I miei occhi sono pieni delle cicatrici dei mille e mille film che hanno visto.
Il mio cuore ancora porta i segni di tutte le emozioni provate.
La mia anima è la tabula rasa impressionata giorno per giorno,a 24 fotogrammi al secondo.
Cinema vicino e lontano, visibile e invisibile ma quello lontano e invisibile un po' di più.

giovedì 28 maggio 2015

Area 51 ( 2015 )

Tre complottisti in vena di scoprire gli altarini che il governo americano nasconde nel deserto del Nevada, riescono a infiltrarsi nell'Area 51 con delle tute al freon che non fanno rilevare il loro calore corporeo. Una volta dentro i laboratori scoprono delle tecnologie molto più avanzate di quello che pensavano di trovare e soprattutto devono fuggire per salvarsi da un'oscura presenza che li minaccia.
Ma potrebbe non bastare...
Formato : found footage.
Regista : Oren Peli
Produzione : Blum Productions.
Ecco, credo di avere già detto tutto.
Quando un miracolato ( da Spielberg) come Oren Peli che ancora sfrutta il successo dell'infame saga di Paranormal Activity incontra un produttore senza scrupoli come Jason Blum che per principio investe nei film che produce al massimo 5 milioni di dollari, beh allora l'infamata cinematografica è dietro l'angolo.
E si chiama Area 51.
Mi rifiuto di credere che questa cosa, chiamarlo film è un po' troppo, sia costata cinque milioni, se così fosse bisognerebbe allertare l'FBI per sapere nelle tasche di chi sono andati a finire questi milioncini.
Area 51 è un found footage nel senso deteriore del termine che per quasi un'ora mena continuamente il cane per l'aia annoiando perniciosamente e cercando di confezionare il più elegantemente possibile il vuoto pneumatico che lo caratterizza , per l'ultima mezz'ora si comporta come un Chernobyl Diaries qualunque. quindi confusione a manetta, buio e immagini sfocate che dovrebbero incutere timore ma in realtà si rivelano presto per quello che sono: una grandiosa presa per il culo dell'ignaro spettatore.
Interessante vedere la genesi di questo progetto che va in giro addirittura dall'autunno del  2009 , scritto da Christopher Denham ( sceneggiatore e regista di Preservation) e poi rimaneggiato prima nel 2011 finché non è stato assunto Oren Peli per rigirare alcune scene e completare il progetto che è stato terminato nel 2013. Quindi ha preso la polvere per due anni nel fondo del magazzino di Blum fino a che misteriosamente è stato riesumato per un'uscita limitata nelle sale americane.
Questo per dire che non mi sembra che si puntasse troppo sul progetto a partire dagli stessi promotori.
E mi pare che ci avessero visto giusto: continuo a pensare che il genere del found footage abbia interessanti potenzialità nel genere horror, ma se continuano a servirci questa monnezza infiocchettata da new sensation , anche gli spettatori prima o poi si stuferanno.
E spero che lo facciano quanto prima
.
Altro fattore importante per la riuscita o meno di un found footage è la sua verosimiglianza.
Qui siamo veramente al livello zero , non si può credere un solo secondo a quello che si vede.
Soprattutto non si riesce a credere che tre minchioni qualunque come i protagonisti di questo film riescano a infiltrarsi praticamente senza colpo ferire in quello che dovrebbe essere uno dei posti più protetti dell'intero globo terracqueo e soprattutto non ci si può bere che una volta dentro praticamente non incontrino nessuno , neanche uno straccio di servizio di sicurezza.
A livello cinematografico non c'è nulla di cui parlare, è un film che dura 90 minuti scarsi ma sembra che duri il doppio, si guarda in continuazione l'orologio giusto per vedere quando finirà l'agonia.
E comunque vada , finirà sempre troppo tardi.
A quanto si vede non si sono sprecati troppo neanche per la locandina , veramente pessima.
Candidato sin da subito ad essere uno dei peggiori film dell'anno.


PERCHE' SI : l'Area 51 è un mistero pieno di fascino che qui rimane sulla carta. Non sperate di trovare spiegazioni di alcun tipo.
PERCHE' NO: un po' tutto, prendete tutto il peggio del genere e inseritelo in questo film, il vuoto pneumatico.


LA SEQUENZA : non ce ne sono di memorabili, diciamo quella del finale che nel suo assoluto  nonsense è la meno peggio.


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

Se Oren Peli in prima persona fino ad ora ha diretto solo due film, un motivo ci deve essere.
Continuo a imbattermi in pessimi found footages ma continuo imperterrito a vederne.
L'accoppiata Oren Peli e Jason Blum si è dimostrata micidiale come previsto.
La prossima volta che vedrò il nome di Oren Peli scapperò a gambe levate.


( VOTO : 2 / 10 ) 


Area 51 (2015) on IMDb

mercoledì 27 maggio 2015

Third Person ( 2013 )

