia dedicato. Elvis ha vissuto una vita breve e sfortunata: abbandonato in un gattile e da noi raccolto, ci ha fatto compagnia per soli quattro anni prima che i suoi reni malati avessero ragione della sua ineguagliabile voglia di http://insidetheobsidianmirror.blogspot.it/2012/01/ciao-patato.html) riassume il nostro rapporto, il secondo è invece una “lettera postuma di un micio al suo veterinario” (questo: http://insidetheobsidianmirror.blogspot.it/2012/01/rendo-grazie.html). Eh già perché Elvis, come d’altra parte tutti i miei mici, ha sempre avuto un rapporto di amore e odio con il suo veterinario (categoria che, poverino, Elvis è stato costretto a frequentare più di quanto avrebbe voluto). Scrissi quella “lettera” e ne feci avere una copia allo studio veterinario di Elvis. Solo dopo mesi di cortese silenzio, il dottore un giorno ci disse: “Non dovrei dirvelo, visto che Elvis mi aveva chiesto di non farlo, ma quel messaggio ci ha commossi tutti profondamente qui in studio”. E giù di nuovo a piangere tutti senza ritegno, sia noi che lui.

vivere. Oggi il corpicino di Elvis riposa nel giardino di casa, quello stesso giardino in cui amava crogiolarsi al sole nei pomeriggi d’estate, ma la sua anima ancora impregna e avvolge le stanze nelle quali la nostra storia d’amore è nata ed è cresciuta. Nei giorni successivi alla sua partenza avevo scritto due post sul blog, due post che ancora oggi, quando mi viene voglia di rileggerli, fatico a trattenere le lacrime. Il primo (questo:
Ma ora basta parlare di cose tristi. È giunto il momento di parlare al presente e lo faccio introducendo a tutti voi la bellissima DORINA, una gatta siamese che è entrata a far parte della famiglia più o meno quattro anni fa. Noi in realtà non stavamo cercando un secondo gatto all’epoca ma la Dori è stata talmente convincente che ci ha
costretti alla resa senza condizioni. Era una domenica pomeriggio d’inizio novembre e ricordo che io e Simona ce ne stavamo tranquillamente spaparanzati sul divano a riposare le nostre stanche membra quando, all’improvviso, la nostra attenzione venne attirata da una macchia marrone che si era materializzata sul terrazzo di casa. Voltammo lo sguardo e vedemmo questo piccolo esserino di pochi mesi letteralmente aggrappato con tutte e quattro le zampe alla nostra zanzariera. Un po’ preoccupati per la sorte di quest’ultima, un po’ accecati da tanto splendore, non potemmo far altro che aprire la zanzariera. Come un fulmine al ciel sereno la miciosa sconosciuta si precipitò all’interno abbaiando come una forsennata. Oggi sappiamo che stava dicendo qualcosa del tipo: “Ok gente, questa d’ora in avanti è casa mia. Non vi libererete mai più di me”. Ed in effetti così è stato. Quella stessa notte Dorina già ronfava beatamente nel letto matrimoniale, mentre il povero Elvis, scocciato e offeso, dovette traslocare (ma solo per pochi giorni) sul divano. Elvis ci tenne il muso solo per un paio di giorni poi riprese rapidamente possesso dei suoi spazi, primo tra tutti il letto matrimoniale nel quale passava notti intere infilato a crogiolare sotto le lenzuola, incurante
dell’occasionale aerofagia del sottoscritto genitore. Dorina oggi è indiscutibilmente la padrona assoluta della casa. Non esiste un angolo che non sia suo. Non si fa nulla senza il suo consenso. Noi “umani” viviamo ormai prigionieri dei suoi capricci che, non vi sorprenderà saperlo, sono davvero tanti. A lei per esempio non piace mangiare a terra nella ciotola: preferisce di gran lunga un piatto di ceramica posto in posizione elevata (sopra la cucina). Tra le sue tante caratteristiche ci sono le continue marachelle con cui si diverte a stuzzicare la pazienza dei genitori: quando si apre un armadio lei ci si fionda subito dentro. Non importa quanto distante lei sia: in una frazione di secondo lei è lì che sguazza tra lenzuola e federe. Si diverte un mondo a camminare avanti e indietro sul computer mentre io sto scrivendo,