Michael è uno scrittore di successo che ormai ha perso il tocco magico del suo primo romanzo e sta cercando disperatamente di ritrovarlo per finire il suo nuovo libro. In crisi con la moglie per motivi imprecisati è a Parigi accompagnato dalla giovane e ambiziosa Anna, aspirante scrittrice  che tra una schermaglia amorosa e l'altra cerca di farsi dare una mano per scrivere il suo libro.
A Roma Scott perde letteralmente la testa per la rom Marika che gli racconta di sua figlia tenuta in ostaggio da un piccolo boss locale. Lui tira fuori tutti i soldi che riesce a procurarsi per pagare quello che assomiglia tanto a un riscatto ma è vittima di un continuo gioco al rialzo.
A New York Julia, ex attrice di soap operas e ora donna delle pulizie per sbarcare il lunario, lotta assieme al proprio avvocato, per ottenere l'affidamento del figlio dopo un non meglio precisato incidente domestico.
Dopo circa dieci anni Paul Haggis, forse lo sceneggiatore più famoso al soldo dell'industria hollywoodiana, torna sul luogo del delitto, si fa per dire, o meglio dalle parti del film che lo ha fatto diventare anche regista di fama, portandosi a casa  un bel gruzzoletto di premi, tra cui tre Oscar ( miglior film , miglior sceneggiatura e miglior montaggio), quindi mica pizza e fichi.
Stiamo parlando di Crash, film caleidoscopio sulle vite di vari cittadini a Los Angeles.
Qui Haggis ritenta il colpo con un film che racchiude tre storie, ma in realtà i personaggi scansionati dalla sua macchina da presa sono molti di più, ambientate in tre città profondamente diverse che sono tenuti insieme da un tema comune che è quello dell'amore.
Amore frizzante e clandestino tra un maturo scrittore in crisi e una giovane alla ricerca del successo in campo letterario, amore di una madre che cerca di rivedere il figlio che un tribunale e le vicende amare di una vita di insuccessi le hanno negato, infatuazione di un uomo per una ragazza bellissima che forse lo sta semplicemente utilizzando come bancomat personale.
Se in Crash l'effetto soap opera era attenuato da una sceneggiatura più precisa di un cronografo svizzero e non si vedeva letteralmente l'ora di vedere come andasse a finire, qui appare tutto più sfilacciato, indeciso, impreciso.
Il massimo dell'attenzione non viene catturato mai.
E'strano vedere Liam Neeson, eroe action da qualche anno a questa parte,  che mostra alla telecamera tutti i suoi anni, un po' flaccido e prigioniero di una sbarbina avvenente e che tende a prenderlo un po' per i fondelli,è triste vedere uno come Adrien Brody, uno dei migliori attori della sua generazione, cercare disperatamente il film giusto per rilanciarsi ( la maledizione dell'Oscar? ) in una carriera ricca di buoni film alternati a tanta immondizia, ci si perde quasi negli occhioni di Mila Kunis, madre disperata prigioniera di un passato inconfessabile.
Forse il problema principale di Third Person è che non si riesce ad intuire il dramma che sta dietro ad ogni personaggio, il pregresso a cui viene continuamente accennato ma che non viene mai spiegato a chiare lettere, un pregresso che condiziona pesantemente il presente  come un macigno, ma dai contorni indefiniti.
Non sono un maniaco dello spiegone a tutti i costi ma perlomeno circostanziare un minimo quello successo in precedenza per cercare di empatizzare i vari personaggi credo sarebbe stata cosa buona e giusta.
In questo modo Haggis tiene lo spettatore a (in)debita distanza impedendogli di fatto di accostarsi al film e a condividere le pene d'amore che racconta.
Amore inteso nell'accezione più larga del termine.
Un amore raccontato nelle sue varie declinazioni per 135 lunghissimi minuti.Tanti.
Troppi.
Si ha inoltre l'impressione che Haggis giochi con lo spettatore in modo un pochino disonesto: il film è fintamente corale perché le storie non  si intrecciano tra di loro sostanzialmente ma solo in un finale su cui si potrebbe stare ore a discutere ( e che personalmente non ho capito, anzi se qualcuno me lo volesse spiegare sono tutto orecchi) sulle ali dell'illusione al punto da far venire il dubbio che in realtà la storia raccontata è una sola e il resto fa parte della fantasia dello scrittore.
Un dubbio che Haggis lascia lì in bella mostra , aumentando la confusione di un film che complessivamente non convince.
Altman è lontano anni luce, ma purtroppo per lui è lontanissimo anche Crash....


PERCHE' SI : la confezione è laccatissima, qualche sussulto nella storia di Julia con Mila Kunis che sfodera una buona prova
PERCHE' NO : troppo lungo, inutilmente criptico, Neeson che abbatte a picconate il suo status da eroe di film action, finale che scatena molti dubbi, noia che affiora in più di un'occasione.


LA SEQUENZA : nella parte ambientata a Roma , stavo quasi collassando nel vedere Scamarcio barista con la maglietta della Roma e un accento coatto tutto da scoprire.


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :
I luoghi comuni con cui ci vedono gli americani sono durissimi a morire.
Dopo gli ultimi film non riesco proprio a vedere Neeson che si fa maltrattare così da una donna.
Mila Kunis ha degli occhi veramente enormi, quasi da Betty Boop.
Sbaglio o James Franco qui assomiglia tanto, ma proprio tanto a Orlando Bloom versione Elizabethtown?


( VOTO : 5 / 10 ) 


Third Person (2013) on IMDb

martedì 26 maggio 2015

Let us prey ( 2014 )

Rachel è al suo primo giorno di servizio alla stazione di polizia della piccola città scozzese di Invernee e comincia subito col botto.
Vede un ragazzo investire un uomo sulla cinquantina ma costui sparisce misteriosamente .
Arresta comunque il ragazzo, conosce i colleghi che non sono dei mostri di simpatia, anzi, ritrova anche l'uomo presunto investito.
Lo mette in cella assieme agli altri detenuti della notte ma costui sembra avere il potere di manipolare le menti degli altri.
Sarà una lunga notte per Rachel anche perché tutti quelli che sono all'interno della stazione di polizia hanno qualcosa di terribile da nascondere.
Anche Rachel.

Let us prey è un film che si presenta interessante sin dal titolo: quel prey si pronuncia esattamente come pray ma ha un significato totalmente diverso ( preda invece di pregare e comunque in quella forma lessicale dovrebbe essere usato un verbo e non un sostantivo, quindi  sin dal titolo si è volutamente ambigui giocando con le parole).
E' un film ambientato quasi del tutto all'interno di una stazione di polizia che è situata nel bel mezzo di una città fantasma le cui vie sembrano abbandonate da tutti durante la notte uggiosa ed introduce quasi subito un personaggio ( a dir la verità si intuisce dai titoli di testa visto che arriva col mare in tempesta e con una pletora di corvi che accompagna il suo cammino) che dà poco spazio a dubbi e interpretazioni: è un demone o addirittura il Gran Cornuto in persona.
Brian O' Malley , esordiente nel lungometraggio dopo un paio di corti, gioca subito a carte scoperte.
Dichiara immediatamente il padre putativo di questo film , cioè il Distretto 13 carpenteriano, crea un clima di assedio esattamente come quello ma fa arrivare il nemico da dentro e non da fuori della stazione di polizia.
E lo crea con dei poteri straordinari affidati ad uno dei personaggi preferendo buttarsi a capofitto nell'horror.
Svolta anche semplicistica se vogliamo , ma rischiosa perché il rischio di esondare subito nella caricatura era forte.
E invece Brian O' Malley, grazie anche ad un pugno di attori niente male ( tra cui il magnetico Liam Cunningham nella parte del misterioso , anzi mefistofelico Six e Pollyanna McIntosh nei panni della vigorosa , ma fino ad un certo punto, Rachel), cosa assolutamente non scontata in un film di questo genere, riesce a creare un clima ansiogeno pesantissimo che quasi si taglia col coltello, tiene alta la tensione per tutta la durata del film e porta a casa il risultato anche se nel finale cerca di fare di tutto per buttare tutto alle ortiche.
E qui mi tocca spoilerare per riuscire a spiegarmi.

SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER

Nella seconda parte del film assistiamo alle manipolazioni gentilmente fornite da Mr Six ( il nome del personaggio barbuto che sembra essere il Gran Cornuto in persona) ma soprattutto veniamo a conoscenza del passato recente ma anche lontano di tutti coloro che sono dentro la prigione, poliziotti compresi. Scopriamo che il sergente è un ferocissimo serial killer omosessuale e pedofilo, gli altri due poliziotti, tra di loro amanti, non esitano a calpestare la legge e a usare la violenza per tenere in riga gli abitanti di Invernee ( che poi dove saranno, boh!), la stessa Rachel nasconde un passato di abusi subiti e di fatti traumatici quando era bambina,
Dopo un bailamme sanguinolento scopriamo che Six è venuto per portarsi via tutte quelle anime perdute dietro ai vari peccati,no Brian ti prego! ma soprattutto è venuto per lei , ma perché Brian non ti potevi fermare appena un attimo prima, lei non riesce a resistergli, ti prego Brian fermati non andare oltre, lui la vuole come compagna, ecco Brian hai fatto la frittata, e tutto finisce in un bel bacio in mezzo a fiamme e corvi.
Brian il guaio è fatto; ma non potevi fare come Tornatore in Una pura formalità che lo spiegone te lo ricavavi tu dopo i titoli di coda?

FINE DELLO SPOILER FINE DELLO SPOILER FINE DELLO SPOILER

Insomma cinque minuti finali che avrei volentieri evitato, a volte, anzi quasi sempre, è bellissimo restare nell'indeterminazione, gli spiegoni sono accessori che levano poesia ed efficacia soprattutto ad un genere cinematografico come l'horror che per definizione dovrebbe rimanere ammantato ,almeno molte volte sarebbe auspicabile, nel mistero.
O' Malley che aveva deciso di giocare tutto il film a carte scoperte decide di giocare così anche il finale che però non risulta all'altezza di quanto visto in precedenza.
Let us prey è però un film che assolve perfettamente al suo compito di spaventare e di intrattenere, non risparmiando neanche su effetti splatter di un certo impatto.
Per essere un film coprodotto tra Scozia ed Irlanda e finanziato con i soldi ( due sterline , ma proprio due ) della lotteria mi pare che si spinga ben oltre rispetto a quanto farebbero analoghi cineasti e produttori del Belpaese che accedessero ai finanziamenti statali.
E la domanda sorge sempre spontanea: perché loro si ( e si può dire che non hanno neanche troppi mezzi) e noi no?
Perché i loro horror hanno un look decisamente accattivante, "professionale", e i nostri horror, non che non siano non professionali, hanno un aspetto povero e trascurato a causa di fondi decisamente inadeguati?
Eppure il nostro Stato il cinema lo finanzia a suon di dobloni.
L'impressione è che però vadano nelle tasche di chi non avrebbe bisogno di tali finanziamenti....


PERCHE' SI : look accattivante, attori di buon livello, tensione per tutta la durata , splatter a livelli notevoli nella seconda parte.
PERCHE' NO : finale che rischia di buttare alle ortiche quanto di buono fatto in precedenza, tributo fin troppo evidente a Distretto 13 di Carpenter, film che gioca un po' troppo allo scoperto fin da subito.


LA SEQUENZA : la lotta col sergente totalmente fuori di testa.


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE : 

In Irlanda e in Scozia coi soldi delle lotterie ci finanziano cinema di genere e noi niente.
Questo è un film che potrebbe sfruttare un'ambientazione fantastica e invece si rinchiude tra quattro mura, meritoriamente.
Mai fidarsi totalmente dei tutori della legge. Il loro armadio potrebbe contenere scheletri terribili.
Forse questo è l'unico film scozzese o irlandese in cui non c'è neanche una scena al pub.


( VOTO : 6,5 / 10 ) 

Let Us Prey (2014) on IMDb

lunedì 25 maggio 2015

Mad Max : Fury Road ( 2015 )

In un futuro imprecisato in un non mondo sconvolto dall'apocalisse domina Immortan Joe e la sua masnada di predoni che affamano ma soprattutto assetano la popolazione sull'orlo del baratro.
Max è un "donatore di sangue universale" utilizzato per i salassi per far guarire Nux, uno dei Figli della Guerra e viene portato nel viaggio verso Gas Town dove l'imperatrice Furiosa , altra figlia della Guerra che ha scalato molte posizioni nella gerarchia di Immortan Joe, deve portare la blindocisterna per fare rifornimento di carburante.
Ma Furiosa ha altri piani : trasporta clandestinamente alcune donne fertili e in stato di gravidanza per farle fuggire e non segue più la Fury Road.
Immortan Joe scatena l'inseguimento mentre Furiosa e Max stringono una specie di alleanza e anche Nux è dalla loro parte.
Durante il tragitto troveranno anche altri alleati insperati.
La battaglia sarà all'ultimo sangue.
Quando avevo sentito che George Miller avrebbe ripreso in mano la sua creatura dopo trenta lunghi anni per fare un nuovo film a  partire da quell'estetica che allora era rivoluzionaria , hanno cominciato a tremarmi anche le vene nei polsi.
In primis perché non mi piacciono le minestre riscaldate e detesto i ritorni fatti tanto per evocare l'effetto nostalgia e poi c'era una vocina che dentro di me diceva " ma che potrà mai fare un settantenne che sarà pure arzillo ma che è stato messo in disparte dal cinema che conta  da tanti, troppi anni ?"
Dicevano che non sarebbe stato in grado di fare un film decente. Dicevano.
E invece il nostro arzillo settantenne australiano che fa?
Prende a calci in culo tutti i detrattori che parlano prima di vedere , me compreso, manda a fare in culo la mia vocina e mi prende elegantemente a mazzate nei denti come raramente era successo nella mia vita e non solo cinefila.
Chi mi conosce sa che sono metallaro da una vita e che mi piace far sculacciare i miei padiglioni auricolari da chitarrone distorte, bassi pulsanti che sembrano riassestarti il ritmo cardiaco o batterie roboanti che fanno tremare anche i vetri mentre le ascolti.
Ecco è che come se avessi preso dalla mia collezione di cd che conta varie migliaia di pezzi , quello che ritengo il più potente, quello che fa tremare i muri di casa quando lo ascolto anche a volume normale  e avessi messo il volume a palla.
Il grado di esaltazione è lo stesso e ho goduto oltre che nel farmi schiaffeggiare i padiglioni auricolari anche nel farmi fustigare le pupille con un gatto a nove code in preda a convulsioni.
Se mai venissi sottoposto a una cura Ludovico con gli stecchini nelle palpebre, vorrei espiare vedendo in loop questo film.
In realtà la cosa che temevo di più è che il nostro George per fare un blockbuster al passo dei tempi avrebbe usato dosi massicce di computer grafica e per un'estetica come quella di Mad Max per quanto mi riguarda sarebbe stato un errore clamoroso.
Invece Mad Max : Fury Road se ne frega della computer grafica, ma se ne frega alla grandissima , ci regala stunt acrobatici mai visti al limite del sacrificio umano ( spesso mi sono chiesto se quelli erano stuntmen o kamikaze), esplosioni , fumi, sparatorie , combattimenti con le armi più disparate , soprattutto ci regala cinema con C maiuscola perché se definiamo il cinema come arte sequenziale , quindi in movimento, beh, in questo film non si sta mai fermi.
Miller anche a livello iconografico riesce a richiamare il classico  ma allo stesso tempo ci regala un'estetica totalmente nuova, questo è un film stracolmo di invenzioni visive e di accessori di scena da urlo, un fiume in piena di trovate che travolge tutto e tutti.
Come non esaltarsi di fronte alla macchina con i suonatori di tamburo dietro e che davanti ha una specie di mostro con una chitarra che sputa fuoco e fiamme che a confronto Eddie degli Iron Maiden sembra un pucciosissimo orsacchiotto?
Mad Max : Fury Road è l'Ombre Rosse del 2015 , è il western che John Ford avrebbe voluto girare ma non ha mai potuto farlo perché nato troppo presto, è un assalto alla diligenza che dura 120 minuti che lascia stremati dopo la visione.
E rielabora in profondità anche il concetto dell'eroe , ribaltandolo più volte. E' più eroe Max con la sua follia, Furiosa con la sua determinazione o Nux con la sua utopia?
Mad Max : Fury Road è un film che non ha bisogno di parole, lascia parlare le immagini, anzi le lascia urlare a squarciagola per 120 minuti abbondanti, cinema da vedere con le cinture di sicurezza allacciate.
E' frastornante ma è come una sbornia presa con quello buono.
Non mi ricordo di essere uscito da un cinema così stanco fisicamente ma così felice.
Avevo tanta di quell'adrenalina in corpo che se mi avessero fatto un esame antidoping sarei risultato positivo.
L'unica cosa che posso dire è grazie George Miller!!!!
Mea culpa per aver dubitato di te.