contribuendo efficacemente alla stesura dei miei post (anche se i tasti che pigia con le sue zampine non sono sempre i più opportuni). Proprio in questo momento, mentre io sto scrivendo, è qui accanto a me che sonnecchia, ogni tanto alza lo sguardo e mi osserva. Mi coglie un brivido, poi si volta dall’altra
parte, si fa un po’ di toeletta, e torna a ronfare. Crescendo sta diventando una micia decisamente più “a modo” anche se non rinuncia a smontarmi continuamente lo zoccolino in basso della cucina, che ormai abbiamo rinunciato a poter vedere integro. Come tutti i siamesi la Dori cerca costantemente di essere al centro dell’attenzione, non ama stare da sola né accetta di essere ignorata. Diciamo che il suo legame con noi è quasi morboso, esige attenzioni continue, è una rompiballe gelosa e possessiva. A letto preferisce “macignare” sua madre, la quale la mattina si alza invariabilmente con le ossa rotte. Fuori dal letto ama seguire suo padre ovunque, senza concedergli tregua nemmeno quando quest’ultimo sta esplicando sul water le sue attività mattutine. Lo segue costantemente, camminando “al piede” come un cane ben addestrato. Quando suo padre esce sul terrazzo, lei esce, quando il padre rientra lei rientra. Sembra
quasi che ci sia una corda invisibile che ci lega e ci impedisce di allontanarci troppo. Come tutti i siamesi la Dori è anche in grado di articolare la voce nei modi più incredibili (quando più sopra ho scritto “abbaiare” non stavo scherzando): sa imitare alla perfezione il verso del cane, della papera e della rana. Praticamente è un fenomeno. Il suo rapporto con Elvis è sempre stato ottimo. Credo che ciò era più che altro dovuto all’estrema generosità del fratello, che l’aveva accettata praticamente da subito e le aveva insegnato (senza tuttavia grande successo) ciò che era permesso e ciò che era vietato fare in casa. Le aveva insegnato ahimè anche le cose più disdicevoli, tipo spargere la sabbia ovunque dopo i bisogni, ma di questo ci eravamo ormai da tempo rassegnati.

Un bel giorno poi è arrivata la PIERA. Elvis se ne era andato da circa un mese e anche la Dori, come noi, dava l’impressione di soffrire della sua mancanza. Così ci siamo fatti coraggio e, nonostante ci sembrasse brutto sostituire così presto Elvis con un altro gatto, decidemmo che forse era meglio regalare una casa ad un altro micio sfortunato. La Piera era una trovatella, abbandonata da chissà qualche mascalzone in un prato della periferia della città. Fu attraverso il nostro veterinario che
incontrammo la ragazza che lo aveva raccolto e che disperatamente cercava di trovargli una casa (lei, la ragazza, viveva in un monolocale con un cane gigantesco e la povera Piera non poteva far altro che passare tutto il tempo nascosta sotto un armadio). E fu così che anche la Piera fece il suo ingresso trionfale in famiglia. Beh, trionfale per la verità proprio no. Era talmente terrorizzata che ci mise delle settimane prima di metter il naso fuori dal rifugio che si era scelto: un posto impossibile dietro un calorifero. Le prime notti la ascoltavamo piangere, impotenti. Sarebbe stata mai felice con noi, ci chiedevamo? Ma non ci siamo mai persi d’animo e, un piccolo passo alla volta, oggi possiamo finalmente dire che la Piera ha accettato la sua nuova casa e i suoi nuovi genitori. Il percorso non è ancora del tutto completato, però. Il suo affetto nei nostri confronti è sempre minacciato dalla sua paura atavica che le si faccia del male. Ancora oggi, quando la accarezziamo, sulle prime scatta sull’attenti, come per reagire ad un nemico, poi si tranquillizza e per un po’ si lascia spalpottare (non troppo però, perché dopo un po’ si scoccia). Come per Elvis, anche la salute della Piera non è tra i suoi punti forti. La piccolina soffre di una rinotracheite cronica che la costringe a respirare emettendo dei
suoni incredibili. Noi la prendiamo un po’ in giro dicendo che c’è Darth Fener che si aggira per casa ma, in cuor nostro, sappiamo che un giorno tutto ciò potrebbe divenire un problema serio per la nostra bambina. Anche le sue zampine posteriori sono un po’ sofferenti, essendo un po’ storte e a causa di ciò lei ha spesso difficoltà a mantenere l’equilibrio. Per sostenersi meglio si aiuta con la testa che, spesso e volentieri, usa per puntellarsi qua e là, come quando vuole le carezze: si struscia con la testa su di te e inevitabilmente si ritrova con la testa a terra e il sedere per aria. Ma è così carina quando lo fa che non possiamo fare a meno di sorridere, sebbene ci dispiaccia vedere quanto sfortune possano concentrarsi tutte insieme in un piccolo esserino indifeso. Ma nonostante tutti i suoi mali la Piera è una grande gatta! Sempre pronta alla battaglia, è in grado di tenere testa alle provocazione della più scaltra Dorina nella maggior parte dei casi. Grande avventuriera, la Piera ama la vita all’aria aperta e, adesso che ha capito che in giardino non ci sono pericoli, non disdegna di trascorrere qualche ora fingendo di essere una leonessa nella savana. Pacifica e prevalentemente sonnacchiosa, la Piera è anche una gran buona forchetta: ama tutto ciò che è commestibile e si getta sulla ciotola, aspirandone il contenuto in pochi attimi come se non ci fosse un domani. Inutile dire che il suo girovita non è dei più sottili… Solo nelle ultime settimane, dopo oltre due anni di convivenza, la
Piera ha deciso che è giunto il momento di muovere i primi passi verso il suo obiettivo principale, vale a dire il letto matrimoniale. L’ostacolo principale, va detto, è sempre stato la gelosia della Dorina che proprio non ne vuole sapere di dividere il talamo nuziale con la sorella. Proprio ieri però, per la prima volta, la Piera è riuscita a trascorrere la sua prima notte accanto a sua madre. La vicinanza del papà ancora la mette in ansia ma io non desisto: forse tra qualche anno riuscirò a tirarmela sotto le lenzuola. Lo spero proprio.
2) Ho letto quello che hai scritto di Elvis: lasciami dire che un attaccamento così profondo
al proprio quattrozampe è qualcosa che mi commuove: che cosa aveva Elvis che lo
rendeva così speciale?