PERCHE' SI : tutto, dall'estetica,al ritmo, alle coreografie action, alla regia, al rifiuto della computer grafica.
PERCHE' NO : astenersi critici snob con la puzza sotto il naso, Miller prenderà a calci in culo voi e il vostro naso prezzolato.


LA SEQUENZA :  varie,  la macchina con  i suonatori di tamburo e il chitarrista che fa sputare fuoco e fiamme dalla sua chitarra e l'assalto dei cattivi fissati su delle lunghissime pertiche.


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :
la prossima volta che dubito di Miller meriterò la fustigazione,
Finito il film avrei voluto rimanere per vederlo ancora.
Il vecchietto Miller ha preso a calci in culo tutto e tutti, compresi tutti quei tirapiedi hollywoodiani manovrati come marionette dagli studios.
Mi sarebbe piaciuto conoscere il bollettino medico del film con tutti quegli stunt al limite del sacrificio umano.


( VOTO : 9 / 10 ) 

Mad Max: Fury Road (2015) on IMDb

domenica 24 maggio 2015

The Human Centipede III ( Final Sequence) ( 2015 )

Bill Boss è il direttore sessista e razzista di un carcere texano di massima sicurezza. Quando lo informano della rivolta di alcuni detenuti e che uno dei poliziotti è stato pugnalato da un carcerato non trova di meglio che punirlo spezzandogli un braccio.
Il governatore dello Stato , informato della rivolta dà una specie di preavviso di licenziamento a Boss se non mette tutto in ordine nella prigione.
 Dwight,il vice direttore del carcere,  sulla scorta della visione dei primi due film della serie Human Centipede, ( bellissimi per lui, spazzatura per Boss), gli propone il più grande millepiedi umano mai fatto: cinquecento detenuti connessi tramite i loro tubi gastroenterici.
Un'idea folle ma che potrebbe salvargli il  lavoro....
Pochi giri di parole e non vi terrò troppo sulle spine: attendevo questo film con grande trepidazione, essendo convinto e strenuo difensore dei primi due film della serie, e invece si è rivelato essere un diludendo di proporzioni cosmiche , ci sono rimasto malissimo e a Tom Six non perdonerò mai di aver chiuso, forse, questa saga con questo aborto .
The Human Centipede III ( Final Sequence) esattamente come faceva il secondo film col primo, sceglie di non essere un sequel ma di raccontare tutta un'altra storia impantanandosi , ma di brutto , nella acque malmostose della metacinematografia.
Perché se nel secondo capitolo si citava espressamente il primo film semplicemente come punto di riferimento ( e visione compulsiva) del protagonista, qui oltre alla presenza fisica dei due dvd dei film precedenti, arriva in pompa magna il signor Tom Six in persona a permettere ufficialmente lo sfruttamento dell'idea del film.
E come ti arriva conciato il signor Tom Six? Una specie di Clark Gable dei poveri, con baffetto da sparviero, occhialetto da sole da pilota d'aereo della Seconda Guerra Mondiale, tenuta sahariana e fuoriserie sotto il culo , quasi a voler somigliare a un divetto del cinema degli anni '40.
Per uno come me che conosce i primi due film il corto circuito provocato dalla sua presenza è assolutamente fastidioso: in scena vedo il regista dei primi due film e i protagonisti ( separati) dei primi due film a cui sono state assegnate altre parti che sono i  personaggi principali di un 'altra storia che stanno cercando di raccontare.
Mentre vedevo il film avevo un'immagine davanti agli occhi: vedevo davanti a me Tom Six col suo abitino anni '40 e il cappellone mentre , bendato come da regolamento, si esibiva nel gioco paesano della pentolaccia . Avete presente quel gioco da sagra in cui uno bendato ha una mazza in mano e cerca di rompere recipienti di terracotta che sono attorno a lui a mezz'aria?
In questo film Tom Six è come se con questa mazza in mano alla cieca cercasse di percuotere più "pentolacce" possibili, dove le pentolacce sono i sottogeneri del filone horror.
Si parte dal body horror, dal torture porn per arrivare allo splatter estremo , al gore e anche a qualche particolare talmente schifoso che lo scoprirete solo vedendo il film.
Tutto senza il minimo costrutto, perché la cosa vera è che The Human Centipede III ( Final Sequence ) , è di una noia mortale per come non sappia dove andare a parare e che il famoso millepiedi umano è solo uno specchietto per le allodole che nel film ha un ruolo risicatissimo.
In più c'è l'aggravante della recitazione: fatta la tara alla segretaria di Bill Boss che viene dal porno e quindi in un certo qual modo può essere anche giustificata, fatta anche la tara al cameo di Eric Roberts che quasi scompare in un abito di qualche taglia più grande( ma trovare qualcosa che gli stesse un po' meglio era così difficile?)  si sopporta poco il  personaggio untissimo di Dwight recitato da un Laurence R . Harvey ( il protagonista del secondo capitolo , film che gli ha dato notorietà e gli ha fatto iniziare la sua carriera di attore) caricaturale con quel baffetto hitleriano e l'occhio perennemente pallato e non si sopporta affatto un Dieter Laser , nella parte di Bill Boss, che sembra incapace di recitare una battuta senza urlare e senza gesticolare come un ossesso.
Veramente pessimo, l'ultimo dei guitti e da un attore come lui che ha superato la settantina e che nel suo curriculum vanta di aver lavorato con Volker Schlondorff, Margarethe Von Trotta e Istvan Szabo è qualcosa di totalmente inaccettabile.
Manca del tutto la misura e la verosimiglianza in un personaggio grottesco di suo a cui Laser rende un pessimo servizio in collaborazione col suo regista che sembra non accorgersi di nulla.
I primi due film si erano guadagnati l'aura di culto per il loro estremismo concettuale e visivo , qui Six  sceglie un registro ancora diverso, che flirta con la comicità di grana grossissima ma che non fa ridere mai, neanche alle battute politicamente scorrette di Bill Boss, razzista e maschilista come pochi, e che ottiene il risultato di oscurare quello che di buono era stato fatto nei film precedenti.
E' diverso anche il cromatismo : toni freddi e asettici nel primo film, un bianco  e nero molto contrastato nel secondo, le tonalità caldissime del deserto texano in questo terzo capitolo.
The Human Centipede ( Final Sequence) non si riesce a salvare neanche con l'apparizione del millepiedi umano che compare troppo poco e troppo tardi.
Per quanto mi riguarda è da evitare come la peste bubbonica.



PERCHE' SI :  fatico a trovare ragioni per elogiarlo, i rari momenti splatter perlomeno girati con un minimo di decenza
PERCHE' NO : tutto, Dieter Laser è insopportabile, il millepiedi umano compare troppo poco e troppo tardi, si parla troppo e si agisce poco, alcuni particolari veramente schifosi...



LA SEQUENZA :  un'incredibile accoppiamento attraverso una breccia chirurgica e la degustazione di clitoridi umani essiccati da parte di Boss ( comprati sul mercato nero africano).



DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

Mai avere troppe aspettative per un sequel.
Dieter Laser o si fa pesantemente di psicofarmaci o non c'è più con la testa.
Tom Six si autoincensa fastidiosamente, ma chi si crede di essere?
Vedendo questo film ho rivalutato anche gli esordi di Uwe Boll che a confronto ora è diventato un fine dicitore.


( VOTO : 2 / 10 )

The Human Centipede III (Final Sequence) (2015) on IMDb

sabato 23 maggio 2015

Seria(l)mente : The Enfield Haunting ( 2015 )

Provenienza : UK

Produzione : Eleven films

Distribuzione : British Sky Broadcasting ( BSkyB) , Sky Living

Episodi : 3 da 50 minuti cadauno

Questa recensione non sarebbe stata possibile senza l'ausilio dei sottotitoli forniti dai ragazzi di Subsfactory, autori di un lavoro eccellente e che merita tutto il nostro supporto.

1977 Enfield, sobborgo a nord  di Londra :la casa della famiglia Hogdson, madre con quattro figli piccoli viene sconvolta da strani avvenimenti che sembrano concentrarsi attorno all'undicenne Janet.
Visto l'acuirsi progressivo di questi fenomeni viene chiamato il mite Maurice Grosse , membro di una società non profit che si occupa di paranormale, la Society of Psychical Research, per studiare il caso e vedere se ci sono gli estremi per parlare di poltergeist.
Gli viene affiancato il più giovane e scettico Guy Playfair mentre in casa vengono installati macchinari per rivelare eventuali presenze paranormali.
Che ci sono , forti e chiare.

Sarà necessaria una medium per mettersi in contatto con queste spiacevoli presenze.
Basterà per risolvere il problema?
Se mi parlassero di una miniserie  che affronti il tema dei poltergeist, quindi una ghost story, ambientata negli anni '70, basata su una storia vera e che provenga dalla terra d'Albione, io non resisterei.
Ci devo mettere subito le mani e gli occhi sopra.
Così è stato per questa miniserie inglese di sole tre puntate ( ma perché solo tre, non ci si lascia così presto, amici miei ) per una volta non prodotta da BBC e che è basata sul libro This House is Haunted scritto da Guy Playfair, uno degli esperti del paranormale presente in tutta la vicenda.
Se già cominciaste a storcere il naso perché non c'è la classica , solita , produzione BBC alle spalle di questo progetto, fareste un errore perché questa serie ha una confezione eccellente e un look anni '70 fantastico, studiato nei minimi termini, dagli abiti di scena, agli arredamenti, alle acconciature.
Insomma sembra una produzione BBC a  tutti gli effetti, evidentemente si è arrivati a uno standard produttivo altissimo che non risente delle maestranze coinvolte.
Aggiungiamo anche un cast di livello non alto ma altissimo con un favoloso Timothy Spall nella parte del mite Maurice Grosse che si appropria del suo personaggio con una spontaneità impressionante, un incisivo Matthew Macfadyen nella parte di Guy Playfair e una incalzante Juliet Stevenson nella parte della moglie di Grosse, Betty.
A loro aggiungerei anche la bravura di Eleanor Worthington- Cox, già vista in Maleficent che dà vita al personaggio di Janet, la chiave di tutto, in modo intenso e soprattutto credibile.
La miniserie è basata sul caso del Poltergeist di Enfield ( se vi interessa saperne qualcosa leggetene qui, ma in rete ci sono numerosissimi e molto ben documentati articoli giornalistici inglesi anche molto recenti ), un caso piuttosto controverso che ha tenuto banco nell'opinione pubblica tra il '77 e il '79.
Come ho già accennato una storia con molti appassionati assertori del paranormale assolutamente convinti delle presenze "fantasmatiche" a casa Hogdson ma con altrettanti detrattori che hanno sempre sentito puzza di trucco e di imbroglio.
E in certi frangenti l'atteggiamento della vera Janet e dei suoi fratelli è stato perlomeno curioso ( per esempio fu sorpresa da Grosse a fabbricare delle prove della presenza del poltergeist).
La miniserie firmata interamente da Kristoffer Nyholm ( che ha al suo attivo la serie The Killing, quella originale scandinava) bypassa queste contraddizioni.
Dà per scontato che le presenze ci siano.
Noi siamo catapultati in una casa dove le presenze sono esplicite e innescano il terrore nei modi più disparati.
Nyholm ci racconta una ghost story piuttosto classica, con picchi di tensione elevatissimi inframezzati a pause sempre cariche di thrilling, ma su un impianto narrativo per certi versi già visto altrove riesce a creare una fitta ragnatela di suggestioni che creano un'atomosfera sulfurea, pesantissima da sopportare, dove il terrore si taglia con il coltello.
Gli effetti speciali non sono particolarmente elaborati ma sono efficacissimi e visivamente impressionano anche perché si scatenano in modo improvviso: la paura è attesa ma quando arriva è sempre una discreta mazzata nelle gengive.
Altra carta vincente di The Enfield Haunting è il non soffermarsi solo sul lato horror della vicenda ma esplorare anche il dramma familiare che c'è dietro tutta questa storia.
La famiglia Hogdson è ristretta, non ci sono uomini in casa e Janet è in quel momento delicatissimo che è il passaggio dall'infanzia all'adolescenza ( simboleggiato dal primo ciclo mestruale), gli Hogdson non sono colti né hanno molte disponibilità economiche, sono talmente fragili da poter essere facilmente manovrabili ed è proprio per questo che la loro storia risulta in più punti contraddittoria.
Nella serie lo spazio maggiore è riservato però al dramma intimo, al dolore intenso e lancinante che si porta dietro Maurice Grosse e cioè la perdita di una figlia che guarda il caso si chiamava anche lei Janet.
Spall è interprete sensibile di questo suo dramma, nella sua voce , nelle sue spalle leggermente incurvate, nel suo sguardo spento, traspare questo fardello che porta  con sé in un cuore già deteriorato dall'angina.
Se posso trovare un difetto nel come viene trattato questo aspetto nella miniserie ( da quello che ho letto non ho trovato evidenze che questa parte della storia sia vera) è il fatto che viene utilizzato come una sorta di grimaldello per chiudere il finale in pochissimi istanti, con un passaggio molto brusco dal non sapere nulla al conoscere la soluzione e il modo per allontanare il poltergeist.
Ma son quisquilie, forse è il dispiacere che finisca così presto ...
The Enfield Haunting  è una visione assolutamente consigliata, c'è veramente tanta roba in campo e se come me siete affezionati al Poltergeist di Tobe Hooper (  il primo horror vietato ai minori di 14 anni che vidi al cinema ), a cui questa miniserie rimanda in modo abbastanza esplicito pur con un look ed un ambientazione del tutto diversi, beh non ve la dovete far sfuggire.