Elvis, nonostante sia stato malato praticamente per tutta la vita, aveva un istinto vitale
incredibile. Fino all’ultimo voleva vivere e stare con noi. Era anche molto affettuoso, al
limite del patologico: praticamente una cozza. La sua occupazione preferita era stare
sdraiato su di me o su Simona o, se ciò non era possibile, incollato al nostro fianco, giorno
e notte. Credo che la sua fosse in parte paura della solitudine, infatti si attaccava a
chiunque: ai nostri amici, agli ospiti, insomma a chiunque varcasse la soglia di casa
nostra. Ricordo che, qualche anno fa, quando ci cambiarono la lavatrice, i facchini
dovettero portare quella nuova in bagno con Elvis seduto sopra tutto allegro... Dicevamo
sempre che se fossero venuti i ladri lui sarebbe andato a strusciarsi anche su di loro. Si
“prostituiva” per una carezza... Ma soprattutto Elvis era speciale perché era lui, con quel
modo tutto suo di miagolare, lo sguardo patetico, la sua lentezza esasperante nel fare
qualsiasi cosa, il modo in cui si piazzava davanti alla zanzariera per farsi aprire e poi non
si muoveva, insomma tutto.

3) E che cosa hanno di speciale Dorina e Piera, arriveranno a essere speciali come Elvis ?

Loro sono già speciali! I gatti sono come le persone: ognuno ha la sua personalità e non
ha senso cercare tracce di un gatto in un altro… con pochissimo sforzo si trova un nuovo
mondo da esplorare in ciascuno di loro, anche se magari ci vuole un po’ di tempo.
Finché c’era Elvis, la Dori viveva la maggior parte del suo tempo in giardino a caccia di
farfalle, e non sembrava avere molto bisogno di compagnia o di affetto. Da quando però il
fratello non c’è più, è diventata anche lei super affettuosa e, anche se non rinuncia alla
sua attività di predatrice, passa molto più tempo con noi. Non fa altro che correre di qua e
di là e parlare a modo suo, emettendo i suoni più strani, e spingerti accanto una delle sue
palline di gomma per vedere se gliela rilanci… e poi sua caratteristica è “fare l’orso”,
ovvero aspettarti con una zampa alzata e, non appena avvicini la mano, alzarsi sulle
zampe posteriori per strusciarci la testa. Insomma tiene tanta compagnia, salvo rintanarsi
sotto la cucina al minimo rumore. Nelle notti d’estate adora starsene in giardino o sul
terrazzo, ma non disdegna mai una bella ronfata tra i suoi due genitori. Insomma è
diventata una coccolona.
La Pierina, invece, ha un carattere più riservato ed è anche molto più paurosa della Dori (il
che è tutto un dire), ma a modo suo è affettuosa anche lei. Non so quale sia il suo
passato, ma a volte quando la sento tremare sotto le dita mi dico che a un certo punto
dev’esserle successo qualcosa che ha cambiato la sua personalità rendendola diffidente
verso il genere umano, perché l’istinto mi dice che lei potenzialmente è un “gatto da letto”.
Insomma, lei è tutta un “vorrei ma non posso”. È poi è buffa (e un po’ fessa). Come dicevo
prima, quando vuole le coccole si puntella con la testa su di te e, siccome non ha molto
senso dell’equilibrio, te la ritrovi praticamente sdraiata sulle zampe davanti con il sedere
per aria! E poi quando fa degli sforzi o si innervosisce fa ancora più rumore quando
respira, praticamente è una locomotiva: ti accorgi che crogiola solo perché al tatto la senti
vibrare. Magari non tutti direbbero così, ma io la trovo simpatica.