PERCHE' SI : basato su un incredibile storia vera su cui andarsi a documentare, ottimi attori, look anni '70 da urlo, tensione sempre alta.
PERCHE' NO : l'impianto narrativo non è nuovo, i rimandi al Poltergeist di Hooper sono fin troppo evidenti, il finale è brusco, troppo breve...


LA SEQUENZA : il primo incontro con la medium: all'inizio tutti pensano che sia solo una cialtrona ( anche lo spettatore) ma poi tutti si dovranno ricredere.


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :
mai scherzare con le case infestate.
Mi piacciono i film basati sulle storie vere perché dopo vado come un ossesso a documentarmi su quello che è realmente accaduto.
Vorrei sapere perché in Inghilterra è un fiorire di queste miniserie di qualità altissima mentre da noi ci propinano sempre la solita fiction cucita su misura per la famigerata casalinga di Voghera.
Più vado avanti e più adoro le serie televisive inglesi.


( VOTO : 8 / 10 ) 


The Enfield Haunting (2015) on IMDb

venerdì 22 maggio 2015

Kingsman : Secret Service ( 2014 )

Un agente segreto, nome in codice Lancillotto, viene ucciso in azione di guerra e il suo compagno Harry Hart , nome in codice Galahad si sente colpevole a tal punto che lascia al figlio piccolo dell'altro una medaglia con un numero di telefono.
E dopo 17 anni quel bambino, ora un ragazzo di nome Eggsy , a causa di una bravata con amici si trova costretto a chiamare quel numero per salvarsi dall'arresto e da conseguenze fisiche ben più gravi.
Harry Hart compare, lo toglie dai guai e gli offre una vita da agente segreto.
Previa promozione dopo un lungo corso d'addestramento.
E il mondo ha bisogno di un nuovo agente segreto perché un miliardario ecologista, Valentine, ha intenzione di sterminare gran parte della popolazione umana, vista come un virus che distruggerà la Terra in breve tempo alla stessa maniera di inquinamento e riscaldamento globale, e ripopolare il pianeta tramite i politici e tutti i VIP che si sono schierati dalla sua parte.
La lotta, inutile dirlo , sarà all'ultimo sangue.
Mathhew Vaughn ci ha preso gusto: dopo un inizio di carriera passata dietro la scrivania a produrre e poi a scrivere , ha deciso di prendere in mano anche le redini della regia e si è specializzato , almeno da tre film a questa parte sembra proprio così, nel filone supereroistico.
Un po' particolare però perché i supereroi di Kick Ass erano decisamente sgarrupati, quelli di X Men- L'inizio troppo inesperti riguardo ai loro superpoteri, mentre in Kingsman- Secret Service questi supereroi hanno le fattezze umane, molto umane, di agenti segreti che però hanno una marcia in più rispetto al resto della popolazione.
Sono superaddestrati, hanno gadget sfiziosi, sono dotati anche di quell'ironia che rimanda decisamente ai film della gloriosa tradizione spionistica britannica, James Bond in primis ma non solo. soprattutto hanno quel portamento e quell'aplomb che possono provenire solo dalla terra d'Albione.
E quasi uno shock vedere un magrissimo Colin Firth ( sembra davvero in formissima oppure è il vestito stretto in vita che lo slancia) declamare battute che potrebbero essere pronunciate da un dandy formatosi alla scuola di Oscar Wilde e menare come un ossesso che sembra avere più braccia di un Bravo Simac ed è veramente divertente individuare nel cast di supporto gente come Michael Caine , Samuel L. Jackson  che dà vita a un villain di spessore, Mark Hamill ( Luke Skywalker , proprio tu), che si presta divertendosi e facendo divertire in un film che sembra avere talmente tanti padri putativi da essere in qualche modo originale.
E' un bel gioco inseguire le citazioni e le ispirazioni di Kingsman : Secret Service e allora giochiamo un po' : a parte James Bond e compagnia cantante (tipo l'agente Flynt), ci vedo solo io gli X Men ( la scuola per giovani agenti segreti sembra presa interamente da quella di X Men- L'inizio), gli Avengers ( ma non i supereroi di Joss Whedon, gli agenti speciali che imperversavano in una bella serie tv anni '60 ripresa al cinema negli anni '90, credo), tutti quei film in cui l'eroe è un ragazzo , viene addestrato a una scuola militare per sopravvivere ma soprattutto per terminare il proprio percorso di crescita ( e qui mettete il titolo che volete, ce ne sono talmente tanti) oppure la vena pop e fracassona della parodia di Austin Powers?
Kingsman : Secret Service è un film che assolve perfettamente al suo scopo di divertire con azione senza far mancare mai quel pizzico di ironia necessario per vedere la vita e il mondo con occhi migliori, due ore piene di trovate visive e di combattimenti pirotecnici , di doppi e tripli giochi, di salti carpiati e di cambiamenti di casacca in corsa.
Insomma non c'è da annoiarsi in questo giocattolone ipertecnologico da 80 milioni di dollari che al botteghino ha incassato bene  ma non ha fatto precisamente sfracelli, come magari ci si attendeva.
E questo può essere dovuto al fatto che non è solo un blockbuster fatto per sgranocchiare popcorn e bere bevande gassate , a uso e consumo dei teenagers , ma è un film con un quoziente intellettivo superiore alla media, girato con una formula stilistica che Matthew Vaughn ha consolidato nei suoi ultimi tre film.
Tratto dall'omonimo fumetto ( o meglio una graphic novel come si dice ora) Kingsman: Secret Service è un film dal look curatissimo, molto Swinging London anni '60 e che oltre alla forma offre allo spettatore anche molta sostanza ( politica: tipo il discorso sull'omologazione di massa, sul ruolo dell'informazione e dei mass media che possono essere facilmente manipolati).
Ed è un piacere abbandonarsi a uno spettacolo come questo.


PERCHE' SI : il look è curatissimo, il ritmo elevato, Matthew Vaughn ha ormai consolidato un suo stile, cast eccellente. un villain di spessore.
PERCHE' NO : un po' troppi padri putativi citati a piene mani ( ma per me non è un male, per qualcuno lo sarà , se non si segue per filo e per segno c'è il rischio di perdersi.


LA SEQUENZA : la lotta finale tra Eggsy e l'assistente di Valentine, una femme fatale con delle protesi alla Pistorius


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :
Se ci danno i capitali anche in Europa sappiamo fare blockbuster milionari
Colin Firth così magro e così tonico fisicamente non lo ricordavo da anni.
Non fidarsi mai del brandy invecchiato più di cento anni che ti viene offerto dal primo arrivato
Mi pento che non ho mai avuto modo e voglia di approfondire la mia cultura sui fumetti.


( VOTO : 7 + / 10 )

 Kingsman: The Secret Service (2014) on IMDb

giovedì 21 maggio 2015

Forza maggiore ( 2014 )

Tomas ed Ebba sono una bella coppia con due bellissimi bambini, Vera ed Harry.
Dopo un periodo particolarmente intenso di lavoro si stanno godendo una bella vacanza in montagna sulle Alpi francesi  quando succede un fatto che incredibilmente mina l'armonia di una coppia che fino a quel momento era perfetta.
Una valanga si stacca dalla montagna mentre loro stanno mangiando tranquillamente al ristorante all'aperto e li investe o perlomeno sembra investirli con tutta la sua forza.
Tomas prende il telefonino e scappa a gambe levate , mentre Ebba pensa ai bambini e cerca di fare loro scudo con il suo corpo.
La valanga in realtà si ferma prima, non sposta neanche i piatti che stanno sui tavoli, ma in realtà ha spostato moltissimo nell'unione familiare.
E sembra che i problemi tra i due causino una sempre crescente tensione nei figli e anche nella coppia di amici che è venuta fin sulle Alpi Francesi per fare loro compagnia.
Se dovessi spiegare a qualcuno di che cosa parla questo Forza maggiore , ammetto che sarei in una certa qual difficoltà, perché la vicenda narrata è chiarissima, addirittura adamantina nel suo assunto, quello che invece si deve cercare tra le pieghe della sceneggiatura, tra il detto e il non detto, è decisamente più difficile.
Quando ero adolescente si favoleggiava che la Scandinavia, la Svezia in particolar modo, fosse una terra di assoluta libertà ed emancipazione sessuale, di estrema elasticità nelle relazioni sentimentali e sociali in genere, una terra dove il benessere era talmente radicato da essere persino inquietante.
Ma c'era la vocina dentro che ti diceva che non poteva essere tutto rose e fiori, che sicuramente dietro il funzionamento apparentemente perfetto di uno Stato sociale tentacolare e assai accurato nel fornire il miglior servizio possibile, ci doveva essere qualcosa che non andava , perlomeno ci doveva essere qualche granello di sabbia che arrivava non dico a inceppare tutto il meccanismo ma riusciva a farlo cigolare.
Nel 2011 Ruben Ostlund, il regista di Forza maggiore, aveva firmato Play ambientato nella periferia di Goteborg , un film che spazzava via in un sol colpo l'idea della perfezione asburgica della vita svedese ( se interessa ne parlammo qui ) , in cui come un entomologo esaminava la vita di una piccola gang di ragazzi neri che commetteva vari reati e atti di bullismo.
Si era basato sugli atti della polizia di Goteborg raccolti tra il 2006 e il 2008.
E questo lavoro da entomologo lo ha fatto anche in Forza Maggiore in cui ha esaminato le reazioni di vari gruppi di persone di fronte a una catastrofe naturale.
Però se in Play era tutto terribilmente serio e aveva l'aria di un reportage giornalistico, qui la narrazione è filtrata attraverso una lente deformante che rende tutto grottesco e che evoca quasi il trisma mandibolare per come si ride a denti strettissimi.
Perché si ride , si ride a denti serrati, si serra talmente la bocca che arriva a far male perché più si va avanti e più ci si accorge che c'è poco da ridere.
Anzi nulla.
Forza maggiore è una disamina acida su quanto possa arrivare a essere misero e gretto l'animo umano, è come se Vinterberg avesse preso tutta la congrega e la cattiveria di Festen e l'avesse portata in settimana bianca da qualche parte sulle Alpi Francesi, è la dissezione chirurgica, asettica e ferocissima di una famiglia che improvvisamente scopre la crisi, un baratro senza fondo che divide Tomas ed Ebba,
Ostlund sembra un piccolo Von Trier all'opera per come (non) muove la telecamera e per come pretende in termini emotivi dai suoi attori.
Ma forse tutto è partito da Scene da un matrimonio di Bergman,  il primo film che ha dissezionato chirurgicamente in maniera così precisa il rapporto tra due coniugi.
Dopo quella fuga ingloriosa e vagamente fantozziana  di Tomas vengono meno i requisiti minimi che tengono insieme una coppia, soprattutto la stima e la fiducia reciproci.
Oscar Wilde , supremo cantore di amore e di altri sentimenti, diceva che non si può passare una vita accanto a una persona che si stima solamente ( perché ci deve essere l'amore).
Figuriamoci se viene a mancare anche la stima, se il cosiddetto uomo di casa si comportasse come un coniglio, se piangesse come una donnicciola per implorare il perdono, se ammettesse tutte le sue colpe e anche oltre.
Forse basterà un gesto riparatore o forse no.
Rimane tutto fuori campo.
Ed è questa indeterminazione che ti uccide giorno dopo giorno.