4) Che cosa pensi di quelle persone che , una volta perduto il proprio animale, non se ne
vogliono fare un altro per la paura di soffrire troppo?

Da un lato le capisco, perché è un’esperienza terribile. Dall’altra è un peccato non dare
un’opportunità ad uno dei tanti poveri animali senza casa che ci sono in giro. Ma
soprattutto penso che sia peggio per quelle stesse persone che rinunciano ad un nuovo
animale, perché si privano della possibilità di essere ancora felici (perché una cosa è
certa: avere un animale in casa mette tanta allegria).

5) Ci si abitua all'idea della separazione dal proprio quattrozampe?

No, non ci si abitua, diciamo che ci si rassegna pensando che lo stesso destino accomuna

anche noi: tutti muoiono. Se c’è un difetto che hanno gli animali è che vivono molto meno
di noi. Ecco, se non altro i proprietari di gatti sono più fortunati dei proprietari di cani,
perché i gatti generalmente vivono un po’ più a lungo (poi dipende da caso a caso,
ovviamente: il mio Elvis è vissuto soltanto 8 anni). Comunque, restano tanti ricordi e la
consapevolezza di aver dato una casa a un animale che altrimenti sarebbe vissuto per
strada o in un gattile/canile. Come con le persone, anche se l’amarezza rimane, dopo un
po’ si tende a ricordare solo le cose belle, o meglio anche quelle sgradevoli acquistano un
nuovo sapore: io ora ricordo con piacere anche le “pisciatine aeree” di Elvis…

6) Da cosa nasce il tuo/vostro amore per i gatti?

Il gatto, rispetto al cane che è naturalmente più estroverso, mi ha sempre trasmesso una
sorta di timore riverenziale: ti dà sempre l’impressione che tu debba riconquistarlo ogni
giorno, ti stimola ad essere migliore. Ricordo che le prime volte che ne vidi uno, da
bambino, mi spaventavo per via dei suoni che emetteva e mi tiravo indietro. Quando infine
mi hanno spiegato il significato del crogiolio, ho provato una felicità immensa: se un gatto
crogiolava voleva dire che gli piacevo, che apprezzava le mie carezze. È stata una
rivelazione: da quel momento in poi far crogiolare un gatto ha cominciato a piacermi e allo
stesso tempo mi inorgogliva, eheheh. Amo il fatto che siano così indipendenti e allo stesso
tempo che sappiano stringere un rapporto così stretto con te, al punto che si intristiscono
quando non ti vedono per un po’: non è vero che al gatto importa solo della casa.

7) Avete preso con voi tutti trovatelli e già questa cosa è degna della massima
ammirazione: che cosa proporresti contro la piaga dell'abbandono di animali?

Intanto, magari vado contro corrente, ma credo che la radice del problema stia molto più a
monte di quello che si crede. A chi possiede un animale dico che è necessario pensare
subito alla sterilizzazione, perlomeno nei centri urbani, perché le città sono fatte a misura
d’uomo e non d’animale. È inutile far continuamente figliare il proprio cane o gatto se poi
non si intende tenere con sé i cuccioli: pensare di riuscire poi a piazzarli tutti, e soprattutto
a persone decenti, è pura utopia.
Penso che bisognerebbe premiare coloro che decidono di occuparsi di un animale con
sgravi fiscali un po’ più consistenti (non solo per le spese veterinarie) e rendendo la vita
facile a quelli che decidono di portare con sé in vacanza il proprio animale. Poi, sarebbe
bello se l’amministrazione pubblica desse il buon esempio, facendo adottare un animale
abbandonato da ogni ufficio pubblico, ospizio o ospedale. Sono un ingenuo??