PERCHE' SI : Ostlund si dimostra ancora una volta un ottimo regista anche quando si infiltra nel territorio del grottesco, film di cattiveria difficile da raccontare, da vedere per credere.
PERCHE' NO : è un film che se ne infischia delle logiche commerciali, si prende tutto il suo tempo e si presta a talmente tante letture che sfuggiranno al grosso pubblico, ma in fondo per me non c'è problema.


LA SEQUENZA : la sequenza della valanga e quella del pianto disperato di Tomas fuori della sua stanza alla vista di tutti.


DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :

La Svezia della mia adolescenza credo che sia definitivamente cambiata.
Il cinema scandinavo si rivela una fucina di inaspettati talenti
La settimana bianca non fa per me.
Per adesso la vacanza sulle Alpi francesi non la prenotiamo.


( VOTO : 7,5 / 10 )

Force Majeure (2014) on IMDb

mercoledì 20 maggio 2015

The cat ( 2011 )

So-Yeun lavora come toelettatrice in un negozio di animali e soffre di claustrofobia a causa di un trauma avvenuto durante l'infanzia. E' colpita dalla notizia di una sua cliente trovata morta nell'ascensore del suo condominio appena dopo aver toelettato il gatto da lei, un soriano di nome Silky , di cui decide di prendersi cura.
Non l'avesse mai fatto: le appare in continuazione una bambina e il miagolio di Silky diventa sempre più inquietante. Intanto cominciano a fioccare cadaveri tra le persone che conosce e lei decide di liberarsi di Silky pensando di poter essere la prossima vittima del fantasma della bambina.
Silky però continua a tornare nella sua vita : So-Yeun decide a questo punto di indagare per scoprire chi fosse quella bambina...
Per quanto riguarda il cinema coreano, mio grande amore, negli horror faccio fatica a rintracciare la stessa prorompente personalità che traspare dalle sequenze dei thriller che in gran numero si girano da quelle parti.
Ed è per questo che non ne guardo moltissimi, spesso soffrono di sindrome derivativa dal vicino Giappone il cui cinema horror ha una personalità e un'estetica perfettamente riconoscibili.
Poi scopri un film relativamente recente, The cat, ad opera di un regista che ti è sconosciuto Seung-wook Byeon e scopri che è un horror che parla di claustrofobia, morti ammazzati misteriosamente e di gatti.
E non puoi quindi astenerti dal vederlo.
All'inizio quando mi sono posto alla visione pensavo di trovare generose tracce letterarie ( di Poe) riadattate alla contemporaneità coreana e invece mi sono trovato di fronte a un horror che pur non essendo il massimo dell'originalità , contiene alcune peculiarità da cinema prettamente coreano ed assolve perfettamente al suo compito, di tenere sulle spine per gli oltre 100 minuti della durata , magari mangiandosi le unghie per il nervosismo o affondando i polpastrelli nei braccioli della poltrona.
L'impalcatura è da J-horror , anzi sembra che non ci si sforzi nemmeno per uscire da questo cono d'ombra: la bambina che appare alla protagonista, una specie di piccolo demone dalle pupille taglienti come quelle di un gatto, è una classica creatura da horror giapponese, anzi è un qualcosa che ricorda molto da vicino ( anche per come si snoda la soluzione di tutta la vicenda) il bambino che appariva in Dark Water di Hideo Nakata.
Le sue apparizioni, in numero consistente, vengono usate nelle boo sequences accanto a tutti gli strumenti atti a provocare tensione, smarrimento e tanta, tanta inquietudine in chi guarda.
Se l'impalcatura è quella diciamo che la velocità di costruzione è molto diversa: se in un'ardita similitudine accostassimo un horror giapponese a un 33 giri che sta andando alla sua velocità sul piatto del giradischi , questo The cat è come se noi prendessimo quello stesso disco e lo facessimo girare a 45 giri.
Procede a una velocità diversa e qui entra in campo il genoma coreano : The cat è un film pieno zeppo di avvenimenti e colpi di scena con un ritmo talmente alacre che arriva quasi a disorientare, è girato insomma come un thriller adrenalinico piuttosto che come un horror classico e si lascia andare a trovate estemporanee al limite del grottesco che comunque rimangono impresse per la loro stranezza ( si veda la sequenza al canile: So-Yeun è rimasta chiusa dentro il canile, la claustrofobia le sta stringendo la gola in una morsa sempre più forte, lei si mette a quattro zampe come se stesse aspettando la fine e si mette a vomitare palle di pelo come fanno i gatti).
E poi c'è quel lirismo classico di tanto cinema coreano soprattutto nel finale , ma anche la risoluzione di tutto l'enigma è più da film per famiglie che da film horror.
Non che sia un male , per carità, anzi stupisce in positivo che per una volta in un cinema come quello coreano notoriamente allergico al lieto fine , si trovi una soluzione che gli assomiglia molto.
Come detto prima The cat non sarà il massimo dell'originalità ma è un film che abbina alla solita spettacolare confezione coreana anche qualche interessante spunto di riflessione : lo scompaginamento della società coreana in primis ( vedi il personaggio della donna anziana che ogni tanto viene aiutata da So-Yeun), il solito ritratto della polizia tutt'altro che gentile e anche uno sguardo piuttosto virulento su quelli che sono i canili coreani, dei veri e propri lager in cui l'inceneritore è sempre al lavoro.
Ecco, forse non è un caso che le sequenze più paurose di tutto il film siano quelle che inquadrano il canile lager, senza bisogno di gatti demoniaci o bambine fantasmatiche...


PERCHE' SI : ritmo elevato, girato come se fosse un thriller, qualcosa che assomiglia a un lieto fine, qualche spunto di riflessione interessante e quel pizzico di lirismo che accompagna molto cinema coreano.E poi ci sono tanti gatti...
PERCHE' NO : i riferimenti al J horror sono troppo evidenti, lo snodo della vicenda forse è un po' troppo vicino a quello di Dark Water di Hideo Nakata, qualche personaggio di contorno che esonda nella caricatura( per esempio il proprietario del negozio dove lavora So -Yeun o la stessa padrona di Silky).

LA SEQUENZA : So Yeun è chiusa nel canile lager, la claustrofobia la sta paralizzando , lei si mette a quattro zampe e comincia a vomitare palle di pelo....

DA QUESTO FILM HO CAPITO CHE :
I coreani girano i miglior thriller al mondo ma per quanto riguarda l'horror forse sono ancora un po' indietro.
Il gatto è un animale perfetto per un film horror.
L'orrore vero di un canile lager supera di gran lunga quello immaginato dal più fantasioso degli scrittori o sceneggiatori.
Non riesco a capire come in un Paese avanzato come la Corea del Sud, la carne di cane rappresenti un cibo prelibato, da ricchi....


( VOTO : 6,5 / 10 )

 The Cat (2011) on IMDb