8) Non sei un ingenuo, sei un sognatore.Che cosa vi piace di più e cosa di meno del tuo veterinario?
Onestamente non ho appunti da fare al mio veterinario: è competente, sempre disponibile
e molto gentile. Ma la domanda bisognerebbe girarla alla Dori e alla Piera, che sono
quelle il cui culetto viene continuamente trafitto da siringhe e termometri…
Generalmente parlando, credo che un ottimo veterinario si distingua dagli altri nel
momento del Tanax (e tu sai cosa intendo). Il veterinario in gamba, in sostanza, deve
essere bravo a gestire il dolore non solo di chi se ne va. Purtroppo ho dovuto affrontare tre
volte nella mia vita quella terribile esperienza e in un’occasione, beh, hai capito…

9) Per quanto mi riguarda è un momento terribile, non lo vorrei mai fare ma alle volte sono costretto, proprio quando è necessario alleviare le sofferenze di un povero animale che non può esprimersi.Un sogno nel cassetto che non avete mai realizzato.

Ci piacerebbe aprire un Neko Café! L’idea, a dire il vero, l’abbiamo già da un paio d’anni,
ovvero da quando siamo stati in vacanza in Giappone e ne abbiamo visitato uno in quel di
Tokyo: devo avere ancora da qualche parte la fidelity card che mi hanno rilasciato… Purtroppo al momento non ci sono i presupposti (anche economici) per realizzare questo
sogno, ma un giorno chissà, magari trovando un socio…

10) E' il turno della domanda marzulliana : se i vostri gatti fossero una canzone, un film o
un libro?

La Dori: Singin’ in the rain (la canzone) oppure Arnold (una ne pensa, cento ne fa)
La Piera: Io speriamo che me la cavo (il film o il libro, fai tu) oppure Sleeping Beauty (il
film, la fiaba…)
Elvis: lui era più un personaggio kafkiano….

11) E se fossero un personaggio televisivo, letterario o cinematografico?

Sulla Pierina non ho dubbi: è Darth Fener in forma felina. Lo so, lo so, non è bello dirlo,
ma il richiamo è evidente… Allo stesso tempo mi ricorda Totoro, non solo per la forma, ma
anche per le espressioni.
Lei e la Dori insieme invece le potrei paragonare a Topolino e Pippo, oppure a Stanlio e
Ollio: a voi capire chi è chi…
Elvis, poverino, lui è sempre stato un Paolino Paperino, uno Charlot… ma se vogliamo
giudicare solo dall’aspetto direi che era decisamente Kung Fu Panda.

12 )Varie ed eventuali: titoli di coda. Puoi dire tutto quello che vuoi a chi sta leggendo
questa intervista....

Cosa mi rimane da dire? Io sono uno di quelli che quando deve far fare il richiamo della
vaccinazione ai gatti dice che deve fargli “il tagliando”. Ho ben presente la differenza tra un
gatto e una macchina, ma la definizione è troppo divertente. OK, scherzo, chiedo venia ;)
Comunque, visto che siamo in chiusura non posso non menzionare i “mici fuori”. Dovete
sapere che il nostro “parco mici” non comprende solo la Dori e la Piera, ma anche diversi
randagi che puntualmente bazzicano il nostro terrazzo e il nostro giardino: due di loro
(Gustavo e Attila) sono assidui, e ormai quando andiamo in ferie diamo istruzioni perché,
oltre alle nostre micie, la persona che se ne occupa possa elargire crocchette anche a
loro. Gustavo praticamente vive sul nostro terrazzo. Abbiamo anche tentato di tirarlo
dentro in passato ma, ahimè, lui preferisce nettamente la libertà. Poi ce ne sono altri che
vanno e vengono, a seconda del periodo… Praticamente, quando siamo in casa non
facciamo altro che distribuire cibo: i mici, inclusi quelli fuori, hanno gusti ben precisi e
bisogna stare attenti a dare a ognuno quello che gli piace, altrimenti sono capaci di
piantare lì tutto e andarsi a cercare un “ristorante” migliore. Ovviamente i mici si odiano tra
loro e dobbiamo spesso intervenire per sedare zuffe e quant’altro. Anche se spesso ce ne
lamentiamo, in fondo in fondo ci divertiamo, ci sentiamo parte di una famiglia allargata. Ma
credo che chiunque abbia degli animali, anche fosse uno solo, provi la stessa cosa.

E a te, Bradipo, grazie ancora per l’ospitalità. È stato divertente rispondere alle tue
domande!


Grazie a te, è stato veramente interessante leggere le tue risposte.
Ricordo che è possibile sempre iscriversi alle interviste de Il quattrozampe e io, potete farlo semplicemente commentando qui oppure qui.
Forza su, non vi fate pregare!.
Calendario alla mano la prossima a passare tra le mie grinfie di bradipo sarà la "delicatamente perfida" Ester Moidil.
Per oggi è tutto.
Alla prossima settimana!